Parte la chirurgia dell’obesità al Fazzi: oggi il primo intervento, stop ai “viaggi della speranza”

lunedì 18 febbraio 2019

Ancora una volta in sala operatoria col direttore di Chirurgia del Vito Fazzi di Lecce, Marcello Spampinato, per raccontarvi la grande novità della sanità leccese: da oggi gli obesi non dovranno più operarsi fuori. «Il Salento ha la più alta incidenza di obesità patologica». Ecco come funziona l’operazione allo stomaco.

Oggi siamo tornati nel primo blocco operatorio dell'ospedale Vito Fazzi per seguire la prima operazione di chirurgia dell'obesità nel Leccese. Il noto chirurgo Marcello Spampinato, che vedete nelle foto all'interno del suo studio e mentre segue la sua équipe in sala operatoria, insieme alla direzione del Fazzi e all'Asl Lecce, ha dato vita a una squadra multidisciplinare che prende in carico il paziente prima, dopo e durante l'intervento. La chirurgia bariatrica ha fatto grandi passi in avanti in questi anni, ma troppi salentini erano costretti a una migrazione sanitaria deleteria per la sanità pubblica pugliese e anche le le economie di tante famiglie. Per spiegare bene come si agisce chirurgicamente a chi non è un addetto ai lavori, possiamo dire che la chirurgia agisce riducendo lo spazio dello stomaco. Il paziente viene preparato a livello psicologico e nutrizionale. Nella maggior parte dei casi si ricorre a quattro tipi di interventi, a seconda del tipo di soggetto coinvolto: bendaggio gastrico regolabile, sleeve gastrectomy, bypass gastrico, diversione biliopancreatica standard o con duodenal switch). Ci può essere anche una chirurgia di revisione: secondi o terzi interventi necessari dopo il fallimento nella perdita di peso o dopo l'insorgere di complicazioni a lungo termine.

La chirurgia mininvasiva laparoscopica, che è l'approccio dedicato alla quasi totalità degli interventi eseguiti, permette di agire in sicurezza e con grande precisione. Il recupero postoperatorio è più facile e la degenza breve. Siamo entrati in sala operatoria per capire come si svolge l'intervento: abbiamo osservato tanti medici in azione, intenti a scrutare il paziente e il videoterminale scambiandosi informazioni e pareri sotto la guida scrupolosa del dottor Marcello Spampinato.

INTERVISTA AL DOTTOR MARCELLO SPAMPINATO, DIRETTORE DELL'OUC DI CHIRURGIA GENERALE DELL'OSPEDALE «VITO FAZZI» DI LECCE

Dottore, oggi parte la nuova sfida dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce: stiamo assistendo alla prima operazione chirurgica fatta a Lecce per contrastare l’obesità.

«Oggi abbiamo dato il via al trattamento chirurgico per l’obesità, grazie al consenso della direzione strategica e con un progetto ben studiato, per far fronte alle tantissime richieste del territorio e per bloccare la migrazione dei pazienti verso altre regioni. Fino ad oggi, tante persone si sono rivolte a strutture del nord per questi interventi chirurgici: era un problema economico per le famiglie costrette al spostarsi e per il sistema sanitario. C’è un’attenzione importante anche a livello regionale su questa problematica e, quindi, avendo il Salento una delle più alte incidenze di obesità patologica, oggi offriamo a tanti pazienti di questo territorio la possibilità di giovarsi di un trattamento chirurgico senza dover andare via. Questo progetto coinvolge tanti responsabili di altre Unità Operative: Endocrinologia, Psichiatria, Servizio di Nutrizione, Chirurgia, Medicina interna, Endoscopia, ma anche Rianimazione. Si è creato un team multidisciplinare che ha avviato il progetto di chirurgia dell’obesità con tutti questi attori e un’équipe multidisciplinare, che segue il paziente dalla fase pre-operatoria fino a quella post operatoria. C’è una prima fase i cui alcune figure monitorano il paziente per capire se quest’ultimo può essere candidato all’intervento».

