Incontinenza, dal silenzio alla prevenzione: ora si può guarire

sabato 25 maggio 2019

L’incontinenza urinaria femminile è un problema che non dev’essere mai sottovalutato: ci sono interventi innovativi come la “rete sottouretrale”. Il tema è stato affrontato, insieme alla problematica del dolore pelvico, nella tre giorni del XXVIII Congresso Nazionale AIUG, all’Hilton di Lecce. Abbiamo intervistato il direttore di Ginecologia del Vito Fazzi, Antonio Perrone, che ci ha spiegato tutto su riabilitazione, cura farmacologica e intervento chirurgico.

“Sono passati tantissimi anni da quando sono cominciate le prime campagne di informazione e di disvelamento del problema dell’incontinenza urinaria, che veniva definita ‘patologia sommersa’. Si parlava di una sorta di congiura del silenzio, perché la classe media da una parte non era pronta a riconoscere e a trattare questi sintomi, dall’altra, per problemi culturali e di abitudini sbagliate, pensavano fosse una sorta di maledizione che erano destinati a trascinarsi dietro le donne, legata all’età e alla post-menopausa”. All’Hilton di Lecce si è tenuta una tre giorni in cui operatori e associazioni si sono confrontati in vista della nascita imminente della rete dell’incontinenza urinaria. Il Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Urologia Ginecologica e del pavimento pelvico è alla sua ventottesima edizione. I temi trattati sono di grande attualità: la popolazione invecchia e si punta alla qualità della vita da anziani. Le perdite urinarie a volte sono sporadiche, ma qualche volta sono dovute a patologie e disfunzioni. Bisogna saper leggere i campanelli d’allarme. Tra le più diffuse cause di incontinenza ci sono le infezioni del tratto urinario, gravidanza e parto, interventi chirurgici e prolasso urogenitale. L’incontinenza può dipendere persino da uno scorretto stile di vita: bere una quantità eccessiva di liquidi oppure assumere sostanze eccitanti che contengono alcol e caffeina possono aggravare il problema in chi ne soffre o causare alcuni episodi temporanei di incontinenza.

INTERVISTA AL DOTTOR ANTONIO PERRONE, DIRETTORE CENTRO GINECOLOGO DEL FAZZI DI LECCE

Dottore, c’è una cura definitiva per l'incontinenza urinaria femminile? 

“Da meno di vent’anni ha iniziato a diffondersi la possibilità e la speranza che ci fosse una cura: sono aumentate le risposte della medicina ufficiale. In questi anni è aumentata la consapevolezza: non si sta più attenti alla quantità della vita ma alla qualità della vita. La cura c’è”.

È necessario far capire che il problema si può risolvere e prevenire...

“Anche se l’incontinenza urinaria non uccide, comunque devasta la vita di chi ne è colpito: non si può andare al teatro e ne risente la socialità e l’aspetto psicologico del paziente. C’è molto da fare dal punto di vista medico e dal punto di vista culturale”.

Dottore, in che modo si può fare prevenzione?

“La prevenzione, per quanto riguarda l’incontinenza urinaria femminile, consiste nella possibilità di poter intervenire in due momenti importanti della vita: il parto e la menopausa. La maggior parte dei disturbi del prolasso e dell’incontinenza è legata ai danni che possono essere procurati da un parto, al primo parto o dopo un certo numero di parti. La menopausa è una fase critica perché muta l’assetto ormonale e cambia l’anatomia e la fisiologia del collettivo di rinforzo del pavimento pelvico. In questa fase comincia a comparire la sintomatologia più evidente e si manifestano i danni che sono comparsi durante la gravidanza”.

Bisogna attendere le prime perdite per rivolgersi all’urologo o al ginecologo, oppure si può fare qualcosa prima per prevenire questi problemi?

“Esiste una prevenzione, per esempio quella dei danni da parto, ed esiste una possibilità di diagnosi precoce e anche una cura mini - invasiva, con le tecniche di riabilitazione post-partum”.

L’intervento farmacologico garantisce una parziale soluzione del problema?

“Farmacologicamente esistono dei presidi che aiutano soprattutto l’incontinenza nell’urgenza, quella da sforzo. Ma con la chirurgia abbiamo ottenuto grandi risultati, con interventi sempre meno invasivi. Vent’anni fa, la terapia chirurgica standard dell’incontinenza urinaria era un intervento ad addome aperto, dall’alto, che durava molto e prevedeva il catetere per qualche giorno e una degenza ospedaliera abbastanza prolungata”.

Quali sono i progressi più recenti della chirurgia per combattere l’incontinenza urinaria?

“In questo settore esistono degli interventi mini-invasivi, che si fanno da via vaginale: durano 10 minuti o anche di meno”.

Tecnicamente in cosa consiste l’intervento?

“Nel sollevare l’uretra media che si muove sotto i colpi di tosse e con gli sforzi: è un intervento veramente efficace nel 95-97% dei casi. È uno degli interventi che più hanno inciso nel miglioramento della qualità della vita delle donne. Si tratta della rete sottouretrale: il problema si risolve quasi sempre”.

Possiamo dire che l’informazione è la forma più importante di prevenzione e che questo convegno serve anche a schiarire le idee alle donne?

“Diciamo che anche per questo il servizio sanitario regionale sta realizzando qui una rete per l’incontinenza urinaria. Siamo in dirittura d’arrivo. Noi stiamo lavorando per prendere in carico la paziente sin dall’inizio: dal primo sintomo o anche prima. Una presa in carico totale per curare la paziente dall’inizio alla fine. Una rete di strutture e professionalità capace di accompagnare la donna verso un percorso di prevenzione già prima del parto”.

Il “Vito Fazzi” è pronto, il personale è sufficiente?

“Da tantissimi anni abbiamo un ruolo importante in questo settore, perché da tanti anni facciamo chirurgia uro-ginecologica e siamo molto preparati nella diagnostica. È fondamentale l’aspetto diagnostico. Abbiamo degli ottimi centri in provincia. Penso che siamo sulla buona strada anche se la battaglia è ancora molto lunga”.

Quando il sintomo si affaccia, quali sono gli esami da fare per una buona diagnosi?

“Bisogna prima capire di che cosa stiamo parlando, agire sulla cultura della prevenzione, anche perché questo tipo di problematica non è alla portata di tutti i medici. Gli specialisti che si dedicano alla uro-ginecologia hanno una preparazione particolare. Ma non devono specializzarsi solo i medici in questo settore: negli ultimi anni hanno un ruolo molto importante alcune figure professionali, tipo le ostetriche. Queste ultime figure professionali hanno un ruolo fondamentale nella riabilitazione del perineo, una zona che unisce ostetricia e ginecologia, cioè unisce i difetti del pavimento pelvico. Ma dobbiamo conoscere i meccanismi del parto: per questo l’ostetrica ha un ruolo importantissimo”.

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