Corruzione, arrestato l'ex presidente della Provincia di Taranto

giovedì 14 marzo 2019

Martino Tamburrano (FI) è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare insieme ad altre sei persone coinvolte in presunto giro di corruzione legato all'ampliamento della discarica di Grottaglie. 

I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale, nei confronti dell’ex Presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, di un Dirigente dello stesso Enten Lorenzo Natile, del presidente e di un membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani di un comune della provincia di Taranto, di 2 imprenditori attivi nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, nonché del procuratore speciale della società che gestisce la discarica di Grottaglie.

Le indagini riguardano, in particolare, l’iter amministrativo per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica di Grottaglie – contrada Torre Caprarica richiesta dalla società che la gestisce e i reati contestati sono, tra gli altri, quelli di corruzione, e turbata libertà degli incanti.

 

Delle sette misure cautelari, quattro prevedono la custodia in carcere, mentre le restanti tre gli arresti domiciliari.

Secondo l'accusa il gruppo, costituito dall’ex presidente della Provincia, da un dirigente dello stesso Ente e da imprenditori operanti tra l’altro nel settore dello smaltimento e gestione rifiuti, sarebbe al centro di un articolato sistema di corruzione.


Si è accertato, anche attraverso l’ausilio di attività tecniche, che la società proprietaria della discarica di Grottaglie – Contrada Torre Caprarica - aveva terminato la sua attività di raccolta in quanto il sito era ormai colmo, senza possibilità di poter conferire ulteriori RSU.


Nell'agosto del 2017 la Provincia di Taranto, dopo i pareri negativi degli organi preposti, aveva respinto la richiesta di ampliamento.

Il procuratore legale della società, sfruttando i buoni uffici dell'imprenditore di San Marzano, Pasquale Lonoce, avrebbe iniziato a tessere stretti rapporti illeciti con il Presidente pro tempore della Provincia di Taranto, finalizzati a valutare nuovamente, la richiesta “rigettata” di rilascio dell'autorizzazione per il sopraelevamento della discarica di ulteriori 15 metri rispetto al livello di colmata.

Tamburrano quindi nominò un nuovo comitato tecnico e un dirigente del Settore Ambiente, figura fino ad allora ricoperta dal segretario provinciale. In cambio avrebbero ricevuto denaro e altre utilità, tra cui contributi per finanziare la campagna elettorale della moglie di Tamburrano alle ultime elezioni politiche per il Senato.

L’accordo corruttivo era talmente esplicito, secondo la Guardia di Finanza, che il ritardo nel completamento dell’iter amministrativo aveva generato le vibrate rimostranze del corruttore che lamentava, per ogni giorno di inattività un mancato guadagno costituito dai ricavi derivanti dal conferimento in discarica dei rifiuti.

I fondi da destinare ai pubblici ufficiali infedeli venivano costituiti attraverso l’affidamento dei lavori di sanificazione della discarica alle società riconducibili all’imprenditore sammarzanese. I pagamenti per tali prestazioni, risultati sovrafatturati, erano in buona parte destinati a corrispondere il prezzo della corruzione.

Il rappresentante legale della discarica, attraverso l’intermediazione del titolare di un autosalone, avrebbe anche donato all’ex presidente della Provincia di Taranto una autovettura di lusso del valore commerciale di circa 50 mila euro. Non solo: la Provincia affidò all’imprenditore di San Marzano anche lavori per somma urgenza e necessità in occasione degli eventi di calamità naturale verificatisi nell’estate del 2018, facendo fruttare compensi per ulteriori 95 mila euro circa.

Infine le indagini della Procura hanno gettato anche ombre sulla gara di appalto per i servizi di raccolta rifiuti del Comune di Sava che l’ex Presidente della Provincia si sarebbe prodigato per pilotare influendo sul giudizio tecnico di due professionisti e permettendo di far vincere l’appalto allo stesso imprenditore amico, attraverso una delle sue imprese.

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