Dito a scatto spesso dovuto a microtraumi: la cura medica e quella chirurgica

lunedì 25 marzo 2019
I microtraumi possono scatenare tutta una serie di problemi tra cui la tenosinovite stenosante, un problema che può interessare anche i neonati che irrigidiscono le mani quando sono ancora nell’utero della madre. Abbiamo seguito l’operazione su un bambino condotta dal direttore del reparto Ortopedia di Casarano, il dottor Salvatore De Gabriele.

La tenosinovite stenosante, più conosciuta come «dito a scatto», è una patologia che interessa le pulegge e i tendini della mano, necessari per flettere le dita. Oltre al fastidioso indolenzimento, alla base del dito si può formare un piccolo nodulo. La mano ha 5 pulegge anulari e 4 crociate che tengono il tendine adeso all’osso. Questo meccanismo permette alle dita la massima forza, perché, quando i muscoli dell’avambraccio si contraggono, le pulegge tengono il tendine in sede e le dita si piegano, come se fossero degli anelli che tengono il filo della canna da pesca all’interno. Il problema nasce quando nella guaina tendinea si sviluppa una zona di rigonfiamento: questo mette in crisi il funzionamento dei tendini, che sono come delle funi capaci di connettere i muscoli dell’avambraccio alle ossa delle dita, ma anche le pulegge, che formano dei tunnel fibrosi dove passano i tendini (facilitati dalla presenza delle relative guaine). Il rigonfiamento in zona tendinea, in altre parole, provoca dolore e sensazione di scatto del dito corrispondente, ogni volta che il tendine attraversa la puleggia. Quando il tendine scatta, provoca ancora più infiammazione e dolore. Queste condizioni, insieme allo scatto del dito, peggiorano sempre di più e qualche volta il dito può bloccarsi in flessione (raddrizzarlo è doloroso e difficile). Le cause del processo infiammatorio non sono sempre facili da individuare: qualche volta il problema è scatenato da microtraumi, o per sovraccarico funzionale. In alcuni casi giocano un ruolo importante nello sviluppo del dito a scatto malattie molto serie come diabete, artrite reumatoide e gotta. L’obiettivo, in questi casi, è di eliminare lo scatto o il blocco de dito e ripristinare il normale movimento. L’ortopedico deve intervenire innanzitutto sul gonfiore intorno al tendine flessore e alla sua guaina per consentire un migliore scorrimento della puleggia.

IL TRATTAMENTO E LA CHIRURGIA

Il dito a scatto può essere risolto attraverso la somministrazione di antinfiammatori e l’applicazione di tutori, se la puleggia non si è inspessita troppo. Con l’infiltrazione corticosteroidea può diminuire velocemente l’infiammazione e il gonfiore fino a debellarla, in alcuni casi, ma non sempre si risolve il problema dello scatto. Il trattamento può comportare la sospensione e il mutamento delle attività manuali. Il problema è che i trattamenti a volte non bastano: specie quando il problema si è già cronicizzato. Nella maggior parte degli ospedali si pratica l’operazione per risolvere il dito a scatto (in day hospital): con un’incisione alla base del dito si cerca di aprire la prima puleggia in modo che il tendine possa scorrere liberamente. Subito dopo l’intervento (che dura circa 5 minuti in anestesia locale) il dito si può muovere e, dopo qualche giorno, si recupera la normale funzionalità (è consigliabile la fisioterapia).


INTERVISTA AL RESPONSABILE DI ORTOPEDIA DELL’UNITÀ OPERATIVA DELL’OSPEDALE «FERRARI» DI CASARANO, SALVATORE DE GABRIELE

Dottore, oltre a patologie molto serie capaci di favorire il problema del dito a scatto, i microtraumatismi hanno un ruolo centrale: cosa accade invece nei bambini molto piccoli? 
«Quando questo problema viene riscontrato dalla nascita, la causa è da ricercare nella posizione che i bambini hanno in utero. In genere, succede quando hanno il pugno chiuso e il pollice flesso nel pugno. Questa posizione prima di nascere può portare al problema del dito a scatto. Chiudendo con forza il pollice nel pugno si determina un inspessimento della puleggia. La posizione coatta continua anche dopo la nascita e qualche volta si risolve spontaneamente, ma ci sono casi in cui permane questo inspessimento e allora è necessario intervenire».

Quando è necessario operare? 
«Meglio evitare se il bambino non ha compiuto ancora un anno. A Casarano, prima che fossero trasferiti alcuni reparti, si facevano diverse operazioni di questo tipo anche sui neonati. Il nostro reparto ne ha fatti diversi anche sui neonati, ma solo nei casi di emergenza è consigliabile l’intervento prima dell’anno. Personalmente ho fatto anche interventi di separazione delle dita, casi in cui alcuni bambini nascono con le dita unite da una membrana, oppure fusioni più complesse, e anche in questi casi è sempre bene aspettare l’anno. Se non c’è un’emergenza, questi interventi si possono programmare per bene. Diversa, invece, è la questione per gli adulti: il dito a scatto nel paziente adulto può essere causato da tutta una serie di problemi, condizioni traumatiche e malattie reumatiche».

Chi soffre di dito a scatto può cullare la speranza di risolvere il problema senza l’intervento chirurgico? 
«Se il problema è traumatico o microtraumatico, prima che si cronicizzi, cioè che la puleggia diventi troppo spessa, si può intervenire con un’infiltrazione. Negli altri casi un piccolo intervento risolve il problema».

Quali sono i tipi d’interventi che si fanno a Casarano: chirurgia classica, microchirurgia? 
«Questo dipende sempre dai casi: interveniamo spesso con la microchirurgia. Nel caso del bambino che abbiamo appena operato è bastato un piccolo taglio, con dei punti che cadono dal soli: il paziente in 10 giorni riprenderà completamente la sua funzione normale».

Gaetano Gorgoni

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