In Italia il più basso tasso di fecondità d’Europa: poca informazione sulle malattie sessualmente trasmesse

mercoledì 20 febbraio 2019
"Lo Studio Nazionale Fertilità" conferma l’allarme: gli italiani sono sempre meno fecondi e poco informati sulle malattie sessualmente trasmesse. Dal report pubblicato sul Ministero della Salute emerge la necessità di promuovere l’informazione a scuola.

Non è più tempo di tabù e ignoranza: l’Italia deve riuscire a fare un passo avanti. "È tempo di promuovere nelle scuole una corretta educazione ai temi di salute facendo sì che la salute diventi materia di insegnamento trasversale in tutte le scuole, in linea con gli insegnamenti dell’Organizzazione Mondiale della Salute e attraverso un’alleanza tra scuola e Sistema Sanitario Nazionale, tenendo conto degli obiettivi, dei soggetti, delle risorse dei saperi umanistici e scientifici e delle relazioni che li legano, per cosi dire, attraverso un approccio scolastico globale". La ministra Giulia Grillo ha commentato così i risultati dello Studio Nazionale Fertilità pubblicato ieri sul sito del Ministero della Salute (qui il link). Si tratta di un approfondimento sulle conoscenze, comportamenti e atteggiamenti in ambito sessuale e riproduttivo di adolescenti, studenti universitari, adulti in età fertile e professionisti sanitari.

Il quadro che emerge non è confortante: c’è poca informazione, spesso errata perché ci si informa via web fidandosi anche di fonti non attendibili, e qualche volta si ignorano totalmente le malattie sessualmente trasmesse. A scuola non si fa prevenzione e informazione e non si spiegano quali sono i rischi.

Papilloma virus e condilomi genitali (ci si infetta col semplice contatto della pelle, ma si può evitare col vaccino), herpes genitale, sifilide (che si sta diffondendo nuovamente e se non curata porta a gravi complicanze), Hiv e Aids, epatite virale, gonorrea, candida, clamidia, Trichomonas vaginalis (infezione meno nota che colpisce soprattutto le donne), pediculosi del pube (un parassita che si nutre del sangue alla base del bulbo pilifero): sono alcune delle malattie sessualmente trasmesse che si possono evitare usando il preservativo.

Molte delle malattie citate in precedenza possono causare infertilità. È importante conoscerle per curarle e prevenirle, ma tra i giovani spesso non c’è consapevolezza: la superficialità spinge molti adolescenti a osare. Ci si avventura in rapporti sessuali spesso senza preservativo con persone sconosciute affidandosi al coito interrotto. Questo è un problema che sta riattivando malattie che sembravano fino a ieri sotto controllo: la sifilide e l’HIV (in un precedente servizio abbiamo spiegato che solo nel mese di gennaio ci sono stati quattro nuovi pazienti infettati).

"Ritengo che sia necessaria una fattiva collaborazione tra i diversi livelli politici e istituzionali per promuovere una consapevolezza nelle persone e un cambiamento culturale che porti negli anni, non solo ad aiutare le persone ad avere il numero di figli che desiderano, ma anche a rendere tutte le diverse fasce di popolazione, uomini e donne, ragazzi e ragazze più consapevoli dell’importanza della tutela propria salute sessuale e riproduttiva" ha commentato la ministra Grillo in conferenza "Mi auguro che si possa realizzare appieno la stretta collaborazione con il MIUR da poco sancita e sono fiduciosa che la collaborazione attiva con i medici di medicina generale, con i pediatri di libera scelta e con gli operatori territoriali dei consultori familiari possa portare ad una capillare intervento anche in fasce della popolazione più marginali. Le istituzioni deputate alla formazione continua dei professionisti sanitari dovranno a tal proposito fornire loro gli strumenti più adeguati per lavorare con coscienza e responsabilità".

Eppure, nelle scuole l’educazione sessuale continua a essere un tabù, nonostante diversi studi medici ci spieghino che tantissimi adolescenti hanno i primi rapporti sessuali non protetti tra i 12 e i 15 anni. L’atteggiamento di molti dirigenti scolastici è di chiusura a determinate iniziative come quella che qualche hanno fa mise in campo il direttore del Centro Malattie infettive dell’Asl leccese, il dottor Eugenio Romanello, che si vide negare da alcune scuole la possibilità di condurre uno studio relativo alla sessualità attraverso le interviste e gli incontri con gli alunni. Servirebbero, invece, iniziative di questo tipo per avere il polso della situazione sul nostro territorio e aiutare le nuove generazioni a conoscere tutte le informazioni utili alla propria salute riproduttiva e sessuale.

L’indagine sugli adolescenti: informazioni su internet, ma spesso sono sbagliate

Un campione di oltre 16mila studenti tra i 16 e i 17 anni ha risposto alle interviste (in forma anonima) alle domande degli esperti. Emerge la sovrastima delle informazioni in possesso: i ragazzi s’informano su internet. Rimangono poco utilizzati e conosciuti i consultori (situazione invariata rispetto al 2010). Solo un 3% dei maschi e un 7% delle femmine si rivolgono a queste strutture: anche in questo caso è sotto accusa la scarsissima informazione sul servizio. Un adolescente su tre dichiara di aver avuto rapporti completi entro i 16 anni, quindi, è veramente inutile ignorare i discorsi relativi al sesso. I metodi contraccettivi più conosciuti sono il preservativo (99%) e la pillola (96%). Resta stabile la percentuale di chi non utilizza alcun metodo (10%), mentre aumenta l’utilizzo del preservativo (più del 70% al primo rapporto e negli ultimi 3 mesi) ma anche quello del coito interrotto (circa il 25%) e del calcolo dei giorni fertili (11%).

Se ne parla poco a scuola, ma anche a casa: la famiglia è un luogo in cui difficilmente si affrontano argomenti quali "sviluppo sessuale e fisiologia della riproduzione", "infezioni/malattie sessualmente trasmissibili" e "metodi contraccettivi" (solo il 20% degli intervistati parla in famiglia di questi argomenti in maniera approfondita). Eppure la maggior parte dei ragazzi ritiene che a scuola si dovrebbero affrontare tutti questi problemi. Emerge anche una differenza tra nord e sud: nel settentrione si parla di più dei temi della sessualità e riproduzione e i ragazzi sono più consapevoli. Inoltre, solo il 7 per cento degli alunni pensa di non fare figli in futuro. Anche tra gli adulti la consapevolezza sulla fertilità e sui rimedi per proteggerla non è altissima. C’è la necessità di eliminare questo pericoloso gap informativo e la scuola ha il dovere di rimboccarsi le maniche. Anche l’infertilità, del resto, spesso è il risultato della mancanza d’informazioni Insomma, c’è ancora molto da fare sul piano della prevenzione e della protezione della nostra salute riproduttiva.

Gaetano Gorgoni


 

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