Cistite, i consigli del nefrologo: "Attenzione alle abitudini igieniche sbagliate"

sabato 23 febbraio 2019

Con Alessandro D’Amelio, responsabile UO Nefrologia e Dialisi – PO «Sacro Cuore di Gesù» di Gallipoli, abbiamo affrontato uno dei problemi più comuni tra le donne: anche in questo caso le automedicazioni fanno molti danni. Attenzione a non sottovalutare mai la cistite e le complicanze che ne derivano.

La cistite è una delle più ricorrenti e fastidiose infiammazioni della mucosa vescicale: tormenta soprattutto le donne, ma anche gli uomini possono contrarla. Questa patologia si fa sentire quando si comincia ad avvertire un bisogno continuo e doloroso di urinare. Quando si sottovaluta la cistite, il problema si cronicizza e si estende pericolosamente alle vie genitali e urinarie. Il problema a volte è asintomatico e può essere trasmesso anche attraverso i rapporti sessuali. L’infiammazione è causata dai batteri che popolano l’ultimo tratto dell’intestino (colibacillo e altri patogeni). È fondamentale, dunque, una corretta igiene intima: in questo servizio, attraverso i consigli di un espertissimo specialista, vi diremo tutto quello che c’è da sapere sulla cistite. Custodite gelosamente queste informazioni!

INTERVISTA AL RESPONSABILE DEL REPARTO DI NEFROLOGIA DELL’OSPEDALE DI GALLIPOLI, ALESSANDRO D’AMELIO

Alessandro D’Amelio, Responsabile UO Nefrologia e Dialisi – P.O. “Sacro Cuore di Gesù” – Gallipoli (Le) - Componente Commissione Didattica Nazionale per l’Iter Formativo in Ecografia Nefrologica SIN-SIUMB, Membro Consiglio Direttivo Società Italiana di Diagnostica Integrata in Urologia, Andrologia, Nefrologia (SIEUN), risponde alle nostre domande

La cistite è una delle infezioni più ricorrenti tra le donne. I profani, però, sono un po’ confusi: si va dal ginecologo, dall’urologo o dal nefrologo?

«Beh, in teoria tutte e tre le figure specialistiche possono ugualmente entrare in gioco nel caso di una cistite “femminile”. Le vie urinarie in una donna hanno uno sbocco in comune con le vie genitali rappresentato dalla vagina e, quindi, ben si comprende come infezioni delle basse vie urinarie (ovvero la cistite) possano diffondersi all’apparato genitale (e viceversa) con il ginecologo che saprà ben intervenire terapeuticamente sulla patologia urinaria. Tuttavia, proprio perché la cistite rappresenta un’infezione del tratto basso urinario con potenziale diffusione alle alte vie urinarie il ruolo dell’urologo e ancor meglio quello del nefrologo appaiono preponderanti. Se poi vogliamo dirla tutta spesso un intervento “integrato” sinergico tra i vari specialisti può sortire un risultato ancora migliore laddove si configurino patologie concomitanti urogenitali in grado di giustificare la persistenza e il ripetersi della infezione urinaria».

Perché gli uomini la contraggono raramente rispetto alle donne? Quali sono le cause di questo disturbo?

«La via più comune di infezione delle vie urinarie (IVU) è quella ascendente e la donna è particolarmente predisposta alla infezione per la sua conformazione anatomica e in particolare per la brevità dell’uretra (ricordo che l’uretra  è quel canale che collega la vescica all’esterno sboccando in vagina assieme alle vie genitali).  Dal punto di vista anatomico la vicinanza della vagina (in cui sfocia la via urinaria) e la zona anale è una potenziale spiegazione della maggiore suscettibilità alla IVU del sesso femminile. Abitudini igieniche sbagliate ovvero, ad esempio, la pulizia della zona anale al termine della defecazione con movimento postero-anteriore può portare i germi normalmente presenti nel tratto intestinale verso la vagina e quindi provocare infezioni. Uso di assorbenti interni vaginali (in corso di ciclo mestruale) rappresenta un’ulteriore possibilità di sviluppo di IVU. Indumenti stretti (pantaloni) che non lasciano traspirare la zona perineale, uso di contraccettivi orali, abitudine a trattenere le urine per evitare di usufruire di bagni al di fuori di quelli familiari, scarsa tendenza a bere, rapporti sessuali ripetuti senza adeguata toilette intima (consigliabile altresì urinare al termine di un rapporto sessuale per “lavare” l’uretra da eventuali germi). Anche lo stress (siamo tutti più o meno stressati!) può concorrere, assieme a quanto detto in precedenza, allo sviluppo di IVU determinando un abbassamento delle difese immunitarie e una alterazione della flora batterica abituale intestinale e vaginale».

La cistite può essere asintomatica, quali effetti dannosi genera nel nostro organismo?

