Donazione di sangue in aferesi, tecniche per selezionare singoli emocomponenti

giovedì 11 aprile 2019

Al Bambino Gesù di Palidoro arriva un innovativo macchinario, un separatore cellulare utilissimo per alcuni pazienti che hanno bisogno di specifici emocomponenti. Oggi vi spieghiamo cos’è e a cosa serve questo tipo di tecnica. 

Avanzano sempre di più le tecniche per rimuovere dal sangue una o più componenti, che vengono definite «aferesi», termine di derivazione greca che indica un’eliminazione, una rimozione. In altre parole, si somministra al soggetto solo la quota necessaria per correggere il problema specifico (bassi livelli di emoglobina nel sangue, mancanza di fattori anticoagulanti e altro) senza utilizzare il sangue intero che può esporre il paziente ad alcuni rischi di «sovraccarico circolatorio».

La donazione di sangue in aferesi ora è realtà anche all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Palidoro. Con l’arrivo del nuovo separatore cellulare, oltre al sangue intero, dallo scorso mese di marzo è possibile raccogliere i singoli emocomponenti: plasma e piastrine. Un servizio in più a disposizione dei tanti donatori in favore dei piccoli pazienti che, per le loro terapie o per gli interventi chirurgici, hanno bisogno anche di questi specifici emocomponenti.

 «Il fabbisogno di emocomponenti del Bambino Gesù è in continuo aumento. La crescente attività trapiantologica comporta, ad esempio, un incremento del consumo di plasma AB e di piastrine. Il fabbisogno di piastrine, in particolare, cresce di circa il 15% all’anno» spiega Mauro Montanari, responsabile del Servizio Immunotrasfusionale dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede.  «Con l’attivazione di questo nuovo, importante servizio - prosegue -  auspichiamo che il Bambino Gesù di Palidoro diventi un grande centro di raccolta. La popolazione del litorale romano è molto sensibile al tema delle donazioni. Immaginiamo che risponderà positivamente all’opportunità di donare emocomponenti senza doversi recare in centri troppo distanti».

COSA E’ L’AFERESI

L'aferesi è una tecnica che si effettua mediante una macchina chiamata separatore cellulare a cui il donatore viene collegato in circolazione extracorporea. Questo strumento estrae il sangue da una vena dell'avambraccio (come nella donazione tradizionale), lo immette in un circuito sterile e, mediante procedimenti chimico-meccanici, lo separa, consentendo la raccolta degli emocomponenti desiderati. Al termine del processo di separazione, con la stessa modalità, il sangue viene restituito al donatore. La durata del trattamento, in base alle componenti che si vogliono raccogliere, varia dai 30 ai 90 minuti. Di solito a ogni donazione di sangue intero vengono prelevati circa 450 milligrammi: da una sacca del genere si possono ottenere globuli rossi, piastrine e plasma grezzo. Con l’aferesi si ottiene una quantità maggiore di frazione concentrata e la donazione può essere effettuata più spesso di quella del sangue intero, perché l’organismo recupera in fretta le perdite di plasma, piastrine e globuli bianchi.

La separazione si ottiene mediante tre sistemi e per peso specifico. Uno di questi è la centrifugazione che consiste nel prelevare il sangue intero del donatore per farlo fluire in un sistema di centrifugazione che, accelerando il processo di sedimentazione, permette di separare le cellule tra loro e queste dal plasma. Tra i sistemi c’è quello della filtrazione: il sangue intero viene prelevato da donatore e fatto fluire in un modulo filtrante di membrane microporose che permettono la separazione delle molecole proteiche plasmatiche dalle cellule, che non possono attraversarle. Esiste anche un sistema che combina filtrazione con centrifugazione: il sangue fluisce in un cilindro contenente una membrana in policarbonato con pori di pochi micron. Queste apparecchiature utilizzano, in genere, una o due vie di accesso venoso. Naturalmente per evitare la coagulazione del sangue durante queste operazioni si utilizzano farmaci anticoagulanti. 

COME DONARE E PERCHÉ

Il sangue (intero o sue componenti singole o multiple) può essere donato da qualsiasi cittadino in buona salute. La donazione non comporta rischi: il sangue viene prelevato attraverso l'utilizzo di kit sterili monouso e poi sottoposto a una serie di analisi volte a stabilirne l'idoneità a scopo trasfusionale, garantendo al donatore un controllo costante del proprio stato di salute. Donare il sangue conviene anche al donatore, come sottolineano gli esperti della Fondazione Veronesi «non perché ci si sottopone ad un salasso utile per le malattie da accumulo di ferro nel sangue, ma perché ci si controlla più spesso per scoprire la presenza di eventuali virus che possono trasmettere epatiti e altro». Dunque, il donatore è stimolato a perseguire uno stile di vita sano. Donare fa bene anche per questo e perché si fa prevenzione attraverso degli esami del sangue.  


Gaetano Gorgoni



 

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