Aids, 550 pazienti a Lecce: nuovi contagi a causa del sesso non protetto. Le novità sul vaccino terapeutico

giovedì 14 febbraio 2019
L’HIV sta colpendo i più giovani: a Lecce 4 nuovi casi nel mese di gennaio. Abbiamo intervistato il direttore del Centro Malattie Infettive del “Vito Fazzi”, Anacleto Romano, che ci ha spiegato qual è la situazione salentina: “Ci si cura, ma non si guarisce: troppi contagi per via sessuale”. 

Il virus dell’AIDS continua a colpire duro anche nel Salento: nel solo mese di gennaio si sono presentati nel Centro Malattie Infettive del “Vito Fazzi” di Lecce quattro nuovi contagiati a causa di rapporti sessuali non protetti. Mentre sui media nazionali circola la notizia di una nuova sperimentazione su 92 volontari malati di HIV, che grazie al vaccino possono fare a meno della terapia farmacologica per un periodo ancora imprecisato, l’unica certezza fino ad oggi è che la sindrome da immunodeficienza acquisita è passata dall’essere una malattia mortale alla trasformazione in patologia cronica. Non si muore, se si rispetta la terapia farmacologica, ma non si guarisce nemmeno. Il direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ospedale “Fazzi” di Lecce ci schiarisce subito le idee: ancora non esiste un vaccino per non contrarre l’Aids o per sconfiggerla del tutto.

Si è sperimentato solo un vaccino terapeutico (le prime sperimentazioni risalgono al ’95) per evitare farmaci antiretrovirali che tutti i pazienti sieropositivi sono costretti a prendere a vita: ne abbiamo già parlato in un precedente servizio del vaccino TAT.

Nel mondo sono 40 milioni i malati di Aids: nei Paesi in via di sviluppo si continua a morire, perché non ci sono soldi per curare tutti. Il nuovo studio (intitolato: Continued decay of HIV proviral DNA upon vaccination with HIV-1 Tat of subjects on long-term ART: an 8 year follow-up study) è stato condotto da 8 centri d’eccellenza nel campo della ricerca contro l’Aids (San Raffaele di Milano, Ospedale L. Sacco di Milano, Ospedale San Gerardo di Monza, Ospedale Universitario di Ferrara, Policlinico di Modena, Ospedale S.M. Annunziata di Firenze, Istituto San Gallicano - Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma, Policlinico Universitario di Bari).

Gli autori della sperimentazione hanno scoperto che i pazienti trattati con la proteina TAT mostrano un forte calo del DNA provirale nel sangue, che avviene con velocità media 4-7 volte superiore ai pazienti trattati con i classici farmaci. Non è ancora chiaro per quanto tempo questi pazienti possano restare senza medicine, ma presto arriverà anche questa risposta: la ricerca va avanti. Il problema è che per questo tipo di costosissimi studi ci vogliono ancora tanti fondi: mancano 18 milioni di euro all’appello. Il vaccino TAT è stato capace di ridurre il "serbatoio di virus latente", che la terapia farmacologica da sola non riesce ad attaccare, quindi, come ha spiegato Barbara Ensoli, Direttrice del Centro Ricerca AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, "si aprono nuove prospettive nella cura".

Intervista al dottor Anacleto Romano, direttore centro malattie infettive dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce (foto in gallery)

Dottore, quali sono i numeri leccesi dell’HIV nel Centro Malattie Infettive che lei dirige? 
“Le cifre ufficiali sono aggiornatissime: ci sono 550 pazienti HIV che stiamo attualmente seguendo. Un numero importante. Dal 2016 al 2017 abbiamo registrato un incremento delle nuove infezioni: 25 e 35 nuovi infetti. Nel 2018 di nuovo 25, ma nel 2019 registriamo già 4 nuovi malati di HIV solo nel mese di gennaio. Il nostro è un Centro che racchiude i numeri di tutta la provincia di Lecce. Prima c’era il centro di Galatina, ma poi ha chiuso per quando riguarda la cura dell’AIDS e i suoi pazienti sono confluiti qui da noi. Tutti i 550 pazienti conducono una vita normale grazie alle cure di questo Centro. I nostri malati di AIDS seguono scrupolosamente la terapia. Oggi non è una malattia come qualche decennio fa: prima si moriva. Adesso le terapie di cui disponiamo controllano molto bene il virus e inibiscono la sua replicazione permettendo una sopravvivenza di decenni”.

Dunque, non si parla più di malattia mortale, ma cronica...
“Ormai parliamo di malattia cronica perché i pazienti sopravvivono, ma devono curarsi per il resto della loro vita”. 

Chiaramente, per curare una patologia simile c’è bisogno di Centri come quello dell’ospedale Vito Fazzi, giusto?
“Bisogna farsi seguire da un centro specializzato. Una cosa dev’essere chiara: fino a questo momento non esiste un vaccino capace di prevenire l’infezione, né tantomeno esiste una terapia che sia in grado di eradicare il virus. A differenza dell’epatite C, dove da 3-4 anni sono disponibili terapie risolutive: se uno risponde alla terapia, il virus viene completamente eradicato. Nel caso dell’HIV questo non avviene: il virus resta comunque a livello delle cellule infettate, perché si integra nel DNA delle cellule infettate e da lì non si riesce a eliminare”. 

