Tumore al colon-retto, la prevenzione aiuta a combatterlo: intervista all'esperto

lunedì 4 marzo 2019

La buona notizia è che la mortalità è in diminuzione grazie ai programmi di prevenzione delle Asl, ma è fondamentale una diagnosi tempestiva. Purtroppo aumentano i giovani colpiti da questa patologia. Il dottor Donato De Giorgi, direttore di Chirurgia degli ospedali di Copertino e Gallipoli, ci ha spiegato come vengono diagnosticati ed estirpati questi tipi di tumori. 

Il cancro del colon-retto ha un’incidenza inferiore solo ai tumori della mammella, prostata e polmoni. Ogni anno sono circa 23mila le donne italiane colpite da questo tumore e 30mila gli uomini  (i dati sono stati diffusi dall’Associazione Italiana Registro Tumori 2017). L'incidenza è in aumento nella popolazione femminile per via delle abitudini di vita sempre più uniformi tra i due sessi. L’intestino, che assorbe le sostanze nutritive degli alimenti, è come un tubo cavo suddiviso in intestino tenue e intestino crasso (che comprende colon destro, colon traverso, colon sinistro, il sigma e il retto). La proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa che riveste il colon o l’ultimo tratto dell’intestino scatena il tumore. I “profani” parlano di tumore del colon-retto, ma in realtà si tratta di due tumori che colpiscono zone vicine: il tumore del colon e il tumore del retto. Nel primo caso si tratta di un tumore molto frequente, mentre quello rettale ha una frequenza molto inferiore (70% contro il 30%). Le differenze sono importanti dal punto di vista terapeutico, perché in alcuni casi si può optare per la radioterapia. Questa patologia era diffusissima tra gli adulti e gli anziani, ma recentemente sta colpendo sempre di più i giovani. Gli ultimi studi hanno messo sul banco degli imputati gli stili di vita. Abbiamo spiegato quanto sia importante la questione ambientale nelle modificazioni del funzionamento del nostro organismo. La dieta ricca di fibre e vegetali è un toccasana. Il dottor Donato De Giorgi presidente dell’Ordine dei Medici, abile chirurgo dell’apparato digerente di lungo corso, oggi ci spiega tutto quello che è necessario sapere sui tumori del colon-retto e ancora una volta ci ricorda di evitare i cibi spazzatura. La prima terapia che può salvare la vita è quella chirurgica, ma è necessario scoprire in tempo il tumore: per questo motivo lo screening periodico dopo i 50 anni (e anche prima in determinati casi) è fondamentale. Grazie ai programmi di prevenzione delle varie Asl la mortalità per i tumori al colon-retto sta diminuendo. 

SINTOMI E TIPOLOGIE 

Il problema è che i polipi che si formano all’interno spesso non danno alcun sintomo, soprattutto all’inizio. Solo in alcuni casi si può scoprire sangue nelle feci attraverso un apposito esame. Il tumore si manifesta nell’ultimo tratto del colon (sigma) e nel retto. Alcuni pazienti vengono colpiti nel tratto del colon ascendente, in pochi in quello  trasverso o discendente. Molto spesso si manifestano metastasi epatiche perché il fegato è collegato attraverso la circolazione sanguigna, quindi il tumore avanza anche verso quest’organo. Stanchezza, anemia, perdita di peso, mancanza d’appetito, stitichezza o diarrea possono essere tutti sintomi dei tumori del colon-retto. Il tumore diventa maligno quando cominciano a spuntare quelle forme precancerose che vengono definite polipi: escrescenze dovute al proliferare delle cellule della mucosa intestinale. Naturalmente non tutti i polipi sono a rischio malignità: solo una tipologia si trasforma in neoplasia maligna. L’adenocarcinoma è Il tumore epiteliale più diffuso, seguono l’adenocarcinoma mucinoso, l’adenocarcinoma a cellule ad anello con castone, il carcinoma squamoso e il carcinoma indifferenziato.

UN NUOVO IRCCS IN PUGLIA 

La settimana scorsa è stato inaugurato il nuovo reparto di Oncologia dell’IRCCS “de Bellis” di Castellana Grotte, specializzato in Gastroenterologia, con laboratori di ricerca dedicati alla Medicina Personalizzata, alla Genetica Medica e all’Immunopatologia.

IRCCS significa Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico: sono ospedali di eccellenza che perseguono finalità di ricerca. Da Bari fino a Lecce i Centri oncologici offrono grandi professionalità e servizi: forse manca solo un’informazione più “social”, che raggiunga anche i tanti che continuano a migrare al nord. 


INTERVISTA AL DOTTOR DONATO DE GIORGI, CHIRURGO DELL’APPARATO DIGERENTE E DIRETTORE DEI REPARTI DI CHIRURGIA DEGLI OSPEDALI DI GALLIPOLI E COPERTINO

Dottore, il tumore al colon-rettò è molto diffuso anche in provincia di Lecce?

