Intolleranza al lattosio, le conseguenze da evitare

martedì 26 marzo 2019

Meteorismo, flatulenza, gonfiore, dolori e diarrea sono alcuni problemi che può scatenare l’intolleranza al lattosio. Migliorare la propria qualità della vita si può: ne abbiamo parlato con l’esperto: il dottor Eugenio Gemello.

La lotta alle intolleranze alimentari è centrale per la difesa della salute e della qualità della vita. Oggi ci concentriamo sull’intolleranza al lattosio, che consiste nell’incapacità di digerire lo zucchero naturale che si trova nel latte: un problema che si scatena quando c’è un’insufficiente presenza dell’enzima lattasi. Si stima che almeno il 40 per cento degli italiani abbia a che fare con questo disturbo, che qualche volta può essere di origine genetica e manifestarsi dall’infanzia, ma che nella maggior parte dei casi si manifesta in età adulta. Il problema esplode nell’intestino tenue: il lattosio per essere digerito correttamente dev’essere scomposto in due zuccheri semplici che lo compongono (galattosio e glucosio), ma se gli enzimi lattasi mancano o non sono sufficienti tutto il sistema va in tilt. Il dottore Eugenio Gemello, nell’intervista che abbiamo realizzato oggi, ci ha spiegato che “esistono vari gradi di intolleranza al lattosio e dipendono da quanto è consistente e reversibile il deficit di enzima lattasi”. Quindi chi ha un’intolleranza minima può assumere lattosio in dosi moderate, senza che succeda nulla. Per tutti gli intolleranti al lattosio il consiglio è di evitare tutte le fonti di lattosio: per gli amanti del formaggio è confortante sapere che quelli stagionati possono essere mangiati senza problemi.

BREATH TEST AL LATTOSIO

Il test più efficace per verificare la presenza di lattasi, enzima necessario per la digestione del lattosio, è quello del respiro. La preparazione è lunga. Per garantire un’adeguata accuratezza del test, è indispensabile seguire alcune indicazioni: nel caso di assunzione di farmaci nei giorni precedenti l’esame è necessario informare l’operatore per assicurarsi che questi non interferiscano con il risultato del test. È necessario informare l’operatore di eventuali patologie croniche, come ad esempio il diabete.

La preparazione all’esame deve essere scrupolosa: nelle due settimane precedenti l’esame si deve evitare di assumere antibiotici, lassativi, fermenti lattici e di praticare clisteri per la pulizia intestinale; per una settimana prima dell’esame è necessario evitare di consumare alimenti che possono contenere lattosio (latte e tutti suoi derivati). La sera prima di sottoporsi all’esame e necessario seguire un’alimentazione a base di carne bianca o pesce o riso condito con olio. La mattina dell’esame bisogna rispettare il digiuno: è consentito bere acqua non gassata sino a due ore prima dell’esame, ma non è consentito fumare. Per eseguire l’esame il paziente deve recarsi laboratorio in genere la mattina presto, entro le otto. L’esame consiste in un prelievo basale dell’espirato e successivi otto prelievi, eseguiti uno ogni 30 minuti, dopo la somministrazione di 25 g di lattosio disciolto in 200 ml di acqua. Pertanto l’esame una durata complessiva di quattro ore. Durante l’esecuzione dell’esame non è consentito mangiare, bere e fumare.

INTERVISTA A EUGENIO GEMELLO, MEDICO NUTRIZIONISTA, SPECIALIZZATO IN SCIENZE DELL’ALIMENTAZIONE E IN GASTROENTEROLOGIA

Dottore, quali sono i campanelli d’allarme che indicano un’intolleranza al lattosio?

“I campanelli d’allarme sono il gonfiore addominale, crampi addominali, accompagnati da diarrea o feci disfatte. A questi disturbi intestinali si possono associare altri sintomi come nausea, stanchezza e malessere generale”.

Per diagnosticare con certezza questa intolleranza l’unica via è il lungo breath test? Non ci sono altri test: basta questo per essere certi?

“La diagnosi non si può fare con superficialità perché si tratta di sintomi comuni ad altre patologie dell’apparato gastroenterico. Il breath test al lattosio diventa indispensabile per una diagnosi certa e per stabilire un’adeguata terapia, che può essere sia nutrizionale che a base di enzimi (lattasi). Ci sono anche altri test, come quello genetico che si esegue sul sangue, ma il più preciso è il breath test (test del respiro). Questo esame stabilisce che il lattosio una volta entrato nell’intestino, se le lattasi sono presenti in quantità insufficiente alla digestione di questo zucchero (perché il lattosio è uno zucchero, un disaccaride, fatto da due zuccheri, scisso nei due monosaccaridi che lo costituiscono, glucosio e galattosio), questo zucchero che non viene scisso (a causa della insufficienza degli enzimi) finisce nel colon dove i batteri lo fermentano. Questa fermentazione scatena tutti i disturbi già descritti (gonfiore, diarrea e dolore addominale) e i prodotti di questa fermentazione vengono eliminati col respiro. Una particolare macchina rileva nel respiro il carbonio marcato, che andiamo a introdurre durante il breath test”.

Come cambia il regime alimentare di un intollerante al lattosio? Cosa deve evitare?

“Il regime alimentare non cambia molto perché oggi sul mercato sono presenti tantissimi prodotti senza lattosio: mozzarelle, latte e yogurt con un sapore ottimo, paragonabili ai prodotti di origine con il lattosio. Quindi non c’è alcun tipo di problema nel seguire una dieta senza lattosio. Comunque è necessario anche quantificarla un’intolleranza, perché piccole intolleranze non necessitano di un’esclusione totale del lattosio dalla dieta. Intolleranze più importanti, quindi con un indice di assorbimento superiore necessitano di un’accurata esclusione oppure dell’uso degli enzimi digestivi delle lattasi, che si assumono attraverso delle compresse digestive che vengono ingerite ai pasti, quando si introduce del lattosio. Oppure, come io consiglio sempre miei pazienti, quando magari vanno a ristorante, compresse da prendere in via precauzionale, perché spesso il latte è utilizzato nella cottura per preparare le ricette. Gli intolleranti devono abituarsi a utilizzare la compressa di lattasi, quando sono fuori, se ce n’è bisogno”.

Se ignoro la mia intolleranza al lattosio e mi rifiuto di seguire delle diete cosa può succedere al mio organismo?

“Rifiutarsi di intervenire significa essere sopraffatto dai sintomi anche molto fastidiosi, con un notevole abbassamento della qualità della vita. Ricordo che le intolleranze alimentari sono diffuse nel 40-50 per cento della popolazione e creano molto disagi fisici, che influiscono anche sul piano psicologico, familiare e lavorativo”.

Intolleranti al lattosio si nasce o si diventa?

“Solitamente l’intolleranza non si ha alla nascita, ma si sviluppa nel corso degli anni. Questo avviene perché la natura ha stabilito che il bambino debba bere il latte, ma poi viene svezzato e il latte non è più un alimento necessario. Quindi, soprattutto in Europa sta aumentando l’incidenza di queste intolleranze. Ma può accadere di avere un’intolleranza transitoria, anche nei bambini, dopo una gastroenterite, in cui il virus va a creare un’infiammazione della mucosa intestinale con distruzione dell’‘orletto a spazzola’, quindi della superficie di assorbimento a livello intestinale. Questo scatena un’intolleranza transitoria, che può durare alcuni mesi o alcune settimane. Ma in questo caso, col tempo, l’intestino riacquisisce la capacità di risintetizzare questo enzima”.

Gaetano Gorgoni

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