Lo sport allunga la vita: un milione di decessi all'anno per inattività. Lotta alla sedentarietà dell'Oms

martedì 19 marzo 2019

Un adulto su 4 non svolge attività fisica: la sedentarietà ci espone a varie patologie e ci fa vivere di meno. La medicina ha dimostrato che lo sport previene le malattie cardiovascolari e il tumore del seno. Oggi le linee guida accolte dal Ministero provano a contrastare gli stili di vita sbagliati.

Praticare attività fisica allunga la vita: questa è ormai una certezza. Lo sport o il movimento in generale è fondamentale per ogni essere umano: uno stile di vita sedentario è in contrasto con la natura umana (l’uomo nasce cacciatore-raccoglitore). Sul sito del Ministero della Sanità sono state pubblicate le «linee di indirizzo sull’attività fisica per differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione», redatte da un tavolo di lavoro istituto presso la Direzione generale della prevenzione sanitaria e approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 marzo 2019.

«Interagire con il proprio ambiente attraverso le varie forme di movimento, a tutte le età, contribuisce in modo significativo a preservare lo stato di salute inteso, nell’accezione dell’Organizzazione mondiale della sanità - OMS, come «stato di benessere fisico, psichico e sociale». Esiste un legame diretto tra la quantità di attività fisica e la speranza di vita, ragione per cui le popolazioni fisicamente più attive tendono a essere più longeve di quelle inattive» - spiegano gli esperti. Gli studi scientifici confermano tutta una serie di vantaggi dello sport sulla salute: migliora la tolleranza al glucosio e riduce il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2; previene l’ipercolesterolemia e l’ipertensione e riduce i livelli della pressione arteriosa e del colesterolo; riduce il rischio di malattie cardiache e diversi tumori (colon e seno); riduce il rischio di morte prematura (quella causata da infarto e malattie cardiache); previene e riduce l’osteoporosi e il rischio di fratture, ma anche disturbi muscolo-scheletrici (mal di schiena e altro); riduce lo stress, ansia e depressione; previene i comportamenti a rischio tra bambini e giovani, migliora la loro autostima e può tenerli lontani da droga e alcol; riduce il rischio di obesità.

I MECCANISMI CHE SALVANO IL CUORE E LA MENTE

«L’attività fisica determina un cambiamento dell’aspetto lipidico per cui il colesterolo cattivo si abbassa e sale il colesterolo buono, cosa che nessuna terapia riesce a fare - spiega il cardiologo Fabio Bellotto - Migliora il glucosio del sangue: l’insulina secreta dal pancreas è la stessa, ma la capacità di abbassare la glicemia è molto maggiore. Questo meccanismo ci consente dei livelli ematici e di glucosio più bassi e un rallentamento della comparsa del diabete, se eravamo predisposti ad averlo. Gli effetti sono tantissimI, anche sul tono dell’umore: aumenta serotonina, melatonina, endorfine, quindi tutti gli ormoni del benessere. Dopo l’attività fisica, ci sentiamo bene. La vera rivoluzione sulla quale si basa la riabilitazione cardiovascolare è che l’attività fisica viene incoraggiata e favorita per i malati di cuore. Prima era vietato agli infartuati: questo però li spingeva a fare una vita sedentaria e ad ammalarsi nuovamente. Oggi, un infartuato in quinta giornata può già cominciare una riabilitazione fisica, tranne rarissimi casi, con esercizi leggeri che garantiscono una guarigione più completa al muscolo cardiaco». Non si è mai troppo anziani per l’attività fisica. Nemmeno strafare fa bene: l’attività fisica delle persone malate dev’essere programmata con il medico.

I DATI NON CONFORTANTI

«Nel mondo, 1 adulto su 4 e 3 adolescenti su 4 (di età compresa tra 11 e 17 anni), non svolgono attività fisica secondo le raccomandazioni dell’OMS». In Italia solo il 18% dei bambini pratica sport per non più di un’ora la settimana (dati Okkio alla salute 2016). Nel nostro paese il 33,6% degli adulti (tra 18 e 69 anni) è classificato come sedentario: non pratica attività fisica nel tempo libero e il lavoro che svolge non lo spinge a muoversi. Per le persone ultrasessantacinquenni l’attività maggiormente praticata consiste in passeggiate fuori casa, ma le attività domestiche rappresentano l’interesse principale, mentre il tempo dedicato ad allenare la forza muscolare è sempre insufficiente.

Nella Regione europea dell’OMS l’inattività fisica è responsabile ogni anno di un milione di decessi (il 10% circa del totale) e di 8,3 milioni di anni persi al netto della disabilità (Disabilityadjusted life years, DALY).

Si stima che siano imputabili all’inattività fisica il 5% delle affezioni coronariche, il 7% dei casi di diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Inoltre, molti paesi della Regione hanno visto aumentare, negli ultimi decenni, le percentuali relative al numero di persone sovrappeso e obese. In 46 paesi (l’87% della Regione), oltre la metà degli adulti sono sovrappeso od obesi.

LE LINEE DI INDIRIZZO

L’attività fisica è una vera e propria medicina: le malattie cardiovascolari, che sono la prima causa di morte nel mondo, si possono combattere così, abbassando i livelli di colesterolo e pressione. La scoperta più importante riguarda proprio il tumore del seno: l’attività fisica riduce il rischio. Fare attività fisica un’ora al giorno abbassa il rischio di tumore al seno del 12 per cento, indipendentemente da età e peso, perché viene stimolato il sistema immunitario che tiene a bada il tumore, migliora il metabolismo e aiuta anche chi ha già avuto un tumore.

Le linee di indirizzo forniscono elementi di policy di sistema e di orientamento sulle azioni necessarie per incentivare l’attività fisica, puntando all’equità e all’inclusione dei soggetti vulnerabili, con l’obiettivo di superare il carattere settoriale e frammentario, che hanno avuto molte delle azioni di prevenzione e promozione della salute sinora intraprese, mirando anche a favorire una maggiore omogeneità di intervento a livello nazionale.


Il documento, coerentemente con gli obiettivi Il Piano d’azione globale sull’attività fisica per gli anni 2018-2030 di recente approvato dall’OMS per ridurre del 15% la prevalenza globale dell’inattività fisica negli adulti e negli adolescenti entro il 2030, riconosce la validità dell’approccio strategico del nostro Paese, che tiene in considerazione tutti i determinanti che influenzano lo stile di vita e mira a realizzare azioni efficaci di promozione della salute in un’ottica intersettoriale e di approccio integrato.

La promozione dell’attività fisica come sostenuto dal programma ‘Guadagnare Salute’ e recepito dal Piano Nazionale Prevenzione, richiede un approccio intersettoriale, con forte leadership del settore sanitario, ma con grande interazione con altri settori, come l’istruzione, lo sport e la cultura, i trasporti, l’urbanistica e l’economia.

Il documento, pertanto, definisce in dettaglio il ruolo e le diverse responsabilità dei vari settori coinvolti, con particolare riferimento alla sanità pubblica e al servizio sanitario in generale, al settore educativo, al sistema sportivo, al settore dell’ambiente e delle infrastrutture, ai luoghi di lavoro, tutti ambiti nei quali è possibile sviluppare interventi tra loro coerenti per facilitare uno stile di vita attivo.

Le linee di indirizzo descrivono, inoltre, i benefici dell’attività fisica per ciascuna fascia d’età e in riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione, andando quindi a illustrare, partendo dalle raccomandazioni dell’OMS, i livelli raccomandati di attività fisica e i sistemi e le modalità per raggiungerli.


Gaetano Gorgoni



 

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