La stampa nazionale ieri è tornata a parlare del vaccino per l’AIDS, grazie a importanti risultati raggiunti dalla ricerca, come se si fosse vicini alla metà. I “profani”, però, fanno spesso confusione tra il vaccino terapeutico TAT (in fase di sperimentazione), che consente il controllo dell’infezione senza ricorrere alla terapia farmacologica per un periodo indeterminato, e un vaccino per sconfiggere l’HIV, che attualmente è inesistente.
“Cerchiamo di sgombrare il campo dagli equivoci: non esiste alcun vaccino che permetta di non prendere l’AIDS una volta iniettato. Il vaccino terapeutico in fase di sperimentazione è un’altra cosa. Ci sono diverse sperimentazioni: sono anni che si cerca un vaccino, ma non è facile perché il virus muta velocemente. Cambiando la configurazione è molto difficile trovare un vaccino capace di essere efficace. Tutte le volte che si trova un vaccino capace di intervenire su una configurazione virale il virus muta configurazione e si torna al punto di partenza”.

Quali sono i farmaci necessari per trattare l’AIDS? 
“Ce ne sono tante categorie: la terapia si fa associando diversi farmaci, che agiscono a diversi livelli della replicazione virale e che sono molto efficaci. Chi fa la terapia riesce a vivere normalmente. I farmaci azzerano la carica virale e la malattia non va avanti: se, però, si sospende la terapia, il virus riprende la replicazione e tornano i problemi gravi. I danni sono sostanzialmente sul sistema immunitario: il virus reprime le difese immunitarie”. 

Quindi, siccome la malattia attacca le difese immunitarie, bisogna cercare di scoprirlo subito se si è malati, per evitare di essere travolti da una serie di malattie che scaturiscono da questo crollo delle difese, giusto? Controllarsi dopo rapporti a rischio è un dovere!
“Sì, io ripeto sempre che è necessario fare una campagna di prevenzione soprattutto tra i giovani. Le nuove infezioni sono soprattutto tra gente molto giovane, perché i rapporti sessuali a rischio sono frequenti in determinate fasce d’età. La trasmissione tra tossicodipendenti non si verifica più: abbiamo vecchi tossicodipendenti degli anni ‘70 e ‘80 che hanno contratto l’HIV con lo scambio di siringhe, ma oggi è difficile trovare qualcuno che si infetti in questo modo. Il numero di tossicodipendenti con l’HIV è molto più limitato. Sono tutte infezioni trasmesse per via sessuale. L’HIV colpisce molti giovani omosessuali che non usano le protezioni: il rapporto anale non protetto espone a maggiore rischio. Ci sono anche molti eterosessuali leccesi che si sono infettati proprio attraverso rapporti non protetti. Oggi i rapporti sessuali non protetti sono rimasti l’unico mezzo per trasmettere il virus, visto che lo scambio di siringhe sembra che non si stia usando più nel Leccese”. 

Qual è la fascia d’età più infettata dall’HIV?
“Tra i 550 pazienti malati di AIDS nel Centro leccese c’è gente di tutte le età, anche giovanissimi. Abbiamo pure alcuni settantenni che si sono infettati con le siringhe. Le nuove infezioni riguardano la fascia d’età tra i 20 e i 35 anni”. 

Oggi è San Valentino: bisogna spiegare ai ragazzi che amarsi significa anche proteggersi e verificare di non essere infetti, giusto? Oggi c’è un test veloce con la saliva, vero? 
“Noi facciamo un test con numero verde in maniera anonima nel reparto. Chi ha avuto dei rapporti a rischio può venire da noi senza prenotazione e senza richiesta del medico e facciamo tutti gli accertamenti gratuitamente al Fazzi. Chiunque si senta a rischio di aver contratto l’infezione può rivolgersi a noi. Il prelievo viene fatto subito, ma prima è necessario un colloquio per verificare che ci sia effettivamente una situazione a rischio. Noi facciamo un test specifico col sangue e nell’arco di un paio di giorni si ottiene il risultato. Per tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili è necessaria la richiesta del medico curante. Noi utilizziamo una corsia preferenziale per l’HIV”. 

Qual è il messaggio che lei vuole lanciare ai giovani? 

“Vorrei spiegare di non farsi ingannare: dall’AIDS non si guarisce, ci si cura, ma non si eradica. Chi contrae l’infezione deve fare controlli e terapia per tutta la vita, a meno che non venga scoperto qualcosa di innovativo in futuro. Oggi non esistono terapie risolutive. Dunque, meglio prevenire”. 

Le terapie farmacologiche hanno effetti tossici sull’organismo?
“Ogni terapia ha degli effetti tossici, quindi anche i farmaci antiretrovirali. Oggi si cerca di limitare l’insorgere degli effetti tossici: utilizziamo farmaci molto più sicuri. I problemi, a lungo andare, a livello epatico o cardiaco, si possono sempre verificare”. 

Gaetano Gorgoni

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