Alimentazione, immunoterapia e medicina di precisione contro il cancro: intervista al luminare Paolo Marchetti

giovedì 28 febbraio 2019
Il professore Paolo Marchetti, il principe degli oncologi italiani, ordinario di Oncologia Medica presso “La Sapienza” di Roma, Direttore dell’Oncologia Medica al Sant’Andrea e all’Umberto I, ci ha concesso una preziosa intervista sullo straordinario impatto che ha la nutrizione sull’immunoterapia e sulla chemio: terapie che vanno a braccetto nella lotta contro il cancro.

Anche questa settimana torniamo a parlare delle grandi scoperte scientifiche nel campo della lotta al cancro. Oggi abbiamo intervistato uno dei massimi esperti di oncologia, immunoterapia e medicina di precisione. Le parole del professore Paolo Marchetti sono illuminanti e segnano la rotta da tenere per una sanità più efficiente. Non serve risparmiare sui pasti e sul personale, ma costruire dei percorsi terapeutici innovativi, basati sullo studio di ogni singolo caso, abbandonando le terapie generaliste per puntare su una medicina di precisione. Oggi la sanità italiana è pronta per affrontare la grande sfida della lotta al cancro con armi potentissime. Nell’Università “La Sapienza”, il 7 marzo, sarà presentato un importante Centro di immuno-oncologia (ce e sono solo due in Italia), che unisce immunoterapia, nutrizione e chemio: armi che usate insieme diventano micidiali contro il cancro.

Intervista al professore Paolo Marchetti

Professore, la malnutrizione neutralizza le cure oncologiche?
"Più che neutralizzare le cure, che fa pensare a un’interferenza negativa, diciamo che lo stato di malnutrizione è associato con una minore capacità dell’organismo del paziente a tollerare un percorso così impegnativo come quello delle cure oncologiche. Ma questo è vero per la chirurgia e per tante altre attività in medicina in cui la nutrizione ha un ruolo centrale".

Cosa significa malnutrizione?
"Ci sono dei criteri scientifici chiari per definire la malnutrizione: noi usiamo un questionario molto semplice, con semplici domande da compilare anche nella sala d’attesa, prima della visita, che individua tre fasce di rischio. Un paziente che ha avuto una malnutrizione, oppure a rischio di cachessia (stato di profondo deperimento generale, caratterizzato da prostrazione, rallentamento della capacità psichiche, perdita di appetito e riduzione di masse adipose e muscolari ndr), fino a chi è in cachessia. Queste tre fasce comportano una diversa tollerabilità dei trattamenti. Se non si pensa al problema della malnutrizione, la prima cosa che viene in mente è che quel paziente non tollera la terapia e, quindi, si tende a ridurla o a cambiarla: questo è il motivo per cui si hanno risultati peggiori in termini di controllo della malattia. Si è portati dal punto di vista clinico a rinunciare a trattamenti più efficaci, anche se più impegnativi, solo perché il paziente non è messo in condizioni idonee a tollerare questo tipo di trattamento. Qualche anno fa, una ricerca ha dimostrato che con il solo cambio del fornitore dei pasti in un grande ospedale era aumentata di due giorni la degenza media delle chirurgie, perché c’era un minore apporto delle proteine nobili e quindi i pazienti avevano più difficoltà a recuperare dopo l’intervento. Questo ci fa capire come il ragionamento sbagliato del risparmiare sulla spesa del vitto dei pazienti porti ad avere meno spese da una parte e a perdere molti più soldi dall’altra".

Dunque, l’aspetto della nutrizione è fondamentale: su quello si deve prestare molta attenzione, soprattutto negli ospedali, vero?
"Certo, perché se a causa del cibo ho prolungato la degenza di due giorni ho perso un’opportunità di cura dei pazienti. Quindi, dobbiamo imparare a valutare il paziente sempre di più nella sua interezza, non limitandoci solo ad alcuni aspetti. Di questi esempi ce ne sono tantissimi: risparmiamo sul personale dell’anatomia patologica e, quindi, ritardiamo di qualche giorno le risposte per l’esame istologico. Questo si traduce nel cancro della mammella: sono stati presentati a dicembre di quest’anno i dati sulle guarigioni del cancro della mammella preso in fase iniziale (ammontano all’85 per cento) e al 64-65 per cento, se la chemioterapia adiuvante è iniziata oltre le otto settimane. Questo concetto della valutazione a silos dei malati oncologici, per cui, se io risparmio, non m’interessa quello che succede dopo, è un modello che dev’essere abbandonato".

L’immunoterapia nell’oncologia si sta rivelando la strada maestra, vero?
"Non è l’unica strada, ma una delle tante strade efficaci. Gli ultimi lavori stanno dimostrando che nel cancro del polmone l’associazione di chemio e immunoterapia è notevolmente superiore alla scelta di fare una sola di queste due terapie. Abbiamo intrapreso un percorso che sta portando a risultati straordinari. È uno di quei capitoli dove la nutrizione gioca un ruolo fondamentale: il paziente che è in cachessia o ha una sarcopenia (importante (progressivo declino e della massa e della forza muscolare ndr) non può essere valutato solo con una bilancia. Ci sono alcuni che soffrono di sarcopenia, ma sono obesi: sono privi di muscolo e in una situazione di maggiore fragilità . L’immunoterapia è un’arma straordinaria, perché impedendo al tumore di spegnere la risposta immunitaria lascia libero il nostro organismo e quindi la natura di adattarsi alle mutate condizioni del tumore. Questo è un aspetto molto affascinante. La chemioterapia o i farmaci a bersaglio molecolare spengono quel determinato meccanismo. Il nostro sistema immunitario è molto più abile dell’oncologo a riconoscere come il tumore cambia per resistere alle terapie, un’evoluzione in cui muoiono le cellule sensibili a bersaglio molecolare e restano vive quelle che non avevano questo meccanismo, che poi diventano la maggior parte. Allora è chiaro che, se il sistema immunitario comincia a capire questo e si adatta, è un grado di spegnere questa risposta".

