Ecotassa, la Regione sconfitta al Tar: rimborsi a 81 Comuni per 10 milioni di euro

venerdì 15 febbraio 2019

L’ultima parola sulla vicenda verrà pronunciata il prossimo 14 marzo dal Consiglio di Stato.

Il Tar di Lecce ha annullato gli atti regionali relativi all’ecotassa dell’anno 2018. Accolto il ricorso proposto dall’avvocato Luigi Quinto per conto di 81 Comuni della provincia, con in testa il Comune capoluogo: riconosciuto il diritto per i ricorrenti di vedersi riconoscere la premialità consistente nell’abbattimento dell’80% dell’ecotassa.

La Regione Puglia aveva infatti nuovamente stabilito per la quasi totalità dei Comuni della provincia di Lecce il pagamento dell’ecotassa nella misura massima di 25 euro per ogni tonnellata di rifiuto conferito in discarica, con conseguente aumento della Tari a carico dei cittadini.

I fatti risalgono al 2014 quando i comuni salentini si sono opposti per la prima volta alla decisione della Regione Puglia di fissare l’ecotassa a 25 euro per ogni tonnellata di rifiuto conferito in discarica, il massimo previsto dalla legge, per tutti i Comuni che non avessero raggiunto elevate percentuali di raccolta differenziata, dando così avvio alla battaglia legale.

Nella sentenza di questa mattina (presidente Eleonora Di Santo, estensore Ettore Manca), sono stati censurati gli atti regionali per violazione della legge statale risalente al 1995, che ha istituito l’ecotassa e che riconosce, tra i principi fondamentali, una premialità, consistente nella riduzione dell’80% del tributo, per chi conferisce in discarica solo lo scarto di un particolare trattamenti. Premialità sempre negata dalla Regione, che ha invocato la disciplina regionale, che prevede delle riduzioni solo per il raggiungimento di elevate percentuali di raccolta differenziata, di fatto disapplicando la legge statale che invece valorizza il trattamento dei rifiuti prima dello smaltimento.

Luigi Quinto, nell’interesse dei Comuni salentini, ha dimostrato che il sistema impiantistico della provincia di Lecce, in funzione dal 2009, determina lo smaltimento in discarica di una percentuale contenuta nella misura del 30%, la più bassa della Puglia e tra le più basse del Paese, evidenziando come non si possa dare rilievo esclusivamente al momento iniziale della raccolta, ma occorra valorizzare anche la successiva fase di trattamento, poiché quello che conta è il quantitativo finale che viene conferito in discarica.

La tesi era già stata condivisa dai Giudici del Tar di Lecce, che con un’ordinanza del 2015 avevano rimesso alla Corte Costituzionale la valutazione sulla compatibilità con la disciplina statale della Legge Regionale pugliese. E la Corte Costituzionale, ad aprile del 2017, aveva dato ragione ai Comuni, dichiarando incostituzionale la Legge pugliese. Nonostante il pronunciamento della Corte Costituzionale la Regione Puglia ha continuato ad applicare l’ecotassa maggiorata, obbligando i Comuni a ricorrere nuovamente in giudizio.

L’ultima parola sulla vicenda verrà pronunciata il prossimo 14 marzo dal Consiglio di Stato, cui la Regione si è rivolta su una precedente conforme decisione del Tar. Il Giudice d’appello, in sede cautelare, si è già espresso in favore dei Comuni rilevando che “il trattamento svolto presso gli impianti siti in provincia di Lecce appare rispondente alle finalità del sistema premiale in termini sia di recupero energetico che di riduzione della frazione di rifiuto smaltito”.

Le conseguenze pratiche della decisione del Tar, secondo l’avvocato Quinto dipendono dall’atteggiamento delle amministrazioni: “Bisogna distinguere due periodi temporali quello precedente la sentenza e quello successivo. Per il passato, della decisione potranno beneficiare i soli Comuni ricorrenti, in quanto gli atti regionali impugnati sono a contenuto plurimo. Stabiliscono infatti una tariffa per ogni singolo ente locale. L’annullamento disposto dal Giudice non riguarda l’intero provvedimento, bensì le singole determinazioni tariffarie. Solo chi ha proposto ricorso ha quindi diritto ad ottenere dalla Regione la differenza tra quanto versato e la minor somma di 5,16 euro a tonnellata. Tutto ciò salvo che l’ente regionale, nell’ambito delle sue prerogative, non decida di estendere gli effetti della decisione del Tar a tutti i Comuni per evitare disparità di trattamento. Si tratta di cifre di enormi, che ad oggi superano i 10 milioni di euro, che dovranno essere restituite dalla Regione e che potranno contribuire a diminuire la pressione fiscale a carico dei cittadini.  Per il futuro invece c’è da augurarsi che la Regione Puglia prenda finalmente atto dei principi sanciti dal Tar, dal Consiglio di Stato e dalla Corte Costituzionale ed adotti in senso conforme i futuri provvedimenti sull’ecotassa, riconoscendo al territorio il merito di aver raggiunto eccellenti risultati in termini di riduzione dei conferimenti in discarica, che è poi l’obiettivo perseguito dal legislatore con l’istituzione del tributo.

L’auspicio è che si ponga finalmente fine alla fase di contrapposizione e si passi ad un tavolo di confronto e concertazione tra gli enti coinvolti, così da pervenire ad una soluzione che possa salvaguardare sia il contenimento della tassazione a carico dei cittadini salentini, sia la riduzione della produzione di rifiuti indifferenziati da conferire in discarica. Va riconosciuto l’impegno profuso dalla provincia di Lecce nella incentivazione del trattamento finalizzato al recupero ed al riutilizzo dei rifiuti, attuando quanto affermato dalla Corte Costituzionale, secondo cui “Nulla vieta che il sistema di incentivi alla raccolta differenziata e il trattamento fiscale agevolato previsto per gli scarti e i sovvalli coesistano”.

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