Tragedia a Borgo San Nicola: detenuto 31enne si impicca in cella

venerdì 24 maggio 2019

Il corpo del giovane ritrovato in una cella di isolamento alle 22 di ieri. Il giovane, di Lizzanello, era finito nel processo per la morte di Gabriele Manca come testimone.

Si è impiccato in una cella del carcere di Borgo San Nicola dove era recluso da alcune ore. Il corpo del 31enne di Lizzanello, Matteo Luca Tundo, che era stato accompagnato in carcere per evasione dagli arresti domiciliari (il terzo tentativo nell’ultimo anno) è stato ritrovato alle 22 di questa notte in una delle celle di isolamento ed ora si trova nella camera mortuaria del Vito Fazzi a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Il giovane detenuto era sottoposto ad una cura farmacologica ed era soggetto ad abuso di stupefacenti (la causa del tentativo di evasione sarebbe proprio quella di una crisi di astinenza): per questo la famiglia vuole vederci chiaro sulle ore che hanno preceduto il tragico gesto e se si sia fatto il possibile per evitare la crisi che lo ha portato alla morte. La madre, pertanto, ha presentato denuncia.

A breve, con ogni probabilità, su disposizione del pubblico ministero, si provvederà all’esame autoptico (forse già domani mattina), per chiarire molti aspetti della vicenda.

Il giovane suicida, nella sua vita, stava provando a cambiare vita dopo una serie di errori, ma la sua figura aveva assunto un certo rilievo, quando era stato indicato tra i testimoni del processo che sta cercando di far luce sull’omicidio di Gabriele Manca, assassinato nel 1999 a soli 20 anni.

Indagato per un altro procedimento, nel 2015, il 31enne di Lizzanello aveva sostenuto davanti ai magistrati di aver assistito a un’aggressione da parte di Omar Marchello (uno degli imputati nel processo), insieme ad altri due soggetti, a un uomo per questioni di droga, e, nella circostanza, di essere stato minacciato di non rivelare nulla per non subire la fine che aveva fatto fare a Manca. Poco dopo, lo stesso Tundo aveva poi smentito questa versione, autodenunciandosi per calunnia, per poi ritrattare ancora, motivando il tutto con la paura di ritorsioni. 

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