Professionista disabile non può entrare in Tribunale, gli avvocati: "Caso grave"

lunedì 25 marzo 2019

La vicenda riguarda quella di una professionista con difficoltà deambulatorie, costretta a un percorso tortuoso per raggiungere l’Aula. Immediato l’intervento dell’Ordine degli Avvocati.

Ha faticato a raggiungere l’aula magna della Corte d’Appello per via delle barriere architettoniche la professionista disabile leccese, al centro del “caso” portato all’attenzione dei media dall’Ordine degli Avvocati salentini, che si stanno muovendo per garantire massima accessibilità nelle strutture in cui operano.

La presidentessa degli avvocati leccesi, Roberta Altavilla, sottolinea, infatti, come un tribunale non possa essere luogo di discriminazioni, mentre siano ancora troppi gli ostacoli che impediscono ai cittadini con problemi motori di accedere e spostarsi agevolmente nei Palazzi di giustizia della città. Pertanto, l’Ordine prosegue nel suo impegno sul tema e, dopo avere ottenuto in passato la rimozione delle barriere architettoniche in prossimità del tribunale di via Brenta, ha avuto rassicurazioni riguardo quelle presenti nell’immobile di via Rubichi, sede del Tribunale amministrativo, da parte dell’Avvocatura dello Stato. A questa si erano rivolte, lo scorso 14 marzo, la numero uno del Foro Roberta Altavilla e la presidente del comitato pari opportunità presso l'Ordine Ornella Rotino, con una lettera attraverso la quale chiedevano la sostituzione del montascale, già presente ma in disuso da diversi anni, con uno nuovo.

L’avvocato distrettuale Fernando Musio ha risposto nelle scorse ore che, già da gennaio, è stata inserita sul portale della pubblica amministrazione la previsione di fabbisogno per i lavori, evidenziando di aver informato della questione anche l’Agenzia del Demanio, Direzione Regionale Puglia e Basilicata e il Provveditorato Interregionale per le opere pubbliche per la Campania, il Molise, la Puglia e la Basilicata (sede coordinata di Bari), affinché valutino le iniziative per dare priorità alla esecuzione dell’intervento.

Ma non finisce qui. L’Ordine degli avvocati di Lecce si è fatto portavoce del disagio vissuto dagli utenti con problemi motori nel tribunale dove ha sede la giustizia penale: l’accesso al pubblico è consentito solo dall’entrata principale, quella su viale De Pietro che è sprovvista di aree di sosta, essendo quella posteriore, dove invece ci sono parcheggi, riservata per motivi di sicurezza solo al personale e ai legali, muniti di scheda magnetica.

Il nodo è venuto al pettine nei giorni scorsi, quando una professionista (psicologa e scrittrice) con difficoltà di deambulazione ha raccontato di essere stata costretta a fare un lunghissimo percorso a piedi prima di raggiungere l'aula magna della Corte di appello, dove era attesa per svolgere una relazione nell'ambito dell'evento formativo che riguardava proprio la tutela dei diritti umani.

Immediato l’intervento della presidente Altavilla, che ha contattato telefonicamente il presidente della Corte d’Appello Roberto Tanisi: quest’ultimo si è detto pronto ad attuare le necessarie verifiche tecniche, per realizzare quanto prima le opere volte ad eliminare le barriere architettoniche persistenti, ha scritto al commissario straordinario del Comune di Lecce Ennio Mario Sodano, per chiedere di porre rimedio ad una criticità che si trascina da troppi anni. 

“Ciò che crea disagio e imbarazzo è che non vi siano stalli destinati a persone diversamente abili nei pressi di un immobile, che per la sua funzione dovrebbe essere agevolmente fruibile da ogni cittadino”, si legge in un passaggio della lettera. “Il caso al di là della sua oggettiva gravità ha avuto l'effetto positivo di riaccendere un faro sulla necessità di rapidi interventi diretti a risolvere tali criticità oltre che a rimuovere le troppe barriere architettoniche sia nel contesto urbano che negli edifici pubblici”, si legge ancora nella missiva datata 11 marzo e firmata anche dalla presidente del comitato pari opportunità presso l'Ordine Rotino.

L’appello di Altavilla è quello di porre rimedio a tale inammissibile carenza di attenzione nei confronti di persone che hanno diritto di essere maggiormente tutelate da tutte le istituzioni.

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