La Cgil Lecce non firma il Patto per la sicurezza: “Sfilata di propaganda elettorale”

lunedì 20 maggio 2019

Il sindacato, che reputa inopportuno siglare il documento alla presenza del ministro Salvini, lamenta la mancanza di un’azione incisiva in materia di sicurezza sul lavoro.

la Cgil Lecce non firmerà il “Patto per la sicurezza urbana e per la promozione e attuazione di un sistema di sicurezza partecipata e integrata” tra Prefettura, Comune e Regione. Per il sindacato l’appuntamento di domani mattina in Prefettura, si colloca in un momento temporale sbagliato, a ridosso della tornata elettorale per il rinnovo dell’Europarlamento, del Consiglio comunale e del sindaco di Lecce. “Senza contare -sottolinea la segretaria Valentina Fragassi- che uno dei soggetti firmatari, il Comune di Lecce, è commissariato: sarebbe stato probabilmente più corretto attendere l’esito delle imminenti elezioni amministrative, anche per dare maggiore legittimità democratica ai contenuti del protocollo. Inoltre, ci sembra inopportuna la firma del Patto alla presenza del ministro, pochi minuti prima del tour elettorale che lo stesso, in qualità di leader della Lega, ha ampiamente preannunciato in città: la Cgil non presta il fianco alla propaganda elettorale”.

“Da una lettura veloce del documento inviatoci oggi -continua Fragassi-, appuriamo che nelle premesse del Patto si sottolinea come il tema della sicurezza debba “necessariamente accompagnarsi ad una affermazione dei principi di legalità, anche attraverso una più incisiva ed integrata azione di vigilanza in materia di tutele nel lavoro, con particolare riferimento al rispetto delle normative contrattuali e previdenziali e delle leggi sulla sicurezza sul lavoro”. Un passaggio che nel testo non è approfondito, se non in tre righe a pagina 14, in cui si immaginano azioni di prevenzione di ogni illegalità in danno dei lavoratori. Un buon proposito, insomma: avremmo gradito un’attenzione ben più marcata. Del resto per questa organizzazione sindacale è difficile sottoscrivere un documento che, nelle sue premesse e nei suoi riferimenti legislativi si inquadra nella cornice formata anche dal decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, ossia quel decreto-Salvini che ha smantellato il sistema dell’inclusione sociale e dell’accoglienza dei migranti, aumentando disoccupazione ed insicurezza reale e percepita nel paese”.

 

 

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