Le autovalutazioni fanno danni enormi: "Spesso tumori scambiati per emorroidi"

venerdì 8 febbraio 2019

Il dottor Donato De Giorgi, chirurgo-colonproctologo, lancia l’allarme sui danni del “fai da te”: “Le emorroidi rarissimamente danno dolore, ma tanti se le autodiagnosticano in base a questo sintomo”. Oggi vi spieghiamo cosa fare e quando operarsi. 

“Nella nostra vita almeno una volta abbiamo un episodio emorroidale - riflette il presidente dell’Ordine dei Medici Donato De Giorgi - Ma troppo spesso ci sostituiamo ai medici facendo delle autodiagnosi che innescano un circolo vizioso che ci porta ad acquistare medicine inutili e a perdere tempo prezioso. Oggi troppa gente attraverso il sintomo del dolore si autidiagnostica emorroidi inesistenti”. Apriamo il nostro servizio su una patologia molto comune (si stima che colpisca il 90 per cento della popolazione almeno una volta nella vita) anche per spiegare che troppo spesso si cade in una specie di “equivoco sanitario”, dando a diverse patologie il nome popolare di “emorroidi”. 

Le emorroidi, interne o esterne, consistono nel dilatamento delle vene fino a formare delle varici (dilatazione permanente e alterazione delle pareti). Si tratta di una patologia che interessa le strutture di sostegno del canale ano-rettale causando lo scivolamento verso il basso di questi tessuti. L’operazione è l’extrema ratio, perché molto spesso la terapia farmacologica unita al cambio di stile di vita è efficace. 

Un altro luogo comune è che quando ci sono le emorroidi c’è il dolore: non è vero. I dolori esplodono quando ci sono delle complicanze. La mucosa rettale che cede spinge verso l’esterno le emorroidi interne, che a loro volta incidono su quelle esterne (plolasso) causando i sintomi più comuni. Le cause sono genetiche, unite agli stili di vita, gravidanza, stipsi e diarrea cronica. 

INTERVISTA AL DOTTOR DONATO DE GIORGI, CHIRURGO DELL’APPARATO DIGERENTE, GASTROENTEROLOGO E COLONPROCTOLOGO

Dottore, come si interviene in caso di sospette emorroidi? 

"Ci sono degli step sia diagnostici che terapeutici da rispettare”. 

La diagnosi come si fa?

“La diagnosi più importante è clinica: è fondamentale chiarire che le autodiagnosi sono dannosissime! Il più delle volte non sono corrette: bisogna distinguere le lesioni benigne da quelle maligne e non lo si può fare da soli!”. 

Come le distinguiamo? 

“Dobbiamo partire da un sintomo: la diagnosi è un punto d’arrivo. Il sintomo può essere un dolore, il sanguinamento o il senso di peso. Questi tre sintomi possono essere riferiti tutti a patologie maligne e non benigne. Quindi potrebbe essere un tumore. Ma anche le patologie benigne non sono tutte uguali: si potrebbe trattare di ragadi, ulcera solitaria del retto, proctite ulcerosa e tanto altro”. 

Dunque, il “fai da te” è pericoloso perché potremmo utilizzare cure che peggiorano il problema...

“Certamente. Innanzitutto, bisogna escludere tante patologie completamente diverse. Soltanto quando c’è una complicanza che si chiama tromboflebite emorroidaria scoppiano i dolori. All’interno delle morroidi, che non sono altro che vene, il sangue coagula e si può arrivare fino alla tromboflebite emorroidaria. Non si ha sanguinamento, ma dolore pazzesco. Tra i sintomi c’è il bisogno di defecare, ma non riuscite a farlo”. 

Quindi, come si fa la diagnosi? 

“Prima di tutto ispezione da parte di un medico, poi esplorazione rettale (atto fondamentale): quello di base in primis e il proctologo, se si sospettano problemi. Mi sono capitati dei pazienti che si automedicavano pensando si trattasse di emorroidi e invece era un tumore dell’ano abbastanza avanzato. Per questo sconsiglio vivamente di fare da soli di fronte a certi sintomi. L’autodiagnosi viene riversata sul farmacista, che segna una pomata, poi si va al medico curante e si continua a vagare nel buio. Invece bisognerebbe fare subito la classica ispezione col dito. Troppo spesso per tutta questa perdita di tempo ci siamo ritrovati casi di tumori avanzati, che presi all’inizio danno molte più chance. Invece, se uno pensa subito alle emorroidi si innesta un circolo vizioso che porta a un equivoco sanitario enorme. Tutta la proctologia passa sotto il termine di emorroidi nell’immaginario collettivo, ma non è così! Le vene emorroidali sono importanti perché servono a discriminare quando c’è la presentazione di feci nel retto, quindi non sono inutili. Ma c’è tanto altro da valutare”. 

L’esplorazione manuale, dunque, è fondamentale e imprescindibile?

“In un pronto soccorso salentino si è presentato un paziente per due volte di seguito e gli sono state fatte due tac, solo alla fine i medici hanno capito che bisognava fare un’esplorazione rettale e si è capito che c’era una massa di feci indurite che creavano problemi. Ecco perché saper fare la diagnosi è fondamentale, anche per evitare inutili spese sanitarie come in questo caso: due tac. Nel 2019 è ancora fondamentale l’esportazione col dito, muniti di guanto”. 

Ci sono le analisi strumentali?

"Sì, ci sono tutta una serie di esami da fare con dei macchinari adatti: la proctoscopia, manometria anorettale (si introduce un palloncino per la contrattività del retto e dell’ano) e poi un esame radiologico chiamato defecografia (un esame radiologico utilizzato per studiare le disfunzioni del pavimento pelvico che causano problemi di defecazione). 

Nella nostra provincia questo esame non viene fatto nelle strutture pubbliche, ma a Castellana. La defecografia è un esame importante in cui si introduce un mezzo di contrasto mentre il paziente defeca si ricavano delle immagini che possono permettere una diagnosi precisa anche dello stadio emorroidale”. 


Ci possono essere cause psicologiche dietro le emorroidi?

“Le cause psicologiche molto spesso vengono innescate da una causa proctologica. Il dolore al momento della defecazione spinge il paziente a ritardare la defecazione e, quando le feci si induriscono di più, a renderla più difficile. Alcuni pazienti affetti da queste patologie sono andati in depressione: patologia da trattare con psicofarmaci”. 

Come si interviene nel caso di emorroidi? 

“Si fa una terapia personalizzata  in cui si incide su stili di vita e abitudini alimentari. Poi, si prova con creme, farmaci locali e per bocca. Alla fine c’è la chirurgia, come extrema ratio, che può fare due cose principalmente: togliere il prolasso ed eliminare le emorroidi. Si fanno tanti esami perché ci sono tanti pazienti con esigenze diverse alla fine dell’iter diagnostico. Prima si faceva un unico intervento chirurgico: ora se ne fanno almeno dieci, dalla prolassectomia, quando si toglie il prolasso (pratica introdotta dal chirurgo Longo), ad altre forme diverse”. 

Quali sono gli stili di vita per evitare le emorroidi o curarsele? 

“Mangiare bene, con fibre. Evitare bevande stimolanti, Cibi piccanti e spezie. Bisogna non ritardare la defecazione. La gravidanza e l’obesità possono incidere: in questo casi bisogna monitorare la situazione. È necessario fare sport e non mangiare cibi spazzatura”.  

Gaetano Gorgoni

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