Male al torace: può essere reflusso. Automedicazione dannosa

lunedì 10 giugno 2019

A volte il reflusso gastroesofageo si manifesta con dolori che fanno pensare a un infarto, oppure con infiammazioni alla gola: curare il sintomo autonomamente genera nuovi problemi. Ne abbiamo discusso col Gastroenterologo, il dottor Gianluca Rizzo, del Centro di Gastroenterologia Calabrese di Cavallino. Solo lo specialista è in grado di fare una diagnosi certa, con le nuove tecnologie che consentono di fare un’endoscopia mini-invasiva e grazie a uno strumento sottilissimo.

Il “fai da te” nel campo della medicina dell’apparato digerente è molto rischioso: curare sintomi come il mal di gola o dolore al torace con antinfiammatori senza sapere da cosa sono generati può scatenare nuovi problemi. Ogni medicina ha le sue controindicazioni e anche l’utilizzo di gastroprotettori può essere completamente inutile, soprattutto se si sta facendo una cura antibiotica, come ci ha spiegato l’esperto. “Il reflusso gastroesofageo è un problema comune e diffuso: i sintomi del bruciore, della nausea e del vomito non sempre si manifestano quando si ha questo problema - spiega il gastroenterologo- Bisogna mettere in conto che questo tipo di reflusso può comparire con manifestazioni atipiche come la ‘faringite da reflusso’ o la ‘laringite posteriore da reflusso’. Mal di gola, tosse costante, un senso di infiammazione continuo danno la sensazione di aver preso l’influenza, un colpo di freddo o altro e si pensa di poter guarire con gli antinfiammatori. Questo è un problema molto serio. Antinfiammatorio, aerosol e antibiotico non servono a nulla, ma vengono utilizzati spessissimo per problemi che dipendono dallo stomaco: il risultato è un aggravamento delle problematiche già esistenti”. L’antinfiammatorio non fa altro che aumentare la secrezione dell’acido, proprio quella materia che risalendo dove non dovrebbe brucia tutto. Quindi, con una autodiagnosi sbagliata alimentiamo il problema. “Con le automedicazioni spesso rendiamo il problema più grave è più duraturo nel tempo, senza trovare alcuna vera soluzione”. Oggi siamo andati nel Centro di Gastroenterologia che sorge nel Poliambulatorio dei dottori Maria Luisa e Ruggiero Calabrese per intervistare un gastroenterologo che utilizza tecniche diagnostiche sempre meno invasive: un endoscopio talmente sottile che qualcuno lo paragona a uno spaghetto. 

Dottore, a volte si ricorre all’automedicazione perché non c’è tempo, per risparmiare o per pigrizia: il risultato è che il problema si aggrava...

“Certamente, utilizzare antinfiammatori o cortisone con nonchalance crea ulteriori guai. In particolare, il cortisone può dare grossi problemi ai più anziani che possono sviluppare delle candidosi e, successivamente, delle esofagiti da candida. Bisogna capire che l’automedicazione, se il disturbo permane, è totalmente sbagliata e bisogna correre dal medico”.

Cosa c’entra il dolore al torace con il reflusso gastroesofageo?

“Il dolore toracico è dovuto al reflusso perché l’acido risalendo dall’esofago dà delle contrazioni che possono mimare il dolore dell’infarto. Spesso la diagnosi di reflusso viene fatta in persone giovani, dopo che viene esclusa la patologia cardiaca. Prendiamo in cura pazienti che hanno fatto visite cardiologiche ripetute, ma in realtà avevano un problema totalmente diverso: il reflusso gastroesofageo. Alcuni fanno esami cardiologici prima di capire che devono rivolgersi a un gastroenterologo”.

Dunque il sintomo del dolore toracico dev’essere approfondito anche dal punto di vista gastroenterologico, vero?

“Il torace non è solo il cuore: il reflusso gastroesofageo è il problema più frequente nella nostra società”.

Quanti casi di reflusso le capitano nel corso dell’anno?

