La Cardio Tc salva la vita, ma non la tecnologia obsoleta

lunedì 18 marzo 2019

La tomografia computerizzata coronarica ha fatto molti passi in avanti, ma il problema è affidarsi a macchinari capaci di scoprire le anomalie.

La Cardio-Tc è una metodica diagnostica non invasiva che, attraverso la somministrazione di mezzo di contrasto, permette in maniera semplice, veloce e dettagliata di avere un quadro chiaro delle arterie coronariche e delle camere cardiache. È un esame imprescindibile per chi fa attività sportiva agonistica, perché consente di capire se esistono anomalie coronariche responsabili di morte improvvisa in soggetti giovani. Tante volte ci siamo stupiti per il decesso improvviso di un personaggi sportivi apparentemente forti e sani: solo con questa metodologia diagnostica si possono scovare le anomalie. Anche un esame Tac classico ha la necessità di essere compiuto con macchinari all’avanguardia per una diagnosi di precisione. Durante un’unica apnea respiratoria si ottiene la valutazione a strato sottile della porzione inferiore del torace. È possibile effettuare una valutazione anche in assenza del mezzo di contrasto (calcium score), quando si vuole effettuare soltanto un’analisi quantitativa del carico di calcio coronarico, che indica la gravità di aterosclerosi. L’esame si esegue in 10-20 minuti in ambulatorio: è rapido, non invasivo e indolore. La cardio-Tac, se fatta con strumentazione adeguata, ha un valore predittivo negativo del cento per cento e consente un imaging tridimensionale: in questo modo si riesce a valutare ciò che è attorno alle coronarie. Si tratta di un passo molto più in avanti rispetto al classico esame invasivo coronarografico (angiografia coronarica). Con la coronato-Tc si studiano in modo non invasivo i vasi che irrorano il cuore la cui occlusione causa l’infarto.

QUANDO FARE QUESTO ESAME

Lo studio delle coronarie dei pazienti è necessario quando presentano un dolore toracico atipico e rischio basso o intermedio di malattia coronarica, ma anche in caso di test da sforzo dubbio o non eseguibile. Si fa ricorso a questo esame pure nei casi di sospette anomalie anatomiche del circolo coronarico. Michele Corrado, direttore sanitario e radiologo del Nuovo Centro Calabrese di Cavallino, ci ha spiegato l’importanza di puntare su una tecnologia all’avanguardia: “Chi non aggiorna i macchinari e le competenze mette a rischio i pazienti. Lavorare con strumenti obsoleti significa non vedere le anomalie che devono essere scoperte per prevenire patologie gravissime”: ci devono essere macchine di almeno 128 slice, solo in questi casi ci si può fidare. Poi ci vuole una certa esperienza. La TC multistrato permette di fermare l’immagine del cuore, studiandolo nella fase minore di movimento, al fine di esplorare con maggiore precisione le coronarie e la cavità cardiaca. È proprio questo il vantaggio della tecnologia che va dai 128 slice in su: acquisisce molto rapidamente sezioni anatomiche ultrasottili, ricostruendole secondo ogni possibile piano dello spazio in ogni dettaglio. È chiaro che in questo modo la diagnosi è molto più sicura: è molto più facile capire quali sono i pazienti da sottoporre ad angioplastica, bypass aorto coronarico oppure a un semplice follow - up clinico. Nel centro Calabrese è già da quasi un decennio che si pratica questo esame. Alcuni radiologi del Centro cavallinese si sono formati al Mondino di Milano, il centro di alta formazione cardiologica tra i più importanti d’Italia.

INTERVISTA AL RADIOLOGO MICHELE CORRADO

Dottore, la cardio Tc è un esame “classico” da non sottovalutare, vero?

“Attraverso questo esame otteniamo uno studio dettagliato delle arterie coronarie. È completamente incruento per il paziente, ma è necessaria una strumentalizzazione di ultimissima generazione per ottenere un risultato ottimale. Nella nostra struttura abbiamo una macchina capace di ottenere 128 immagini al secondo. Questo consente tempi brevissimi d’esame e una dose di radiazione insignificante. Questo vantaggio non può essere ottenuto con una strumentazione di potenza inferiore. Con questa macchina scopriamo alterazioni millimetriche, delle placche di vario tipo, che rappresentano un segnale di patologia”.

Cosa non è capace di vedere una macchina di potenza inferiore ai 128 slice?

“Una macchina di potenza inferiore perde sicuramente nel dettaglio anatomico. Noi riusciamo a vedere le arterie coronariche studiandole millimetro per millimetro, solo così riusciamo a fornire ai colleghi cardiologi e cardiochirurghi informazioni su ogni tratto coronarico per agevolare il loro lavoro e stabilire quali controlli siano necessari in futuro. Con la tecnologia che implementa la macchina valutiamo in tempo reale l’attività cardiaca-elettrica e con l’implementazione dei software dedicati di ultimissima generazione otteniamo ricostruzioni tridimensionali di altissima precisione. Così riusciamo a capire con esattezza i rapporti tra cuore e arterie coronarie. Non tutte le macchine hanno lo stesso occhio. Inoltre, c’è bisogno di un’équipe esperta e preparata: noi, ad esempio, eseguiamo questo esame da almeno 8 anni”.

Come si svolge l’esame?

“Il paziente viene accolto da un’équipe di professionisti: medico cardiologo, medico radiologo, tecnico di radiologia e personale infermieristico. Viene eseguito preventivamente un elettrocardiogramma che ci consente di valutare una serie di parametri fondamentali, tra cui la frequenza cardiaca, cioè il numero di battiti al minuto. Per poter ottenere un esame ottimale questo parametro deve rientrare nel valore di circa 65 battiti al minuto. Il paziente viene disteso sul lettino della tac e viene individuato un accesso venoso dal personale infermieristico, che introdurrà il mezzo di contrasto necessario per svolgere questo esame e gli eventuali farmaci necessari alla frequenza cardiaca ottimale (tutto sotto lo stretto controllo del cardiologo). La frequenza cardiaca viene continuamente monitorata durante l’esame da un elettrocardiogramma che viene acquisito in continuo dalla tecnologia che viene implementata direttamente nella macchina. L’esame si acquisisce in pochissimi secondi: il tempo di un atto respiratorio. Il paziente torna a casa nel pieno comfort”.

È un esame importante per una strategia di prevenzione degli infarti, vero?

“Sì, è consigliabile anche per alcune tipologie di pazienti asintomatiche per saperne di più sulla salute del proprio cuore. L’esame è imprescindibile per chi ha già avuto un evento infartuale”.

Gaetano Gorgoni

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