La rucola contro gli additivi chimici e il fagiolo contro l'andropausa

martedì 5 marzo 2019

Durante il Convegno di Medicina della riproduzione, che si svolge ogni anno ad Abano Terme, il professor Carlo Foresta ha comunicato delle interessanti scoperte sugli effetti positivi di due alimenti in particolare: la rucola e una sostanza estratta dal fagiolo. 

Nel Salento, soprattutto al tempo dei nostri nonni, la rucola era un elemento immancabile nei “piatti poveri” della civiltà contadina, come la frisa col pomodoro. Si tratta di un’erba inevitabilmente legata alla cucina salentina, oggi diventata ricorrente anche nei piatti dell’alta ristorazione. La ricerca medica ha scoperto gli effetti protettivi dell’Eruca sativa sugli spermatozoi umani in uno studio congiunto tra l’Università di Padova e quella di Jendouba: è utile contro la sostanza emessa dalle sostanze plastiche venute a contatto coi cibi. La ricerca pubblicata sulla rivista internazionale “Reproductive Toxicology” è stata presentata al convegno di Medicina della Riproduzione di Abano Terme. 

I prodotti in cui vengono conservati gli alimenti non sempre sono sicuri: in determinate condizioni ambientali diventano tossici, come abbiamo visto quando ci siamo occupati delle bottiglie di plastica che contengono l’acqua. 

Il problema è noto: è l’utilizzo del bisfenolo-A (BPA), un additivo chimico di origine sintetica che migliora le caratteristiche meccaniche dei materiali che le aziende usano per le bottigliette di plastica, le capsule da caffè, i rivestimenti per alimenti. Dopo un lungo contatto o a seguito di alte temperature il BPA può essere rilasciato nell’alimento ed assunto per ingestione. Gli effetti di questo inquinante ambientale sull’uomo sono studiati da anni. Ad esempio, nel maschio adulto il BPA sembrerebbe capace di compromettere la vitalità degli spermatozoi e di rallentare la loro motilità. Tale evidenze hanno spinto numerose istituzioni di nazioni europee a bandire il BPA dai prodotti per uso pediatrico.

LO STUDIO CONGIUNTO SULLA “PROTEZIONE” DELLA RUCOLA 

Di fatto, quasi tutti siamo stati esposti alla contaminazione di alcuni materiali industriali che servono a conservare il cibo. Lo studio congiunto, che ha visto la collaborazione tra il gruppo del professor Carlo Foresta dell’Università degli Studi di Padova, e quello del professor Kais Rtibi del dipartimento di Fisiologia funzionale e valorizzazione delle risorse biologiche dell’università di Jendouba (in Tunisia), ha ha raggiunto un risultato straordinario. 

I ricercatori italo-tunisini coordinati dal professor Carlo Foresta e dai dottori Luca De Toni e Iva Sabovi?, dopo una analisi chimica molto precisa dei composti contenuti nell’Eruca sativa (quella che tutti conosciamo come “rucola”), condotta nei laboratori dell’università di Jendouba, hanno riscontrato che in questa pianta sono contenute quantità molto elevate di antiossidanti capaci di inattivare i “radicali liberi” dell’ossigeno, che alterano le più importanti funzioni cellulari inducendone la morte (apoptosi). Il BPA influenza negativamente le funzioni cellulari, inducendo un’incrementata produzione di “radicali liberi”.

I ricercatori hanno eseguito sperimentazioni su spermatozoi umani esponendoli dapprima a dosi tossiche di BPA, e successivamente al trattamento con l’estratto di rucola a concentrazioni crescenti. L’estratto di rucola si è dimostrato capace di contrastare già a bassissimi dosaggi gli effetti tossici del BPA sulle cellule spermatiche, proprio attraverso l’azione antiossidante.

Lo studio sperimentale è stato presentato sabato 2 marzo ad Abano Terme nel corso del trentaquattresimo convegno di Medicina della Riproduzione ed è stato recentemente pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale di tossicologia sperimentale “Reproductive Toxicology”, una bibbia per gli addetti ai lavori.

Una ricerca che peraltro è destinata anche a generare importanti ricadute cliniche. Le ricorda il gruppo di studiosi: “Prima fra tutte, ricordiamo l’importanza di una dieta ricca di vegetali nella prevenzione delle patologie del tratto riproduttivo maschile e, a tale proposito, sono in corso studi volti ad identificare la corretta dose giornaliera di rucola”, spiegano. “Inoltre, l’estratto di rucola può rappresentare un vero e proprio presidio nutraceutico per il trattamento dell’infertilità maschile o nella preparazione degli spermatozoi durante le tecniche di procreazione medicalmente assistita: stiamo definendo i quantitativi e le percentuali specifiche” - ha spiegato il professore Carlo Foresta, che di recente è stato nominato anche componente dell’Istituto Superiore di Sanità. 

LA SCOPERTA DEL FAGIOLO “MAGICO”

Un estratto del fagiolo potrà avere effetti “magici” contro una delle più fastidiose malattie dell’età che avanza. Tra le scoperte fatte dall’équipe del professore di origini leccesi, che hanno attirato le attenzioni dei media nazionali,  c’è quella del fagiolo "magico" contro l’andropausa. Il gruppo di ricerca dell’Università di Padova - coordinato dall'andrologo Carlo Foresta e da Luca De Toni - ha dimostrato che un estratto del legume è in grado di combattere gli effetti di questa condizione clinica dovuta all’età, compresi la ridotta produzione di testosterone, l’osteoporosi e la sindrome metabolica.

I ricercatori, studiando il recettore attraverso il quale l’osteocalcina determina questi effetti, hanno isolato la piccola porzione della proteina (appena 21 amminoacidi) che interagisce ed attiva i meccanismi recettoriali. Questa scoperta ha consentito di sintetizzare in laboratorio, in collaborazione con il professor Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, il peptide attivante che è risultato essere in grado di determinare gli stessi effetti dell’osteocalcina sull’osso, sulla secrezione di insulina, sulle cellule adipose e sulla produzione di testosterone. Il passaggio finale ha lasciato tutti sbalorditi. I ricercatori infatti hanno cercato per ben otto anni in natura qualcosa di simile, e l’hanno trovato in una particolarissimo estratto di fagiolo che adesso è secretato da un brevetto depositato a livello internazionale sul quale sta lavorando una nota casa farmaceutica. Studi sperimentali hanno confrontato l’attività dell’osteocalcina con quella del peptide sintetico e quella dell’estratto di fagiolo, determinando un analogo effetto su tutti i sistemi cellulari testati.

La scoperta è di grande rilevanza perché il principio nutraceutico mai scoperto prima, un nutriente contenuto negli alimenti, ha effetti benefici sulla salute se estratto e sintetizzato nel modo corretto. «Ricordiamo che nell’uomo dopo i quarant’anni si assiste ad una lenta caduta dei livelli di testosterone che può associarsi ad un quadro clinico caratterizzato da osteoporosi,obesità, sindrome metabolica, disfunzioni erettili e altre alterazioni della sessualità, oltre alla riduzione della massa muscolare”. 

Gaetano Gorgoni




 

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