Giovedì Santo, stasera la tradizionale visita a sette “sepolcri” magliesi

giovedì 18 aprile 2019

Oppure in numero dispari. Così vuole l’usanza, molto profana, che accompagna il giro dei fedeli per le chiese.

Il Giovedì Santo entra nel vivo quella che Emilio Panarese definiva la “Gran Settimana”. I primi tre giorni della Settimana Santa, servono alla preparazione della tavola della Cena e alla costruzione del Sepolcro nelle chiese, da visitare, in un’usanza, molto profana, in numero di sette o almeno dispari. Al giorno d’oggi, ad essere aperte, sono la Chiesa Madre, la Madonna delle Grazie, i Santi Medici, la Madonna della Scala, il Sacro Cuore, i Cappuccini, la Madonna Addolorata e la Chiesa dell’Immacolata, oltre a San Giovanni Battista a Morigino. Un tempo si aprivano anche le porte delle chiese e cappelle private addossate ai palazzi nobiliari del centro antico.

Il Giovedì Santo si entra in lutto stretto: sin dal mezzogiorno si chiude l’organo e si legano le campane, che non vengono più suonate sino al momento della Resurrezione. “Terminata la funzione -scriveva Panarese-, la chiesa viene attrezzata per l’arrivo dei fedeli, in visita ai Sepolcri, nome popolare per indicare i repositori: In uno degli altari laterali della chiesa viene esposto il Santissimo Sacramento per la comunione dopo la messa del giovedì e la liturgia del venerdì. Essi vengono riccamente ornati e addobbati con drappi di velluto, fasci di fiori, con candele e lumini e, soprattutto, con cene, con vasi o piatti cioè contenenti, dentro un cilindro di carta stagnola, cespi talliti di grano, di fave, di ceci o di lenticchie o di lupini, i cui semi, tenuti per un’intera giornata nell’acqua e per oltre venti giorni tra uno strato di umido tufo e al buio, germinano, per il mancato processo fotosintetico clorofilliano, disuguali ed esili filamenti di un pallido smorto giallo verdino, che saranno, prima di essere portati in chiesa, delicatamente fasciati da larghi nastri rossi”.

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