Scompenso cardiaco: imparare a capire i sintomi per salvarsi

martedì 14 maggio 2019

L’Asl di Lecce vuole dare vita a un’efficiente cardiologia di prossimità e aderisce alla campagna “Il tuo cuore è un bene prezioso. Ascoltalo!”, attraverso la quale si formano pazienti consapevoli e capaci di capire segni e sintomi dello scompenso cardiaco. 

Lo scompenso cardiaco e la fase finale di usura di un organo, che è come se cominciasse a darci dei segnali per chiederci aiuto. Anche se a volte si tratta di un malfunzionamento asintomatico. 

Lo scompenso cardiaco si verifica quando il cuore non è più capace di assolvere alla normale funzione contrattile di pompa e di soddisfare il corretto apporto di sangue a tutti gli organi. Nello stadio precoce non è facile individuare il problema. A volte c’è un semplice affanno per via di uno sforzo, oppure gonfiore alle caviglie, polso irregolare, anemizzazione, difficoltà a fare una passeggiata (dispnea, cioè mancanza di fiato: talora anche dispnea a riposo), edema degli arti inferiori, astenia, difficoltà respiratorie in posizione supina, tosse, addome gonfio o dolente, perdita di appetito, confusione, deterioramento della memoria.

Questi sintomi devono essere riconosciuti dal medico di base e dal medico ospedaliero: è un lavoro che si fa insieme cogliendo dei segnali, ma anche il paziente dev’essere in grado di coglierli. “Se riusciamo ad assistere e gestire bene queste persone, riusciamo a non intasare gli ospedali, a migliorare la vita dei pazienti e a farli vivere di più - spiega il direttore/commissario Asl, Rodolfo Rollo - Non dobbiamo aspettare l’insufficienza acuta per fare l’intervento. Dobbiamo agire ai primi sintomi, partendo dai medici di famiglia, che indirizzano il suo paziente verso lo specialista e lo accompagnano nei percorsi diagnostico-terapeutici efficaci e veloci. Il nostro obiettivo è avere una vecchiaia di successo, cioè morire più tardi possibile facendo quello che ci piace fino all’ultimo giorno, con il cervello ben funzionante”.

C’è un legame forte col cittadino, che diventa un partner indispensabile in questo percorso: un paziente informato e consapevole, che aiuta governare meglio questi problemi. 

LA CARDIOLOGIA DI PROSSIMITÀ 

Nel piano nazionale delle cronicità il cittadino è parte attiva, conosce i suoi problemi e sa quando rivolgersi al medico. Oggi si parla di cardiologia di prossimità: La capacità di intervenire subito attraverso una rete fa la differenza. Essere rapidi e tempestivi permette di salvare tanti pazienti, soprattutto se anziani. Il paziente cronico non può essere seguito solo dagli ospedali, ma deve poter usufruire di una rete territoriale capace di curarlo e prenderlo in carico. “Il medico ospedaliero dovrebbe operare solo negli snodi di particolare gravità”. 

Il direttore Asl promette “diverse iniziative” per cura e prevenzione di malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche, che sono le grandi sfide dell’Asl anche per diminuire i costi che gravano sul Sistema Sanitario a causa della cattiva gestione dei pazienti cronici.

Lo scompenso cardiaco porta disabilità grave, altissima mortalità ed elevati costi: i pazienti con questa cronicità  (con 4000 ricoveri all’anno in provincia di Lecce) si ricoverano più volte in ospedale. La gestione di questi pazienti è importante è difficile. La malattia produce disabilità ed è fortemente invalidante. Offrire delle strutture (rapporto integrato tra medici di medicina generale, specialisti e ospedale) e dei percorsi di presa in carico e cura delle cronicità aiuta a risparmiare e a migliorare la qualità della vita dei pazienti. Evitare i ricoveri in ospedale è possibile attraverso la capacità di interpretare segni e sintomi. Dal punto di vista ospedaliero lo scompenso cardiaco è quello che assorbe la maggiore spesa (dopo i parti).“Una volta che si viene curato lo scompenso, si diventa cardiopatici e bisogna saper gestire il paziente” - spiegano gli esperti. 

GRAVITÀ DELLO SCOMPENSO CARDIACO 

Lo scompenso cardiaco ha quattro livelli di gravità: la classe I riguarda il paziente asintomatico; la clase II, invece presenta qualche sintomo: lo sforzo provoca dispnea e sintomi più chiari; la classe III riguarda sintomi di dispnea e affaticamento più grave; la classe IV individua i pazienti con scompenso cardiaco grave: astenia, dispnea o affaticamento presenti anche a riposo (seduti o sdraiati a letto).

PREVENZIONE 

Il fumo, lo stress, i cattivi stili di vita e la cattiva alimentazione prima o poi si pagano: meglio mettersi in regola al più presto possibile. Il cuore è un organo che si usura come tutti gli organi nel tempo: determinate attività nocive accelerano quest’usura e rischiano di fare dei danni enormi a tutto il nostro organismo, soprattutto col passare del tempo e con l’invecchiamento del nostro fisico. Dunque, prevenire lo scompenso cardiaco significa vivere e mangiare sano. La lotta a questa insufficienza cardiaca è possibile anche “informando ed educando” i cittadini a capire segni e sintomi: solo così si vive di più e meglio. 

“Inizialmente, quando abbiamo lanciato il percorso formativo e interattivo dello scompenso cardiaco, i pazienti tornavano al pronto soccorso. Oggi siamo riusciti a evitare che si tornasse in ospedale per tutto: dal medico di base agli specialisti, tutto funziona” - ha spiegato la  dottoressa Paola De Paolis, responsabile della Cardiologia del distretto di Gagliano (Ambulatorio cardiologico) nella conferenza che si è tenuta all’interno della direzione Asl di Lecce. Dunque, i medici di base e tutti gli operatori, insieme ai pazienti, devono imparare a sfruttare le strutture territoriali e il percorso strutturato dall’Asl leccese per curare lo scompenso cardiaco ed evitare di rischiare la vita.  

Gaetano Gorgoni

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