Ecografia dell’apparato urinario, guai a sottovalutarla

lunedì 20 maggio 2019
Oggi, grazie all’intervento del dottor Alessandro D’Amelio, parliamo di un esame che che qualcuno superficialmente non prescrive, ma che è fondamentale per scoprire tutta una serie di problemi che altrimenti rischierebbero di aggravarsi pericolosamente. L’esame dovrebbe essere fatto almeno una volta nella vita.

L’ecografia dell’apparato urinario è un’indagine che si pratica attraverso una sonda a ultrasuoni appoggiata sull’addome, che ci svela quello che sta accadendo ai reni e alla vescica. Un esame che spesso viene sottovalutato, come ci spiega nel suo interessantissimo intervento il nefrologo, dottor Alessandro D’Amelio, Responsabile UO Nefrologia e Dialisi – PO “Sacro Cuore di Gesù” – Gallipoli - Componente Commissione Nazionale Iter Formativo in Ecografia Nefrologica della SIN (Società Italiana di Nefrologia), Membro Consiglio Direttivo della SIEUN (Società Italiana di Ecografia Urologica, Andrologica e Nefrologica). 

”L’ecografia dell’apparato urinario (EAU) riveste un ruolo di estrema utilità sia nella diagnosi precoce delle nefropatie (e parliamo, quindi, di prevenzione) sia nel completamento diagnostico delle patologie renali - spiega l’esperto - 

Ancora oggi tale esame (che, occorre sottolineare, non è invasivo, è privo di effetti collaterali e facilmente eseguibile stante la sua semplice preparazione) appare spesso sottovalutato per le sue potenzialità e/o addirittura non prescritto per un corretto e tempestivo inquadramento delle problematiche di pertinenza dell’apparato urinario.

Non infrequente è il riscontro di pazienti che nella loro vita non si sono mai sottoposti a tale procedura nonostante abbiano fattori di rischio renali familiari.

Come è possibile vedere nella nostra tabella più in basso, molteplici sono le indicazioni all’esame ecografico dell’apparato urinario, volendo indicare con questo termine un esame che deve necessariamente comprendere, per essere completo e attendibile, oltre ai due reni anche la vescica adeguatamente piena”. 

Principali indicazioni alla ecografia dell’apparato urinario

L’ecografia dell’apparato urinario è fondamentale per una diagnosi precisa e per verificare tutta una serie di condizioni che possono riguardare organi fondamentali per la nostra salute. 
• Diagnosi differenziale tra insufficienza renale acuta e cronica
• Diagnosi di colica reno-ureterale
• Presenza di anomalie urinarie (sangue, proteine, infezioni)
• Valutazione eventuali ostruzioni delle vie urinarie
• Monitoraggio periodico cisti renali, neoformazioni benigne (per es: angiomiolipomi)
• Valutazione calcolosi renale e/o vescicale e suo follow up
• Diagnosi di malattia renale policistica
• Studio di eventuali anomalie morfologiche renali
• Monitoraggio del rene trapiantato
• Diabete mellito, Ipertensione arteriosa
• “Visita nefrologica completa”

L’EAU permette di evidenziare, in associazione e a completamento delle indagini di laboratorio, eventuali alterazioni morfologiche che possono indirizzare verso una diagnosi certa, escludendo talora anche la origine renale dei sintomi.

L’EAU consente di differenziare una insufficienza renale (IRA) insorta acutamente da una condizione cronica (IRC), lenta nel tempo: in questi casi la morfologia dei reni alla ecografia appare dirimente e non sfugge all’occhio attento dell’ecografista. Un fatto ostruttivo (es. presenza di calcoli lungo l’uretere, un globo vescicale ovvero una vescica eccessivamente piena, ecc) determina una dilatazione del tratto ureterale e della pelvi renale con un incremento dei valori di creatininemia non spiegabili in assenza di una ecografia. Una storia clinica di disidratazione potrà essere invece una causa di insufficienza renale acuta in un paziente con ecografia renale nella norma (Fig. 1). Trovare, altresì, reni alterati nell’aspetto morfologico in presenza di anormali valori di funzione renale indirizzerà verso un “fatto cronico” (Fig. 2). Ovvio che con una diagnosi ecografica di “fatto acuto” ci sarà un atteggiamento clinico e terapeutico diverso con pesanti ricadute in termini di benefici per il paziente.                  
“L’EAU appare utilissima e, direi, fondamentale, ad esempio, in corso di colica renale consentendo la individuazione precoce dell’eventuale calcolo e la attuazione di idonee terapie che altrimenti, in assenza di esame diagnostico, ritarderebbero la corretta diagnosi e prolungherebbero ‘la sofferenza del paziente’. - spiega il dottor D’Amelio - Nel sospetto di una colica renale (meglio chiamarla reno-ureterale), bisogna eseguire entro 24 ore una ecografia completa dell’apparato urinario, indagando tutto il tratto potenzialmente esplorabile dall’esame ed in particolare l’ultimo tratto dell’uretere dove, a causa di un suo fisiologico restringimento, spesso si ‘fermano’ i calcoli (fig.3).

Le cisti renali, in particolare, trovano nell’ecografia lo strumento di indagine migliore sia per la diagnosi di certezza che per il corretto monitoraggio delle loro dimensioni e numero nel tempo (fig.4). Esse, frequentemente, sono un reperto occasionale in corso di esami richiesti per altri motivi: la scoperta di una o più cisti genera, spesso, apprensione nel paziente ma sarà compito del medico ecografista rassicurare il paziente circa la benignità di queste formazioni”. 

Necessità di sottoporsi a un esame utilissimo entro i 20 anni

Una domanda frequente che viene posta allo specialista nefrologo è chi debba sottoporsi ad una EAU. “La risposta alla domanda dovrebbe essere: tutti, almeno una volta entro i 20 anni di età in assenza di sintomi o malattie. Successivamente i controlli andranno programmati in base alla presenza/assenza di sintomi o segni urinari (microematuria, proteinuria, infezioni vie urinarie, presenza di insufficienza renale, ecc.) o storia familiare di malattie renali e/o sistemiche (calcolosi, ipertensione arteriosa, diabete mellito, gotta, ecc.).

Ma il messaggio che deve passare è che l’ecografia dell’apparato urinario deve completare una visita nefrologica richiesta per qualsiasi motivo e che deve essere eseguito da personale medico con certificata competenza, esperienza e con una particolare attenzione alla storia clinica del paziente.  Sicuramente una EAU eseguita da un nefrologo con specifiche competenze ecografiche rappresenta un valore aggiunto in quanto lo specialista riesce ad interpretare al meglio le immagini ottenute dall’esame rapportandole proprio alla storia clinica del paziente: diciamo, quindi, che può avere un occhio diverso, senza nulla togliere alla competenza del collega radiologo”.

Gaetano Gorgoni



 

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