Mercatone Uno, giovedì dipendenti scioperano e protestano su viale XXV Luglio

martedì 16 aprile 2019

La Shernon Holding, proprietaria dell’azienda, ha avviato il concordato preventivo: all’ingresso della Prefettura di Lecce, la protesta dei lavoratori giovedì prossimo.

Vertenza Mercatone Uno, i dipendenti scioperano e scendono in strada per manifestare il loro disagio. Giovedì 18 aprile, lavoratrici e lavoratori si riuniranno in presidio davanti all’ingresso della Prefettura di Lecce, in viale XXV Luglio dalle 12.30 alle 14. Poi, accompagnati dai rappresentanti sindacali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, consegneranno al prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta, un documento con le loro rivendicazioni. La tensione è tornata a salire dopo che la Shernon Holding, proprietaria dell’azienda, ha comunicato con una lettera inviata direttamente ai lavoratori la richiesta di concordato preventivo in continuità aziendale al Tribunale di Milano.

Lo sciopero ha carattere nazionale. Proprio giovedì, infatti, a partire dalle 14, è in programma un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico, al cui tavolo saranno impegnate le strutture nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Ui per cercare una soluzione che salvaguardi il salario e il posto di lavoro anche dei 123 lavoratori e lavoratrici dei punti vendita di Surano, Matino e San Cesario.

“La drammatica situazione del Mercatone Uno sul territorio nazionale ha visto la fuoriuscita di centinaia di lavoratori e lavoratrici e la decurtazione dell’orario di lavoro per chi ha conservato il posto di lavoro. L’azienda subentrante a seguito dell’Amministrazione straordinaria ministeriale, Shernon Holding, appena otto mesi dopo l’acquisizione, vista la precaria situazione economico-finanziaria ha deciso di presentare istanza di concordato preventivo in continuità. Pur consapevoli che tale procedura tende al risanamento aziendale attraverso il ripianamento debitorio, siamo altrettanto consapevoli come essa abbia procurato ansia alle famiglie dei lavoratori”, scrivono le segreterie provinciali di Filcams, Fisascat e Uiltucs. “La provincia di Lecce non può tollerare altre espulsioni dal ciclo produttivo. Così come non è tollerabile disperdere competenze, potenzialità di sviluppo e presidi commerciali così importanti”.

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