M5S, interrogazione su Mignone per immobile di proprietà. La replica: "Ricostruzione fuorviante"

mercoledì 20 febbraio 2019

Alcuni senatori grillini presentano un’interrogazione parlamentare su un immobile di proprietà della procuratrice a Porto Cesareo e sulla concessione demaniale. La replica del legale: “Ricostruzione errata e fuorviante”.

Un immobile di proprietà che diventa materia di scontro e di “sospetto”: il Movimento Cinque Stelle punta il dito contro Elsa Valeria Mignone, volto strategico della magistratura salentina, impegnata da anni nella lotta alla criminalità e nel contrasto agli abusi ambientali, per chiedere conto di una concessione demaniale che le vede coinvolta, con la sensazione di provare a gettare qualche “ombra” nei confronti della stessa procuratrice.

La Mignone, come detto, finisce nel mirino dei pentastellati per un immobile di proprietà a Porto Cesareo (costruito circa cinquant’anni fa) e per una vicenda legata alla domanda di concessione demaniale ad esso collegata. A sottoscrivere l’iniziativa sono stati i senatori Emanuele Dessì, Agostino Santillo, Alessandro Riccardi, Patty L’Abbate, Primo Di Nicol, Arnaldo Lomuti, Maria Domenica Castellone, che hanno presentato un’interrogazione parlamentare, rivolta ai Ministri delle Infrastrutture Toninelli e dell’Ambiente Costa, sull’avviso di pubblicazione di una domanda di concessione demaniale marittima (prot. n. 1531).

IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE

La richiesta della procuratrice Elsa Valeria Mignone, presentata “per conto proprio – si legge nell’interrogazione - e di altri soggetti interessati, sarebbe tesa ad ottenere il rilascio della concessione per un'area demaniale marittima di circa 42,60 metri quadrati, in località Scalo di Furno-Bacino grande, allo scopo di mantenere una porzione di fabbricato a tre piani e relativo giardino di pertinenza”.

Nell’interrogazione, si legge ancora: “Considerato che, per quanto risulta agli interroganti, la richiedente a tutt'oggi è proprietaria dell'immobile costruito in parte su suolo demaniale; la proprietaria stessa in data 6 novembre 2018 ha inoltrato, alla Capitaneria di porto di Gallipoli, alla Direzione regionale Puglia e Basilicata dell'Agenzia del demanio, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Provveditorato di Bari (ufficio genio civile), una richiesta di sollecito alla conclusione dell'istanza di sdemanializzazione presentata con nota del 21 dicembre 1978 e acquisita in pari data al protocollo della Capitaneria di porto di Gallipoli; considerato inoltre che, per quanto risulta: si apprende dalla richiesta di sollecito che dopo 41 anni si insiste ancora nell'ottenere la sdemanializzazione; risulta che l'immobile, costruito all'interno del sito archeologico di Scalo di Furno-Bacino grande, area di grande pregio ambientale sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta, disti 76 metri dal nucleo centrale del sito stesso e 13 metri dal mare; la dottoressa Mignone è procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Lecce presso la quale è preposta, tra l'altro, al perseguimento dei reati ambientali”.

Alla luce delle considerazioni, i senatori chiedono di sapere: “se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti sopra esposti; se, nell'ambito delle proprie competenze, vogliano valutare l'opportunità di adottare iniziative in relazione a quanto descritto; se e quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere, al fine di arrestare il fenomeno dell'abusivismo edilizio e della cementificazione selvaggia, che arreca gravi danni al territorio, all'ambiente, alla convivenza civile e al concetto stesso di legalità”.

LA REPLICA: “RICOSTRUZIONE FUORVIANTE”

Una ricostruzione “errata e fuorviante”: si riassume così la replica del legale della procuratrice Mignone, l’avvocato Saverio Sticchi Damiani, che, in una nota, precisa: “L’immobile, sito in Porto Cesareo, in località Scalo di Furnbo, è stato legittimamente assentito con licenza di costruzione del 31 ottobre 1962 ed è stato realizzato conformemente al progetto assentito. Una delle unità immobiliari realizzate è stata, successivamente acquistata, con regolare atto notarile del 1969, dal padre della dottoressa Mignone. Soltanto nel 1970 la Capitaneria di Porto ha accertato che una ridotta porzione dell’area di sedime dell’immobile ricadeva in uno spazio demaniale”.

“A valle di tale accertamento – prosegue Sticchi Damiani -, i proprietari dell’epoca, con istanza del settembre 1970, poi reiterata nel 1978, a seguito del parere favorevole del Ministero della Marina Mercantile (oggi Mit) nel senso che la zona non interessa i pubblici usi, avanzavano formale richiesta di sdemanilizzazione dell’area in esito alla quale venivano acquisiti i pareri favorevoli da parte di tutti gli enti preposti: tale procedimento è ancora in corso e la sua definizione è stata sollecitata, da ultimo, con istanza del 6 novembre del 2018. Nelle more della definizione le Autorità preposte concedevano l’uso di detta area demaniale senza soluzione di continuità ai proprietari, i quali corrispondevano, regolarmente, il canone concessorio”.

“Da ultimo – aggiunge -, l’1 maggio del 2014, la dottoressa Elsa Valeria Mignone subentrava, a seguito della dipartita della propria madre, nella titolarità dell’immobile e, dopo specifica istanza, nella titolarità del rapporto concessorio, provvedendo, regolarmente, al pagamento dei canoni. La concessione demaniale, rilasciata in favore della madre della dottoressa Mignone, riporta un timbro attestante la proroga della concessione sino al 31 dicembre 2020”.

“Così ricostruiti i fatti – conclude il legale -, non è dato comprendere le ragioni per cui oggi, a distanza di oltre 50 anni dalla realizzazione dell’immobile, con una prospettazione in atto assolutamente errata e fuorviante, venga posta all’attenzione pubblica una simile vicenda”.

 

 

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