Puglia, record di obesità e diabete: le nuove terapie

sabato 16 febbraio 2019

I nuovi farmaci riducono le complicanze, ma per il diabete non esiste una cura definitiva: il trapianto di pancreas espone a molti rischi. L’appello del professor Giorgino: “Necessario avviare presto una rete di centri in tutta la Puglia”. 

Oggi si è conclusa la due giorni dedicata al diabete in cui i più importanti esperti si sono incontrati al Castello Carlo V di Lecce per fare il punto della situazione su diagnosi e cure. 

Il convegno intitolato “L’eterogeneità del diabete mellito: nuove acquisizioni fitopatologiche, nuove terapie”, è stato fortemente voluto dalla responsabile scientifica, dottoressa Rosalia Serra, che ha illustrato il lavoro che quotidianamente viene svolto nell’Asl leccese e i buoni risultati terapeutici raggiunti. 

Il diabete colpisce milioni di persone ogni anno ed è caratterizzato da un aumento della quantità di zucchero nel sangue (glicemia).

Il problema è dovuto a un’alterata funzione o quantità dell’insulina (ormone prodotto dal pancreas). 

Il diabete mellito, quindi, è una malattia metabolica conseguente a un calo di attività dell'insulina, un ormone prodotto dalle cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas. 

“La nostra branca in questi anni è cresciuta molto, perché le nuove terapie abbassano la glicemia e permettono la protezione cardiovascolare e renale - ha spiegato la dottoressa Rosalia Serra - Le ipoglicemie che il paziente diabetico ha sono delle complicanze delle terapie e averle ridotte è un grande passo in avanti. La sicurezza dei nuovi farmaci permette di evitare il ricorso continuo di questi pazienti agli ospedali”.  

INTERVISTA AL PROFESSOR FRANCESCO GIORGINO, DIRETTORE DELL’UNITÀ OPERATIVA DI ENDOCRINOLOGIA DEL POLICLINICO DI BARI

Professore, la Puglia ha un primato negativo sul piano del diabete. 

“La Puglia è la Regione italiana con maggior numero di obesi e diabetici. Siamo ai primi posti di una classifica negativa, insieme a Campania, Calabria, Molise: questo è ben noto ai nostri amministratori che stanno intervenendo. Occorre fare di più sul piano della sensibilizzazione e a livello della medicina generale, sia a livello della creazione di una rete di centri di diabetologia distribuiti in maniera omogenea sul territorio regionale, che offrano standard elevati e omogenei di cura. Questo è un progetto a cui stiamo lavorando e l’auspicio è che possa compiersi al più presto”. 

Dal convegno è emerso che esistono diverse nuove terapie per combattere il diabete e sicuramente bisogna individuarle analizzando il singolo caso, vero? 

“Ci sono delle nuove raccomandazioni per le terapie delle persone con diabete di tipo 2, che tengono in considerazione le caratteristiche specifiche dei singoli pazienti. Alcuni soggetti oltre al diabete si ritrovano a dover affrontare una malattia cardiovascolare importante: c’è chi ha avuto un infarto o un ictus, oppure insufficienza renale, eccessiva obesità o altri tipi di fragilità. È uno scenario molto diversificato, perché per alcuni pazienti il diabete diventa solo un problema in più. Ci sono tante diverse tipologie di pazienti e poi c’è il singolo con le sue esigenze e il proprio stile di vita: tutto questo dev’essere valutato quando prescriviamo dei farmaci“.

La terapia farmacologica diventa sempre più efficiente. 

“I nuovi farmaci hanno dimostrato di essere molto più efficaci del passato, non solo nel ridurre la glicemia, ma anche il rischio delle malattie cardiovascolari, danno renale e prevenzione dell’aumento di peso. Farmaci molto sicuri che non danno effetti collaterali. Siamo nella condizione di poter scegliere la terapia più giusta in base alle esigenze specifiche del soggetto”. 

Non esiste ancora una cura definitiva per il diabete: ci sono speranze? 

“È vero, il diabete è ancora una malattia da cui non si guarisce definitivamente: questo vale per il diabete di tipo 1, che colpisce i bambini e i ragazzi giovani, sia il diabete di tipo 2. Nel caso di diabete di tipo 2 con dei sacrifici, una dieta mirata e controllando la glicemia, si può fare una vita normale in alcuni casi. Ma è chiaro che il diabete non va via e siamo ancora alla ricerca di soluzioni che eliminino questa malattia. Il trapianto di pancreas può rappresentare una soluzione, ma non è semplice da attuarsi: richiede un intervento chirurgico, ci può essere il rigetto ed è necessaria la terapia immunosoppressiva. Non si tratta di una soluzione ottimale, ma la ricerca sta puntando a ingegnerizzare delle cellule che producano insulina così come quelle che vengono danneggiate dalla malattia. La ricerca è a caccia di soluzioni per ringiovanire il pancreas che è ammalato nel paziente col diabete di tipo 2”. 

Quali sono i fattori di rischio? Quando deve scattare l’allarme? 

Auguri “Esistono dei fattori di rischio noti per il diabete di tipo 2, che è la forma più comune (15-20 volte più frequente del diabete di tipo 1): familiarità, obesità, sedentarietà, il riscontro di alterazioni minime della glicemia, oppure aver avuto diabete durante la gravidanza. Ma anche patologie che possono essere più frequentemente associate al diabete come l’ipertensione arteriosa, la malattia cardiovascolare, la dislipidemia, la sindrome dell’ovaio policistico: è chiaro che c’è una consapevolezza diversa oggi. Tutte queste situazioni non sono da sottovalutare. La medicina generale dovrebbe intervenire in tempo su questi fattori di rischio modificabili. Da tempo cerchiamo di fare cultura e di diffondere queste informazioni a livello della società civile. Chi ha un genitore diabetico non può fare finta di niente: questa informazioni devono essere comunicate a chi corre il rischio di diventare diabetico. Informazione ed educazione della popolazione sono fondamentali. È necessario un percorso specifico per tutte quelle categorie di persone che presentano più fattori di rischio. Una donna che ha avuto il diabete gestazionale, di 45-50 anni, che è obesa e figlia di un diabetico, ha un rischio altissimo di contrarre il diabete: per queste persone ci vorrebbe un programma di sorveglianza specifico”. 

Gaetano Gorgoni

 

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