Esami diagnostici fissati un anno dopo, guerra alle liste d'attesa: in Puglia meno personale che al Nord

venerdì 15 febbraio 2019

La sanità pubblica prova a compiere la rivoluzione dell’abbattimento delle liste d’attesa: il Ministero della Salute ha istituito il numero 1500 per denunciare i ritardi. Intanto, il Tribunale del Malato di Casarano punta il dito su nuovi casi: «Un’eco-tiroidea fissata a febbraio 2020». C’è chi propone interventi drastici, ma la Puglia ha decine di migliaia di operatori in meno rispetto alle regioni del nord.

La sanità pubblica prova a compiere la rivoluzione dell’abbattimento delle liste d’attesa: il Ministero della Salute ha istituito il numero 1500 per denunciare i ritardi. Intanto, il Tribunale del Malato di Casarano punta il dito su nuovi casi: «Un’eco-tiroidea fissata a febbraio 2020». C’è chi propone interventi drastici, ma la Puglia ha decine di migliaia di operatori in meno rispetto alle regioni del nord.

«Le liste d’attesa sono ancora vergognosamente lunghe: anche di anni nel Salento. Proprio ieri, a Casarano, una paziente ha prenotato una visita eco-tiroidea che è stata fissata a febbraio 2020»: Anna Maria De Filippi, storica responsabile del Tribunale dei diritti del malato non usa mezzi termini per descrivere la situazione attuale. Anche se si sono fatti tanti passi in avanti in molti settori e per le emergenze, le liste d’attesa restano la piaga più difficile da combattere per la sanità pubblica. Le ragioni di questa «malattia cronica» sono tante: dal personale che in alcuni settori scarseggia ai conflitti d’interesse che si possono verificare tra pubblico e privato. «Ho dovuto dire alla paziente di tornare a farsi fissare un’eco-tiroidea con urgenza, perché ha il controllo il 26 di questo mese e non può certo attendere un anno (deve poter esibire tutte le analisi che le sono state prescritte per quella data), perché se c’è qualche problema bisogna intervenire subito – continua De Filippi - Sempre più persone non hanno la possibilità di rivolgersi al privato per fare prima». 


Com’è possibile che avvengano ancora ritardi così gravi nella sanità pubblica? Dal Tribunale dei Diritti del Malato la risposta è tranchant: «Lo dissi in tempi non sospetti: a volte si tratta di falso in atto pubblico: le liste d’attesa sono un reato in alcuni casi, perché si gestiscono l’intramoenia (prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici ospedalieri ndr) male. La direzione si era impegnata a bloccare l’intramoenia se avesse superato le liste d’attesa, ma così non è stato. Secondo il mio punto di vista, l’intramoenia è una truffa ai danni dei pazienti. Se si realizzeranno i progetti di autonomia regionale, andrà ancora peggio qui da noi». 

Anche il Direttore dell’Agenzia Regionale Sanitaria della Puglia (ARES), Giovanni Gorgoni punta il dito sulle disparità di personale tra le regioni del sud e quelle del nord spiegando, nell’intervista che potrete leggere più giù, che l’intramoenia non si può bloccare perché è un diritto del medico e che la Puglia rispetto alle regioni del nord arriva ad avere anche 30 mila operatori in meno in media. «Al sud la media è di 8 dipendenti su mille abitanti, contro i 12 su mille del nord: soprattutto a questo sono dovuti i ritardi delle liste d’attesa» - spiega il direttore Ares. 

