Zanzare e virus West Nile e Usutu: ecco il piano di sorveglianza del Ministero

lunedì 15 aprile 2019
Le istituzioni si mobilitano per prevenire la diffusione di virus che, in soggetti in particolari condizioni di salute, possono scatenare encefaliti e problemi gravissimi: le zanzare femmine succhiando il sangue trasmettono il virus ai volatili e agli uomini. Il Piano, oltre ai monitoraggi, prevede l’informazione dei soggetti con un sistema immunitario più debole, una gestione migliore dei rifiuti e la continua bonifica delle aree a rischio.

Il Ministero della Salute non si farà trovare impreparato quest’anno: sono già state impartite tutte le direttive per applicare le misure di prevenzione, sorveglianza e controllo dell’infezione del virus West Nile (WNV) su tutto il territorio nazionale. È già stato pubblicato un Piano Nazionale di Sorveglianza Integrata che riguarda anche l’USUTU.

"Il documento, elaborato con l’ausilio del Tavolo tecnico intersettoriale sulle malattie trasmesse da vettori, introduce importanti aggiornamenti relativi alle attività di prevenzione, alla classificazione delle aree a rischio sulla base delle evidenze epidemiologiche, ecologiche ed ambientali, e alle misure di 0010381-05/04/2019-DGPRE-DGPRE-P 2 controllo – spiegano gli esperti - È stato inoltre inserito un nuovo allegato relativo alle procedure operative per la cattura di zanzare e la gestione del campione. Tenuto conto dell’ingente circolazione virale verificatasi nel 2018, si richiamano le autorità competenti ad attivarsi il più precocemente possibile per effettuare tutti gli interventi preventivi indicati nel Piano, con particolare riferimento all’allegato 4 (trattamenti larvicidi ed adulticidi) e alle misure di corretta gestione del territorio e risanamento ambientale".

L’infezione umana nella maggior parte dei casi non dà problemi: raramente provoca una pericolosa febbre, oppure un’encefalite che può essere letale. Negli anni ’90 sono state registrate delle epidemie di West Nile, perfino in Romania: si trattava della variante 1. Con la variante 2, quella che oggi si sta diffondendo in Italia, hanno avuto a che fare in passato la Grecia e l’Ungheria. In realtà, gli studiosi pensano che la variante 2 di questo pericoloso virus abbia raggiunto l’Italia già dieci anni fa. Il contagio aumenta tutte le volte che gli insetti trovano un ambiente favorevole: piogge e caldo. Dopo la puntura infetta, possono passare fino a 21 giorni prima che si manifestino i sintomi. Febbre, mal di testa, linfonodi ingrossati, vomito e sfoghi cutanei sono i segnali più ricorrenti. Per molti dopo questi sintomi non accade nulla, ma nei soggetti più anziani (o neonati) le cose possono degenerare. Una persona su 150 può avere sintomi più gravi: febbre alta, forti mal di testa, torpore, convulsioni, paralisi e coma.  

Virus West Nile (Wnv) e Usutu (Usuv)

Il virus West Nile in Europa è conosciuto dal 1958: appartiene al genere Flavivirus (la stessa famiglia a cui appartengono i virus della febbre gialla e dell’encefalite di Saint-Louis): nella maggior parte dei casi l’infezione è asintomatica. Persone ed equidi possono contrarre questo virus senza avere alcun problema, ma se si fa parte delle categorie a rischio (anziani e immunodepressi) gli effetti possono essere di carattere neurologico e anche letali. È meno noto il virus Usutu, sempre appartenente al flavivirus, osservato per la prima volta in Europa nel 1996: i merli sono gli animali più colpiti, ne sono morti tantissimi. Il virus può essere trasferito attraverso le zanzare (vettori ponte) agli uomini e agli uccelli.
"La glicoproteina E (dell’envelope) è la componente principale della superficie di USUV e WNV – spiegano gli esperti del Ministero della Salute - Oltre ad essere decisiva per l’introduzione del virus nella cellula ospite, è il target principale della risposta immunitaria dell’ospite. Le glicoproteine E di USUV e WNV contengono determinanti antigenici comuni responsabili dei fenomeni di reattività crociata talvolta osservabili tra i due virus e, più in generale, tra le specie del genere Flavivirus. Sebbene condividano cicli biologici simili, caratterizzati dalla trasmissione tra zanzare ornitofile (soprattutto Culex spp) ed alcune specie di uccelli selvatici che possono fungere da serbatoio ed amplificatore dell’infezione virale, i due virus differiscono sostanzialmente per il loro impatto sulla sanità pubblica. Se il WNV è responsabile di casi umani con sintomi neurologici gravi, la capacità di indurre forme cliniche neuro-invasive da parte dell’USUV sembra essere, ad oggi, limitata a poche e sporadiche segnalazioni in Emilia-Romagna ed in Veneto, pur in presenza di livelli di siero-prevalenza umana non inferiori a quelli per WNV nella valle del Po".

