Mai sottovalutare la sindrome dell’occhio secco: ci si espone ad allergeni e germi. Ecco come intervenire

mercoledì 13 febbraio 2019
Smog, fumo, videoterminali, smartphone, farmaci e tanto altro sono i fattori di rischio che potrebbero scatenare la secchezza oculare: lacrime artificiali e tutta una serie di terapie possono metterci al riparo da guai più seri.

Occhi arrossati e irritati e un senso di secchezza oculare sono problematiche ricorrenti anche tra i soggetti che non hanno mai sofferto di allergie o congiuntiviti. Si tratta di un fastidio che può diventare insostenibile per una donna che utilizza il mascara (è un problema che riguarda soprattutto la fascia d’età che va dai 40 ai 60 anni). La sindrome dell’occhio secco (Dry Eye Syndrome) è un disturbo che colpisce circa 350 mila persone all’anno, secondo le statistiche. Il problema si scatena a causa dell’alterazione del delicato equilibrio che regola la secrezione del film lacrimale: quando si altera la quantità di lacrime o peggiora la qualità, l’occhio può seccarsi e causare tutta una serie di fastidi poco tollerabili.

Quando la pellicola protettiva (film lacrimale) si riduce, non risulta più lubrificata la cornea, cioè la superficie oculare esterna. Questa sindrome interessa molto di più le donne, anche se bambini e anziani possono essere colpiti molto facilmente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene la sindrome dell’occhio secco una delle malattie più sottovalutate e, quindi, meno curate dell’Occidente. La maggior parte delle persone non interviene perché pensa che si tratti di un problema trascurabile. Invece la dry eye syndrome riducendo le lacrime riduce la nostra protezione e le aggressioni di allergeni e germi possono fare molto più male.

Le lacrime hanno anche un ruolo fondamentale di rimozione di corpi estranei e impurità: ecco perché non si può rinunciare alla quantità giusta e alla qualità di questa «struttura liquida». Quando ci si trova in questa situazione è necessario rivolgersi all’oculista, che farà una diagnosi necessaria e precisa (diretta a escludere altre patologie) utilizzando il test di Schirmer per valutare la quantità di lacrime prodotte e il «test di rottura del film lacrimale-BUT», che si focalizza sulla qualità del liquido.

Sintomi della dry eye syndrome

Dunque, il pericolo di danneggiare i nostri occhi, quando la lacrimazione scarseggia, è reale. La sensazione di bruciore negli occhi o di avere all’interno un corpo estraneo, l’arrossamento, l’alterata lacrimazione, la fotofobia (quando la luce dà fastidio), difficoltà di apertura delle palpebre la mattina e l’annebbiamento visivo sono tutti campanelli d’allarme che dovrebbero metterci in allerta. Spesso si tratta di disturbi minimi, ma non per questa da sottovalutare. Questo tipo di fastidi sono molto più ricorrenti tra le persone che sono esposte in ambienti ventosi, fanno uso prolungato di lenti a contatto, oppure frequentano ambienti dove si usa molto l’aria condizionata o sono troppo riscaldati. Questi sintomi possono travolgere la vita anche di chi fa uso di determinati farmaci: psicotropi, antistaminici, betabloccanti locali, antimuscarinici ed estrogeni).

L’occhio secco può essere il risultato di altre patologie, ma anche di un’esposizione a smog e videoterminali

Le cause dell’occhio secco sono tantissime: spesso sono le blefariti, oppure le congiuntiviti a causare questo problema. L’anzianità può portare a una ridotta secrezione lacrimale, come anche tutti quei trattamenti per combattere il glaucoma. L’occhio secco può essere il risultato di mancanza di vitamina A (vengono prodotte poche cellule calciformi che producono lo stato mucoso del film lacrimale). I traumi facciali e le paresi possono causare la secchezza oculare. Inoltre l’occhio secco può essere la manifestazione di una malattia autoimmune: Lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, sclerodermia e altro). Chiaramente l’esposizione all’aria troppo fredda o troppo calda porta a seccare l’occhio, come anche l’utilizzo prolungato di computer, smartphone, videoterminali, videogiochi. Due importantissimi fattori di rischio da non sottovalutare per evitare la malattia dell’occhio secco sono il fumo e lo smog. Anche un intervento per eliminare la miopia, oppure l’operazione della cataratta possono determinare la secchezza dell’occhio, ma in questi casi dovrebbe trattarsi di un disturbo transitorio.

I consigli del professor Alessandro Lambiase, per Iapb Italia onlus, divulgati dal Ministero della Salute

Secondo uno dei massimi esperti, il professor Alessandro Lambiase, non è sempre possibile curare alla radice la secchezza oculare, ma si può aiutare la lubrificazione e tenere sotto controllo i sintomi.
“Le lacrime artificiali rappresentano tuttora il rimedio più comune" spiega il professore in videochat "Ovviamente riducono i sintomi soltanto per tempi brevi e, quindi, sono necessarie instillazioni frequenti. Possono essere d’aiuto anche i gel oftalmici che, nei casi più gravi, permettono di umettare per un periodo prolungato l’occhio, rimanendo a contatto più a lungo con la sua superficie (soprattutto durante la notte). Tale gel si lega alle lacrime formando un film lubrificante particolarmente resistente”.

Il professore ha spiegato che in alcune terapie sperimentali si utilizzano gli omega-3, ma i vantaggi non sono ancora scientificamente provati.

È necessario tenere a mente tutta la normativa sulla sicurezza sul lavoro per quanto riguarda i videoterminali: non si può stare mai più di due ore di seguito davanti a un pc o altro. È necessario interrompere sempre il nostro lavoro, almeno dopo 2 ore, e fare un quarto d’ora di pausa muovendosi e guardando lontano.

“Si è tra l’altro visto che, almeno tra i bambini, chi soffriva di occhio secco e usava molto il cellulare (guardando lo schermo) doveva sospenderne l’uso per quattro settimane prima di vedere migliorare i propri sintomi soggettivi e i segni oggettivi – spiega il luminare all’associazione che si occupa di prevenzione della cecità (intervistato dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus) - È, comunque, sempre importante sottoporsi a una visita oculistica per un preciso inquadramento diagnostico e per la prescrizione terapeutica adatta al singolo caso di occhio secco. Naturalmente sono opportuni controlli oculistici periodici”.

Gaetano Gorgoni







 

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