IL NUMERO DI PUBBLICA UTILITÀ 1500, PER INFORMAZIONI SUI VACCINI E SEGNALAZIONI SULLE LISTE D’ATTESA

Il Ministero della Salute ha istituito un numero di pubblica utilità per informazione e ascolto dei cittadini. Le chiamate vengono registrate e i dati vengono conservati per migliorare il sistema. Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 16, risponde il personale sanitario del Ministero della Salute. Gli operatori rispondono subito e raccolgono velocemente tutte le segnalazioni: naturalmente non si tratta di denunce di carattere penale o che portano a interventi sanzionatori, ma di una raccolta di informazioni utile a intervenire sul piano normativo. Il ministro Giulia Grillo ha invitato i cittadini a denunciare eventuali disagi procurati dalle liste d’attesa proprio a questo numero. C’è l’intenzione da parte dei vertici della Sanità di collegarsi al paziente per raccoglierne le istanze. I dati raccolti saranno analizzati per promuovere interventi migliorativi in accordo con Regioni e Province autonome, cui competono programmazione e miglioramento dei servizi sanitari. Il progetto è in collaborazione con Cittadinanzaattiva, che ha testato il servizio con i suoi volontari in tutte le regioni d’Italia. 

«La lotta alle lunghe liste d’attesa è una priorità del nostro governo» - ha spiegato il ministro Giulia Grillo appena si è insediata. Il numero 1500 potrà aiutare i governanti a stilare un nuovo e più efficiente Piano nazionale di governo delle liste d’attesa.

LA PROPOSTA DRASTICA DI MARIO CONCA, CONSIGLIERE REGIONALE CHE SI OCCUPA DI SANITÀ

Il consigliere regionale pugliese Mario Conca è impegnato su diversi fronti in ambito sanitario: ieri ha preso parte a un gruppo di lavoro sulla sanità con alcuni colleghi regionali, alcuni parlamentari e esponenti del Ministero. 

Le liste d’attesa, secondo molti esponenti politici, sono il risultato di un enorme conflitto d’interessi tra pubblico e privato: ce lo spiegò al tempo di Vendola il medico Maurizio Portaluri con un libro che si intitolava «La sanità malata». Da allora, secondo alcuni, la situazione è migliorata, secondo altri, invece, non si riesce a guarire perché bisognerebbe rivoluzionare l’intero sistema. L’esponente del Movimento 5 Stelle, Mario Conca, ritiene che il Sistema Sanitario Nazionale stia attraversando una crisi senza precedenti, soprattutto al sud e propone tutta una serie di interventi: il passaggio al ruolo unico del medico per ripristinare giustizia sociale all'interno della categoria, ridefinizione dei criteri di riparto per una equa perequazione, numero alla francese e specialistica agganciata al fabbisogno epidemiologico e alla quiescienza, abolizione dei vincoli assunzionali per tutte le figure sanitarie fermo restando il pareggio di bilancio, adeguamento dello stipendio netto per i dirigenti medici, abolizione del superticket, abolizione della libera professione, Cup Unico Digitale, Fascicolo Sanotario Nazionale e tanto altro. 

«Dopodiché, chi più lavorerà più guadagnerà, percependo una quota del ticket, del drg e del nomenclatore tariffario per le ore di straordinario fino a poter guadagnare 10 mila euro al mese, al pari di un collega olandese – spiega il consigliere - Stesse possibilità di arrotondamenti avranno infermieri e professioni sanitarie. Chi vorrà continuare a guadagnare 700 mila euro l'anno nel pubblico, potrà licenziarsi e andare a lavorare nel privato. Magicamente sparirebbero le liste d'attesa e le visite a pagamento rimarrebbero un lontano ricordo. 

Per fare questo, però, bisognerebbe assumere alla dirigenza i medici di base, pediatri, 118ottisti, continuità assistenziale, addio convenzioni, accordi integrativi regionali, prestazioni domiciliari. A quel punto tutti loro dovrebbero turnare h24 negli ospedali di comunità per decongestionare l'acuzie trattenendo codici bianchi e verdi, i 2/3 del totale, con il risultato di azzerare le estenuanti attese al pronto soccorso che dovrà trattare solo i codici gialli e rossi. Il tutto spendendo meno, grazie all'appropriatezza, all'organizzazione e all'eliminazione del conflitto d’interessi».