I dati del 2018

I virus vengono diffusi velocemente dalla zanzare, soprattutto in situazioni di scarsa igiene pubblica e privata. Gli insetti che si nutrono di sangue umano vivono in ambiente rurale e anche urbano, vanno a caccia soprattutto al tramonto del sole e soggiornano nelle ore diurne in luoghi riparati e freschi. In Italia, nel 2018, sono statii registrati 595 casi di infezione (naturalmente questi numeri sono riferiti solo alle persone che hanno approfondito con esami specifici): 238 pazienti hanno subito problemi neurologici in seguito di questo virus. Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia sono i luoghi dove il WNV ha colpito di più: è stato registrato anche un caso importato. Nel 2018, nonostante il riscontro di un’elevata circolazione di USUV nelle zanzare e negli uccelli, sono stati 
notificati solo 9 casi di infezione umana da USUV (2 casi nella forma neuro-invasiva, 4 febbri e 3 casi in donatori asintomatici) in 4 regioni: Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio). In 4 di questi casi, di cui nessuno neuro-invasivo, è stata confermata una co-infezione USUV-WNV.

In molte altre regioni la sorveglianza veterinaria ha riscontrato una pericolosa diffusione del West Nile virus. I focolai più comuni possono essere di vario tipo: acquitrini, risaie, cisterne, depuratori, vasche e fontane ornamentali, tombini, grondaie e anche piccole raccolte di acqua temporanee, come barattoli vuoti, sottovasi e contenitori senza coperchio. La sorveglianza prevede che vengano catturate le zanzare per individuare eventuali virus circolanti.

Intervento integrato dei privati e del pubblico e precauzioni

Il Ministero nelle sue linee guida chiede azioni di controllo dei vettori: analizzare le zanzare catturale. Poi, saranno necessarie campagne d’informazione dirette alle persone più a rischio, come anziani, le persone con disordini immunitari, le persone affette da alcune patologie croniche quali tumori, diabete, ipertensione, malattie renali e i pazienti sottoposti a trapianto. Gli enti pubblici, invece saranno tenuti a intervenire per «una corretta gestione del territorio con azioni di risanamento ambientale, per eliminare i siti in cui le zanzare si riproducono e ridurne la densità, sia in aree pubbliche che private». I privati e chi gestisce esercizi pubblici hanno l’obbligo di manutenere le aree verdi, pulire quelle abbandonate, eliminare rifiuti, soprattutto quelli contenenti acqua, occuparsi del drenaggio, canalizzazione, asportazione o chiusura dei recipienti.

"In considerazione della complessità del ciclo biologico del WNV e dell’USUV, la sorveglianza mirata a rilevare la circolazione virale rende indispensabile l’interazione tra diverse professionalità e l’integrazione dei sistemi di sorveglianza in diversi ambiti: entomologico, veterinario ed umano – spiegano gli esperti del Ministero - Dal 2016, la sorveglianza veterinaria (animale ed entomologica) essenziale per la stima del rischio, e quella dei casi umani, sono integrate in un unico Piano".

Gaetano Gorgoni

 

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