“Nel solo 2018, per quanto mi riguarda, ho avuto a che fare con 4000 casi di reflusso gastroesofageo. Alimentazione sedentarietà, sovrappeso e obesità contribuiscono a scatenare questi problemi. Su 2000 pazienti di medicina generale 1000 hanno questo tipo di problema”.

Il reflusso viene risolto spesso con l’automedicazione, ma anche la gastrite.

“Sono due patologie differenti dell’apparato gastroenterico alto. Il reflusso è una risalita di acido dallo stomaco. Gastrite e reflusso possono coesistere. Nella maggior parte dei casi la gastrite è scatenata dall’ Helicobacter pylori (il 40% dei pugliesi viene a contatto con questo batterio). Diciamo che le due patologie spesso coesistono, anche se sono differenti”.

Però molti confondono le due patologie...

“Effettivamente tutti i sintomi alti vengono considerati gastrite erroneamente. In realtà si tende a semplificare attribuendosi competenze che non ci sono. L’apparato digerente è un sistema complesso e le patologie sono tante, anche le colicisti, che aprono un capitolo a sé stante”.

Insomma, sono argomenti diffusi sui quali però c’è molto pressappochismo…

“La dispepsia, cattiva digestione, è un termine in cui i profani includono tutto. Anche la malattia celiaca si presenta con sintomi banali, che però vanno indagati. Per fare una diagnosi precisa lo specialista è necessario. Ma già col medico di base si può cominciare a escludere celiachia, reflusso o Helicobacter, con una serie di esami. La Gastroenterologia si è evoluta moltissimo in questi anni: lo specialista già con un colloquio riesce a individuare il problema. Poi sono necessari esami di base: i test della celiachia, per l’helicobacter e quelli per scoprire eventuali infezioni (sangue e feci). Poi, lo screening di approfondimento, per una diagnosi puntuale è quello della gastroscopia. L’esame endoscopico e di supporto al sospetto diagnostico”.

La gastroscopia, dunque, è fondamentale?

“La gastroscopia ci dà certezze anche per quanto riguarda le patologie croniche. Con questo esame si può scoprire per tempo il tumore allo stomaco o all’esofago. C’è un incremento dei tumori all’esofago legati al reflusso. Il reflusso gastroesofageo, infatti, può innescare un tipo di meccanismo che a lungo andare porta al tumore dell’esofago. Ecco perché la gastroscopia è fondamentale per capire se il problema esiste oppure no. Insieme alla gastroscopia si può procedere alla biopsia, che ci permette di avere un quadro chiaro anche sull’evoluzione della patologia”.

Le nuove tecnologie come stanno cambiando la gastroscopia?

“Tantissimo. Le tecnologie di livello ci sono, anche nel pubblico, ma il problema è che negli ospedali l’utenza è troppa e non è facile gestire tanti pazienti. Qui, nel centro Calabrese, abbiamo la tecnologia di alto livello è un’ottima organizzazione e gestione del paziente. Qui abbiamo tutte le tecnologie più all’avanguardia e abbiamo la possibilità di fare i test più innovativi per l’intolleranza al lattosio sul prelievo di duodeno, che è il metodo migliore, visto che alcuni test che si fanno danno dei falsi negativi. La tecnologia da sola non basta: noi abbiamo anche un personale specializzato. Noi siamo in grado di fare un esame gastroscopico poco invasivo, per le dimensioni dello strumento, in cui non si sente alcun dolore grazie all’anestesia”.

Quindi, nessuna paura per la gastroscopia...

“Avere paura è umano, ma l’esame è indolore (facciamo due tipi di sedazione sicurissimi): il paziente deve sapere e pretendere che le cose vengano fatte secondo le linee guida internazionali (sedazione e tecnologie adeguate)”.

I farmaci che proteggono lo stomaco servono sempre, anche quando facciamo cure antibiotiche?

“È inutile prendere l’inibitore della pompa protonica se si sta assumendo l’antibiotico: lo dicono le linee guida e anche le leggi. Non serve. Potrebbero servire i fermenti lattici, ma quelli indicati per l’organismo di quel determinato paziente. È diverso se assumiamo antinfiammatori, ma anche qui dosi e modalità di assunzione devono essere individuate da un medico”.

Gaetano Gorgoni

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