L’ALLARME DEL DIRETTORE GENERALE ARES, GIOVANNI GORGONI E LA QUESTIONE DEL PERSONALE DI GRAN LUNGA INFERIORE ALLE REGIONI DEL NORD

Se si attuerà l’autonomia regionale, al sud saremo fritti: è questo il quadro che dipinge il direttore generale Ares, Giovanni Gorgoni, perché già ora esiste un’enorme disparità di personale sanitario tra nord e sud. 

«I nostri medici e operatori sanitari sono infinitamente di meno rispetto alle regioni del nord. Se si vuol fare l’autonomia differenziata, si deve tenere presente che le condizioni di partenza sono impari. I numeri sono raccapriccianti. Un primo rimedio alle liste d’attesa è il personale. Le regioni sottodotate sono tutte quelle che devono sottostare a un piano di rientro: sono 7. Le regioni che sono in piano di rientro non sono delle regioni canaglia o senza soldi: le risorse ce le avrebbero per far lavorare il numero giusto di operatori, ma non possono assumere. 

Possono assumere solo su autorizzazione dei ministeri e sappiamo che le autorizzazioni arrivano dopo anni e dopo una lunga trafila burocratica. Quindi, Venero ed Emilia-Romagna vincono facile sulle liste d’attesa avendo molto personale in più. Se facciamo un confronto tra la nostra regione e la Toscana, noi dovremmo avere 20 mila dipendenti in più rispetto a quelli che abbiamo. L’Emilia- Romagna ne ha 16 mila in più rispetto alla Puglia. 

Se fossimo Bolzano, guardando la percentuale di operatori sanitari ogni mille abitanti, dovremmo avere 30 mila dipendenti in più. Tanti dipendenti in più fanno la differenza sulle liste d’attesa. Il numero totale di dipendenti in Puglia è di 35 mila: se ne potessimo aggiungere 18 mila, avremmo risolto gran parte dei nostri problemi. È chiaro che la Toscana con 18 mila dipendenti in più di noi ha risolto le liste d’attesa. Noi non abbiamo bisogno di macchine: pet, radioterapia e acceleratori lineari ne abbiamo tanti e all’avanguardia. 

Abbiamo 19 milioni di euro per rinnovare tutte la macchine della Regione, ma quello che manca è il personale. Non possiamo nemmeno pretendere di risolvere il problema dell’intramoenia bloccandola: a un medico non si può chiedere di non esercitare la libera professione fuori dalle sue ore di servizio, perché è un suo diritto contrattuale. Ma se riuscissimo a farlo, la quantità produttiva non sarebbe sufficiente, perché non puoi obbligare un medico a lavorare più di 40 ore settimanali: lui può decidere di farlo privatamente, ma il pubblico non può obbligarlo, perché è contro la legge e saremmo sanzionabili per violazione delle direttive europee sui riposi. Il problema è di proporzioni: troppe differenze tra nord e sud. La media italiana e di 10,4 dipendenti nella sanità ogni mille abitanti, le regioni del sud sono intorno agli 8 dipendenti per mille abitanti. Le regioni del nord sono a quasi 12 dipendenti per mille abitanti: dunque, è chiaro che partiamo da situazioni molto differenti. È impari».


Gaetano Gorgoni 

Altri articoli di "Salute Sette"
Salute Sette
20/05/2019
Oggi, grazie all’intervento del dottor Alessandro D’Amelio, parliamo di un ...
Salute Sette
18/05/2019
Un progetto realizzato dal Bambino Gesù con la Onlus ...
Salute Sette
17/05/2019
“La testa nel pallone” è una manifestazione che compie 12 anni: in ...
Salute Sette
16/05/2019
Da oggi, fino al 14 giugno, i leccesi potranno accedere al Fazzi e in altri centri ...
Oggi, grazie all’intervento del dottor Alessandro D’Amelio, parliamo di un esame che che qualcuno ...
clicca qui