È un importante passo in avanti per arginare i «viaggi della speranza»: basta andare al nord. Oggi parte la chirurgia dell'obesità con una squadra multidisciplinare che prende in carico il paziente in maniera totale, vero?

«Al Fazzi ci sono tutte le prerogative per eseguire questi interventi in sicurezza. La tecnologia non è un problema. In questo tipo di trattamenti quello che è fondamentale è la valutazione multidisciplinare, che deve prevedere un percorso nutrizionistico, di cui si occuperà il dottor Caroli e la sua squadra, una valutazione psichiatrica del dottor De Giorgi con la sua équipe (perché alcuni di questi pazienti hanno un substrato psichiatrico che dev'essere escluso), una valutazione endocrinologica eseguita dal dottor Negro e dal suo team, poi c'è la mia équipe per la parte chirurgica e poi ci sarà il percorso postoperatorio, che verrà seguito dai colleghi della Rianimazione guidati dal dottor Polito e Dell'Anna per quanto riguarda l'endoscopia. Quindi, si è cercato di creare un team multidisciplinare che si prenda carico a 360 gradi sia della fase preoperatoria, ma anche intraoperatoria, dei controlli e del follow-up post operatorio».

Come si svolge l'operazione contro l'obesità?

«Esistono diverse tipologie di interventi che possono essere eseguiti: la scelta dipende dal peso del paziente e da altre caratteristiche. Bisogna studiare, volta per volta, qual è il tipo di paziente che abbiamo di fronte. Si va dalla sleeve gastrectomy, così definita perché consiste nel creare una riduzione in verticale dello stomaco, fino al mini bypass gastrico che consente una riduzione della portata dello stomaco».

Dunque, si interviene direttamente sullo stomaco per ridurre la fame, giusto?

«Riducendo il volume dello stomaco, in un modo o nell'altro, si agisce sulla fame».

Sono operazioni rischiose?

«Il rischio non è tanto nell'intervento in sé, ma nel fatto che il paziente obeso è un soggetto fragile con un più elevato rischio di complicanze postoperatorie che possono essere non solo legate all'intervento, ma anche al metabolismo del paziente e a come respira. C'è un maggior rischio di infezioni ed embolie post operatorie. Sono interventi che, seppur fatti con procedure mininvasive in laparoscopia, hanno un certo grado di rischi e complicanze legati alla condizione generale e del paziente e non tanto al tipo di intervento che viene fatto».

Quanto dura in media un intervento del genere?

«Un'ora e mezza o due ore».

Quanto tempo dev'essere ricoverato il paziente?

«Siamo all'inizio di questa esperienza e, per offrire il miglior servizio possibile, abbiamo creato una collaborazione con un centro di chirurghi esperti di Roma, che verranno a fare una forma di tutoraggio all'anglosassone, per garantire un massimo di expertise in sala operatoria. Chiaramente si parla di una degenza media di 4-5 giorni, se non ci sono complicanze. Voglio rivolgere un particolare ringraziamento al professor Paolo Gentileschi dalla Università di Tor Vergata per il tutoraggio in sala operatoria alla mia equipe in data odierna».

Un obeso può guarire dopo un'operazione del genere?

«Un obeso può migliorare la sua condizione e la sua qualità di vita. Può far sì che la perdita di peso gli crei meno problematiche nella vita, perché la riduzione dell'obesità può ridurre i rischi cardiovascolari e le eventuali problematiche legate al diabete. Può migliorare la componente delle ossa e delle articolazioni di questo paziente».

Com'è possibile che la Puglia, il Molise e altre regioni del sud abbiano un tasso di obesità così alto?

«Probabilmente la famosa dieta mediterranea è stata dimenticata. Ci si muove poco. I cibi spazzatura sono in aumento, soprattutto in età pediatrica, e questo predispone all'obesità in età adulta».

Gaetano Gorgoni 

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