«Esiste la cistite che non dà segno di sé se non fosse per la positività alla urinocoltura. Spesso si tratta di una carica batterica bassa, superiore ai 100.000 germi, che non merita generalmente trattamento antibiotico ma che può essere tenuta sotto controllo con particolari farmaci (ad es. estratti naturali che interferiscono con l’aderenza dei germi alla parete vescicale come per l’Escherichia Coli, il germe più spesso responsabile delle IVU).  La cistite asintomatica (chiamiamola anche batteriuria asintomatica) è una condizione relativamente comune in soggetti che presentano alterazioni funzionali o anatomiche della via escretrice. Il trattamento è consigliato solo in caso di gravidanza o in caso debba essere effettuato un intervento chirurgico ovvero una indagine strumentale urologica o in età pediatrica. Particolare attenzione deve essere prestata in donne in gravidanza in quanto possono evolvere in IVU sintomatiche: in questo caso la profilassi antibiotica deve essere presa in considerazione. Viceversa, in soggetti anziani portatori di catetere vescicale a permanenza tale condizione risulta spesso parafisiologica e il suo trattamento va deciso in base alla situazione clinica generale».

Come si cura questa patologia?

«Il problema è che spesso questa patologia non si cura adeguatamente e/o viene sottovalutata e questo comporta purtroppo una sua cronicizzazione e, in definitiva, vari problemi. L’errore che frequentemente viene fatto, soprattutto dalle donne, è quello di assumere in presenza di una sospetta cistite (sintomi spesso presenti: bruciore alla minzione, minzione frequente e difficoltosa, dolore sovrapubico, urine maleodoranti, febbricola) immediatamente un antibiotico, magari consigliato da una amica o una vicina di casa che già aveva avuto sintomi simili. Questa è una abitudine, ripeto, molto diffusa e sbagliatissima: si assume un farmaco senza sapere se è quello giusto ed efficace, spesso si assume per una durata troppo breve (due o tre giorni), a dosaggio sbagliato.  Così facendo si rischia di prolungare il danno per la presenza dei germi verso cui è inefficace l’antibiotico assunto autonomamente, cronicizzando l’infezione ma anche creando resistenze agli antibiotici. Cosa fare invece? Effettuare immediatamente una urinocoltura (raccogliere un campione di urine, preferibilmente del primo mattino, in un contenitore sterile) e portarlo immediatamente presso un laboratorio analisi o, in alternativa, conservarlo in frigorifero per poi inviarlo il giorno dopo per l’analisi). Una volta prelevato il campione di urine potrà eventualmente (solo se i sintomi sono importanti e non sopportabili) essere iniziata una terapia antibiotica sempre solo su consiglio dello specialista (evitare il “fai da te”!), terapia che potrà poi essere confermata o modificata dal risultato dell’urinocoltura effettuata (tre giorni generalmente per il risultato). La condotta normale rimane comunque aspettare l’esito della urinocoltura per avviare una terapia mirata con il giusto antibiotico (e comunque avere la certezza che si tratta di una IVU e non di altro). La presenza di IVU ricorrenti deve essere affrontata in maniera più attenta e appare utile in questi casi effettuare una terapia profilattica antibiotica personalizzata sempre sotto guida specialistica. Ovvio effettuare in caso di IVU un esame ecografico dell’apparato urinario che potrà mettere in luce eventuali situazioni patologiche che possono giustificare la presenza della IVU (difficoltà a svuotare la vescica con un ristagno urinario in soggetti con ipertrofia prostatica, calcolosi reno-vescicale infetta, diverticoli vescicali, dilatazioni calicopieliche, ecc) (vedi immagine ecografia)».

La cistite può nascondere problemi più seri?

«La cistite può essere parte di una patologia ancora più importante che è la pielonefrite ovvero il coinvolgimento dei reni in una infezione partita dalla vescica. Occorre non trascurare questa eventualità in quanto può mettere a rischio la stessa funzionalità renale con conseguenze gravi. Presenza di dolore lombare, febbre elevata con brividi, disturbi della minzione fanno sospettare questa eventualità che necessita di un pronto ricovero ospedaliero. Esiste la possibilità che una cistite possa essere “qualcosa di diverso”. Pensiamo alla cistite emorragica, una IVU caratterizzata da evidente emissione di sangue nelle urine: in questi casi occorrerà comunque escludere presenza di neoformazioni vescicali (papillomi – v. immagine ecografica - o altre masse occupanti spazio dell’apparato urinario) per non rischiare di sottovalutare e scambiare il sintomo. Anche qui un’ecografia dell’apparato urinario e delle vescica in particolare potrà dirimere eventuali dubbi riservandoci indagini strumentali di secondo livello (cistoscopia, UROTC) qualora dovessimo avere ancora dubbi».

Gaetano Gorgoni

 

Altri articoli di "Salute Sette"
Salute Sette
20/05/2019
Oggi, grazie all’intervento del dottor Alessandro D’Amelio, parliamo di un ...
Salute Sette
18/05/2019
Un progetto realizzato dal Bambino Gesù con la Onlus ...
Salute Sette
17/05/2019
“La testa nel pallone” è una manifestazione che compie 12 anni: in ...
Salute Sette
16/05/2019
Da oggi, fino al 14 giugno, i leccesi potranno accedere al Fazzi e in altri centri ...
Oggi, grazie all’intervento del dottor Alessandro D’Amelio, parliamo di un esame che che qualcuno ...
clicca qui