Il professor Mantovani per spiegare quello che succede al sistema immunitario a noi profani ha fatto l’esempio di un poliziotto corrotto che non vede il cancro.
"Assolutamente sì. Quindi, se noi mettiamo in condizione il poliziotto di rispondere in maniera adeguata, non facendosi corrompere dal tumore, allora può intervenire lo stesso sistema immunitario per correre ai ripari".

Insieme all’immunoterapia la nuova frontiera dell’oncologia è la medicina personalizzata: un nuovo approccio terapeutico che sta dando grandi risultati…
"Il 7 marzo stiamo presentando nell’università La Sapienza di Roma, uno dei pochi centri di immuno-oncologia che ci sono in Italia: ce n’è uno a Siena e il secondo sarà questo. Nel Centro della Sapienza saranno presenti tutte le competenze, apparentemente le più lontane e disparate, per affrontare il tema dell’immunoterapia a 360 gradi. Ecco che il nutrizionista diventerà una figura importante: le alterazioni del microbiota, del resto, modificano la risposta alla terapia, magari perché il paziente di testa sua si è preso degli antibiotici (oppure del cortisone) creando un’alterazione della flora intestinale. Questa anomalia avviene anche se si mangia male. Spesso si crea uno squilibrio della flora intestinale anche con le diete fai da te magari lette su internet. In questo modo l’immunoterapia funziona di meno perché la stragrande maggioranza dei nostri linfociti si trovano proprio a ridosso della mucosa intestinale. Da questo colloquio costante tra il microbiota e le cellule più importanti del nostro sistema immunitario può scaturire un malfunzionamento della terapia, non perché l’immunoterapia non funzioni, ma perché non abbiamo creato le condizioni affinché attecchisca in maniera efficace".

Cosa dobbiamo evitare di mangiare per evitare il cancro?
"Non esiste nulla da evitare in maniera assoluta, ma bisogna stare attenti alle buone regole di scelta degli alimenti, conservazione e cottura. La scelta degli alimenti è fondamentale: alcuni pazienti spesso mi hanno posto il problema che con 850 euro di pensione non possono permettersi gli alimenti dell’agricoltura biologica, ma quelli che costano di meno e non sono da filiera. Però la filiera alimentare è molto importante, perché ci garantisce una conoscenza di come sono stati allevati gli animali, di come sono stati sacrificati e preparati per la vendita. Uno studio francese, che ha messo insieme più di un milione e mezzo di persone seguite per tanti anni, ha dimostrato che utilizzando più di due volte la settimana cibi ultra-processati, cioè piatti già pronti, dove la filiera delle singole componenti è irriconoscibile, c’è un aumento del 15 per cento di tutti i tumori. Non esiste un cibo maledetto, ma un percorso che va integrato. La scelta degli alimenti è importante. Ma anche la conservazione è importante. Tenere le patate a temperatura eccessivamente fredda, oppure mangiare il formaggio che ha fatto la muffa nel frigorifero grattando via la parte ammuffita (non pensando che le tossine di questi micobatteri sono liposolubili ed entrano in profondità in tutto il formaggio) sono abitudini sbagliate. Poi, anche la cottura è fondamentale: se si cuoce su una brace con legna di provenienza incerta, si potrebbero ingerire sostanze tossiche (specie se gli alberi vengono da un ambiente pericolosamente inquinato). Poi, bisogna imparare a riconoscere i cibi buoni: una salsiccia fatta dal macellaio di fiducia è un po’ grigia, quella della grande distribuzione bianca e rossa perché ha i coloranti (a questo dovremmo fare attenzione!). Inoltre, bisogna evitare metodologie di cottura che portano a carbonizzazione delle superfici, perché aumentano i livelli di tossicità. Anche col crudo lo stesso discorso: bisogna sapere da dove viene e come viene trattato, cioè se ci sono additivi, se c’è contaminazione di piombo e mercurio. Bisogna dire di no ad alimenti di dubbia provenienza".

L’immunoterapia è la strada giusta anche contro tumori difficili da sconfiggere come quello al pancreas?
"L’immunoterapia potrà fare moltissimo anche contro questi tumori che oggi sono difficili da affrontare, ma dobbiamo capire come farla funzionare meglio. Tutti questi parametri, che le ho appena delineato, giocano un ruolo fondamentale, soprattutto nei tumori che interessano il colon. I tumori dell’apparato gastro-intestinale insorgono in età sempre più giovane, questo dimostra che insieme all’immunoterapia è necessario focalizzare l’attenzione sulla nutrizione".

Gaetano Gorgoni

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