Sport e socialità come terapia per i pazienti psichiatrici

venerdì 17 maggio 2019

“La testa nel pallone” è una manifestazione che compie 12 anni: in campo tante squadre (alcune straniere) composte da disabili mentali.

“Non c’è salute mentale senza salute fisica. Depressi, schizofrenici e chi soffre di altri disturbi mentali saranno in campo, come ogni anno, per imparare a stare insieme, per fare sport e per guarire meglio. Ci sarà anche il beach volley, con le squadre femminili”.

“La testa nel pallone” è un successo che si ripete: è la dimostrazione che lo sport di squadra fa bene soprattutto a chi è in determinate condizioni psicologiche. Tutto è partito dal Memorial Antonio Vetrugno e, poi, da otto anni, si è affermato il torneo internazionale.

Il calcio e la malattia mentale senza barriere in un confronto internazionale che è partito in sordina 12 anni fa: oggi giocano persino squadre londinesi e ucraine.

Anche quest’anno l’Associazione Centri Sportivi Italiani (A.C.S.I.), in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale della ASL Lecce, ha organizzato l'evento “La Testa nel Pallone” VIII Torneo Internazionale - 12° Memorial dott. Antonio Vetrugno, che si terrà dal 20 al 25 maggio 2019. A Ugento, in riva al mare, il torneo di calcio e quello di beach volley non saranno le uniche manifestazioni: nei pomeriggi si susseguiranno spettacoli, visite guidate e incontri. “I pazienti del Centro Salute Mentale leccese parteciperanno numerosi: l’obiettivo è l’inclusione sociale di persone che in passato venivano fortemente discriminate” - ha spiegato il dottor Serafino De Giorgi, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Lecce.

UN PROGETTO DI INCLUSIONE E TERAPIA CHE CONTINUA A CRESCERE

In campo scendono dei soggetti con tutta una serie di problematiche, che non è facile gestire, ma che con queste attività riescono a combattere il loro disagio. Lo sport fa bene al cervello e al fisico di chi non soffre di particolari patologie mentali, ma fa ancora più bene alla salute psicofisica e all’inserimento sociale di chi è in condizioni mentali difficili. “Ben 12 anni fa gli organizzatori leccesi di questa manifestazione osarono far scendere in campo tanti soggetti con gravi disagi mentali: oggi possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto.

Non è facile la gestione, ma devo dire che in quella settimana diventa più semplice relazionarsi con i ragazzi che sono in quelle condizioni, perché non dobbiamo scordarci che sono sempre delle persone, al pari degli altri, tanto che spesso gli spettatori non riescono a distinguere tra pazienti e operatori che giocano - ha spiegato la responsabile del progetto “La testa nel pallone”, dottoressa Tiziana De Donatis - più di 12 anni fa, con il dottore Vetrugno, che e venuto a mancare prematuramente, organizzavamo delle piccole partitelle: lui voleva organizzare un torneo. Io riuscì a realizzarlo, con un mio collaboratore (Francesco Mello) all’interno di un circuito nazionale e oggi ci ritroviamo a partecipare a una manifestazione che coinvolge anche squadre straniere. L’impegno di tutti, a cominciare dal nostro direttore Serafino De Giorgi, ci ha permesso di raggiungere questi obiettivi. Le comunità terapeutiche del privato sociale della provincia di Lecce stanno sostenendo questo evento, hanno finanziato alcune manifestazioni e gli eventi musicali.

Quest’anno sono 33 le squadre partecipanti: in cinque vengono dall’Europa (Londra, Liverpool, Ucraina e Ungheria con due formazioni) e le altre sono squadre italiane. Ci sarà anche un importante torneo di beach-volley, sempre nella Marina di Ugento (Lido Marini). Visite guidate, feste, musica e sport saranno le attività previste in questa settimana dell’inclusione.

INTERVISTA A TIZIANA DE DONATIS, DIRETTORE CSM E DEL CENTRO RIABILITAZIONE DI LECCE

Dottoressa, lo sport aiuta a guarire anche dalle malattie psichiatriche, vero?

“Questi sono eventi sportivi, ma soprattutto riabilitativi: con queste manifestazioni vogliamo affermare che si tratta di veri e propri percorsi di cura avanzati. Oltre alle terapie farmacologiche e agli interventi psichiatrici che puntualmente si effettuano presso le nostre strutture c’è la necessità di costruire percorsi di socializzazione e in cui si possa anche praticare dello sport. Tornei come questo sono risocializzanti e contribuiscono a migliorare lo stile di vita del paziente”.

Quindi possiamo dire che l’effetto sul cervello dello sport di squadra è positivo...

“Assolutamente sì. Non c’è salute senza salute mentale, non c’è salute mentale senza salute fisica. Lo sport previene il disagio psichico, ma anche tante patologie e tanti problemi fisici. Queste manifestazioni fanno parte di percorsi necessari per i nostri pazienti, perché li avviano a una risocializzazione necessaria: nei giochi di squadra sviluppano abilità, capacità che pensavano di non avere, imparano a perdere e a capire che i fallimenti non sono mai definitivi; inoltre maturano la capacità di risolvere autonomamente i conflitti con gli altri. Apprendono e capiscono che si può tentare di vincere una partita dopo averne persa un’altra: è un vero e proprio percorso di salute mentale”.

Questo trofeo dunque ha un contenuto terapeutico, ludico e pedagogico...

“Assolutamente sì. Questi eventi aiutano le persone a migliorarsi, superare gli ostacoli, acquisire fiducia in se stessi, migliorare l’autostima, imparare a relazionarsi con gli altri”.

Quali sono i profili di chi scende in campo?

“Sono i pazienti del nostro dipartimento di salute mentale insieme a quelli di tutta Italia e di tre nazioni europee: alcuni soffrono di depressione, altri di schizofrenia altri di diversi disturbi della sfera affettiva. Alcuni pazienti riducono l’uso dei medicinali proprio attraverso questo miglioramento della socialità: succede soprattutto tra le persone depresse, queste attività sono molto importanti per loro”.

Il cervello di chi è in queste condizioni, dunque, reagisce anche grazie a queste iniziative…

“Spesso parliamo di malattie multifattoriali, quindi un percorso di socializzazione aiuta a migliorare da tanti punti di vista: è una vera e propria cura, lo ripeto! Le squadre sono composte sia da persone affette da disturbo della schizofrenia e anche da altre gravi patologie. Sono pazienti anche molto gravi, che spesso trattiamo con terapie farmacologiche, che si impegnano in queste attività e lo fanno con successo”.

Gaetano Gorgoni

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