La stimolazione elettrica transcranica arriva a Lecce

sabato 13 aprile 2019

In un convegno nel Poliambulatorio Calabrese è stata presentata la nuova tecnologia (tDCS), efficace e poco invasiva, che si affianca alla stimolazione magnetica trascranica di cui vi abbiamo già parlato. TMS, un un anno grandi risultati contro depressione e dipendenze.

Le principali tecniche di stimolazione cerebrale sono la TMS e la tDCS. Dalla neurostimolazione, tecnica di stimolazione magnetica transcranica, che prevede l’induzione di una depolarizzazione delle membrane dei neuroni e l’avvio di potenziali d’azione nell’area stimolata per mezzo di un’induzione elettromagnetica, alla neuromodulazione: ora a Lecce ci sono tutt’e due le tecnologie. Nel convegno,  che si è tenuto nella sala conferenze del Centro Calabrese di Cavallino, intitolato “Update sulla stimolazione cerebrale non invasiva nelle dipendenze e nei disturbi psichiatrici”, si è fatto il punto sugli obiettivi raggiunti in poco più di un anno. La terapia integrata con TMS funziona: molti pazienti hanno risolto i loro problemi di dipendenza. La neuromodulazione (tDCS), agisce diversamente: modula le soglie di risposta neuronale, modificando la permeabilità di membrana. Questa tecnica produce una stimolazione continua e permette di modificare l’eccitabilità dei neuroni e modulare la risposta di questi neuroni ai segnali in arrivo.

Nel Dipartimento di Neuroscienze dei dottori Ruggiero e Maria Luisa Calabrese entrerà in funzione a breve anche la tDCS: ne abbiamo parlato con il neurologo Giovanni Caggia. L’annuncio di questa nuova tecnologia a Lecce per le cure integrate di depressioni, dipendenze e tossicodipendenze è stato salutato con entusiasmo dal commissario dell’Asl di Lecce, Rodolfo Rollo. “Il privato non è in concorrenza con il pubblico, ma è complementare: lo supporta e rende più efficiente la sanità - ha spiegato il manager dell’Azienda Sanitaria leccese - Dal punto di vista delle tecnologie nel campo della sanità il nostro territorio è cresciuto tantissimo e non teme nessuna concorrenza. Privato e pubblico lavorano in sinergia per migliorare il servizio sanitario”.

COME FUNZIONA LA tDCS

La stimolazione elettrica transcranica (tDCS) nasce in Italia circa 20 anni fa nel Dipartimento di neurologia e psichiatria dell’Università Sapienza di Roma. All’inizio veniva usata solo per la riabilitazione neurologica dei pazienti, perché ha il vantaggio di non procurare dolore né effetti collaterali. Si tratta di una specie di casco che viene applicato sulla testa per sollecitare zone specifiche del cervello con deboli correnti elettriche.

La la stimolazione elettrica si applica per 15 minuti dopo tutti i controlli e gli esami necessari ed ha una bassissima intensità. Non si tratta di un intervento invasivo. L’utilizzo della tDCS comporta l’applicazione di correnti elettriche deboli (circa 1-2 mA – milliampere) direttamente al cuoio capelluto, attraverso una coppia di elettrodi. Queste correnti generano un campo elettrico che modula l’attività neuronale.

DIPENDENZE E DEPRESSIONE, L’ELETTRICITÀ AIUTA

“Le dipendenze causano una sensazione di piacere che stimola il desiderio - spiega la professoressa Patrizia Cretì - quando si beve alcol o si assume droga i neuroni producono dopamina. Siccome alla base ci sono reti neuronali e, quindi, circuiti elettrici, sicuramente la stimolazione con queste nuove tecnologie è utile, come spiegano i medici nei loro interventi”. “Nel campo della cura di depressioni e dipendenze in questo Centro abbiamo ottenuto il massimo risultato - spiega la dottoressa Maria Luisa Calabrese - Siamo un’équipe multidisciplinare che agisce con una terapia personalizzata e integrata. Siamo attenti anche nella delicatissima fase diagnostica con esami radiologici che possano escludere altre patologie”. “Eseguiamo il training cognitivo anche sotto stimolazione - spiega la psicoterapeuta Silvia Perrone - La psicoterapia è una parte fondamentale della terapia integrata nella depressione e nella lotta alle dipendenze. Integrando la stimolazione cerebrale insieme a tutti gli altri trattamenti siamo riusciti ad ottenere il massimo risultato. Il supporto psicoterapico rende più efficace la stimolazione”:

 

INTERVISTA AL NEUROLOGO GIOVANNI CAGGIA

Dottore, c’è una grande novità che emersa da questo convegno: arriva la stimolazione elettrica transcranica per la cura anche delle depressioni e delle dipendenze. Ci spiega come funziona?

“La stimolazione elettrica e anch’essa una tecnica di stimolazione celebrale non invasiva in cui vengono somministrate al paziente, attraverso degli elettrodi che sono posti sulla cute del cranio, delle correnti elettriche di bassissima intensità. Rispetto alla stimolazione magnetica transcranica, che è una tecnica di neurostimolazione, la stimolazione elettrica è una tecnica di neuromodulazione: Sostanzialmente va a modulare quella che è la normale attività dei neuroni”.

Sono due tipi di terapie che agiscono diversamente…

“Con la stimolazione magnetica, sempre attraverso la cute, si somministra un campo magnetico che fa partire i ‘potenziali di azione’, C’è un cambiamento dello Stato neuronale. Questi ‘potenziali di azione’ si ripercuotono non solo sul sito che andiamo a stimolare, ma hanno anche delle ripercussioni a distanza attraverso i circuiti neuronali. La stimolazione elettrica, invece, è una tecnica che potremmo definire (per far capire a tutti) più dolce, che modula l’attività dei neuroni”.

Ci sono degli studi affidabili sull’utilizzo di questa tecnologia e sui risultati ottenuti?

“La stimolazione elettrica è una tecnica che si utilizza da tantissimo tempo: basta pensare che i primi esperimenti risalgono all’Ottocento. Nei primi dell’ Ottocento fu un fisico bolognese, Giovanni Aldini, nipote di Luigi Galvani (scopritore dell’elettricità biologica), che fece la prima dimostrazione: usò la pila di volta per trattare alcuni pazienti con la depressione. Poi la tecnica è andata in disuso per diversi anni e nell’ultimo decennio si sta sviluppando nuovamente, grazie anche alle moderne tecnologie a cui è arrivata la ricerca. Questa tecnica viene applicata nell’ambito delle neuroscienze sia sul soggetto sano che su quello malato. La stimolazione elettrica oggi trova delle applicazioni che possono essere sia complementari che alternative alla stimolazione magnetica transcranica”.

Si tratta di una tecnologia che lascia spazio a una terapia integrata, vero?

“Nei pazienti con forme di demenza moderata abbiamo la possibilità, durante le sedute di stimolazione, di eseguire esercizi di tipo cognitivo per migliorare la memoria: una delle applicazioni che useremo nel centro Calabrese è proprio quello della riabilitazione cognitiva. Quindi anche durante la seduta si può agire con la psicoterapia e con tutta una serie di esercizi che sono necessari nella terapia integrata”. 

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