“È la prima causa di morte per gli uomini e la seconda per le donne. La Regione Puglia si è dotata finalmente di un programma di screening gratuito con strumentazioni adeguate (colonscopi dedicati solo a questo tipo di progetto), perché è facile prevenire questo tipo di tumore se ci si controlla. Questi tumori si combattono con un team multidisciplinare in un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale ben rodato”.

Però lei ci ha spiegato che non bisogna fare confusione tra due tumori diversi...

“Bisogna distinguere nettamente tra tumore del colon e tumore del retto: sono due malattie completamente diverse per diagnosi, prognosi e trattamenti”. 

Allora partiamo dal tumore al retto, come si procede una volta scoperto?

“I trattamenti sono multipli in questo caso e sofisticati, esattamente come la diagnostica. La stadiazione è fondamentale: bisogna capire a che punto è l’evoluzione del tumore. Chirurgo, colonscopista, oncologo e radioterapista lavorano insieme per capire a che punto è la patologia”. 

I sintomi quali sono in questo caso? 

“Ci può essere dolore, impellenza di andare in bagno anche quando in realtà non c’è necessità vera, senso di peso e dolori dovuti a complicanze come l’occlusione. Mentre il tumore del colon destro è più subdolo: il campanello d’allarme è un’anemia. Nel caso del tumore del colon la maggiore insidia è l’asintomaticità. Abbiamo ricoverato un paziente di recente con un’anemia grave, che però sopportava benissimo il problema. Tutte le anemie croniche devono essere valutate bene e si deve capire se sotto non si nasconde un tumore al colon. L’origine è sempre una lesione benigna: ecco perché controllarsi prima ci può salvare la vita. Molti pazienti arrivano qui con una massa palpabile. Quasi tutte le lesioni neoplastiche sono precedute da lesioni benigne. Da poco, però, abbiamo scoperto che alcune lesioni al colon destro nascono maligne. Ci sono alcune situazioni ereditarie, oppure la sindrome di Linch in cui questi tumori devono essere essere studiati anche dal punto di vista genetico: quindi, includendo un ulteriore professionista nella task-force che tratta questo tumore. Bisogna fare attenzione alle situazioni geneticamente predeterminate”. 

Come si interviene quando c’è un problema genetico e si sa che si andrà incontro a una degenerazione? 

"Bisogna prevenire la degenerazione asportando, anche se ancora non c’è una vera e propria neoplasia. È lo stesso discorso di Angelina Jolie, che fa la mastectomia (asportazione chirurgica della mammella ndr) pur non avendo un tumore. In questo caso i geni ci avvisano che dovremo, prima o poi, fare i conti con la malattia: ecco perché l’intervento radicale preventivo diventa opportuno per salvarci dai problemi che verranno dopo. La colite ulcerosa e altro sono fattori di rischio, ma ci sono malattie geneticamente determinate che impongono un intervento puntuale. La sorveglianza in tutti questi casi dev’essere attenta”. 

Quando arriva il cancro perché non si è stati attenti cosa si può fare? 

“La prima cosa è fare la stadiazione: devo capire quanto è esteso il tumore (il T). Questa è una fase importante perché possiamo eliminarlo radicalmente. Poi, bisogna capire i linfonodi (N) ed (M), che sta per metastasi: T, N ed M corrispondono alla stadiazione della malattia. Se ci troviamo di fronte al tumore del retto, è necessario fare ulteriori indagini perché c’è la possibilità diffusa di fare una terapia neoadiuvante (chemio attuata prima della chirurgia per ridurre il tumore ndr). Si fa un’applicazione con radioterapia, poi si utilizzano i farmaci e si fa una nuova stadiazione. Successivamente si procede a un trattamento laparoscopico conservativo dello sfintere, salvaguardando quindi la qualità della vita. Il lavoro di più esperti e l’associazione di più terapie può dare risultati molto positivi”.  

Quindi, sintetizzo in maniera rude: quando un paziente arriva in ospedale a Gallipoli o Copertino con una neoplasia,  voi procedete a esaminarne lo stadio, quindi intervenire per rimpicciolire il tumore e poi lo rimuovete, quando diventa più piccolo. 

“Quando non ci sono linfonodi e metastasi procediamo a livello locale chirurgicamente. C’è anche un nuovo procedimento che consiste nell’asportare gran parte del colon interessato per via laparoscopica e poi per via transanale: c’è un’altra équipe che lavora su quel tratto. L’obiettivo è quello di essere poco invasivi ma radicali. Inoltre, il lavoro d’équipe è fondamentale: mai lavorare isolati!”. 

Possiamo chiudere ricordando come si fa la prevenzione primaria. Quella secondaria abbiamo visto che si fa attraverso gli screening una volta l’anno, dopo i 50 anni o prima, nei casi di familiarità. 

“La prevenzione primaria non dà certezze assolute, ma è molto utile: fate attenzione all’alimentazione! Non mangiate troppa carne, soprattutto quelle troppo salate e troppo cotte (bruciate in alcuni punti). Eliminate i cibi spazzatura dalla vostra vita: l’alimentazione piena di patatine fritte, carne grassa e di scarto tipica di alcuni fast food”. 

Gaetano Gorgoni

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