Disgrafia, niente paura: i rimedi e come fare la corretta diagnosi del disturbo

mercoledì 6 febbraio 2019
La disgrafia è un disturbo specifico dell'apprendimento. 

Ci siamo già occupati dei DSA, ma oggi cerchiamo di suggerire approcci e giusti rimedi per il disturbo della disgrafia: l’esercizio e una terapia mirata e personalizzata possono migliorare le cose, ma dobbiamo affidarci agli esperti.

La disgrafia è un disturbo che in passato veniva totalmente ignorato e spacciato per scarsa abilità del bambino, oppure mancato impegno: questo equivoco portava spesso chi ne soffriva ad avere un cattivo rapporto con la scuola e i compagni. La parola è composta da due termini di derivazione greca: dys (“difficoltà con” o “povero”) e graphia (scrittura).

In realtà, si tratta di un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA, riconosciuto dalla legge 170/2010): fa parte di quei problemi del neuro-sviluppo che interessano le abilità di lettura, scrittura e calcolo persistenti anche in età adulta.

Le cause non sono ancora chiare, ma qualcuno teorizza la possibilità di un difetto genetico.

La disgrafia è una condizione caratterizzata da un’accentuata difficoltà nell’esecuzione della scrittura, pur trattandosi di bambini sani con quoziente intellettivo nella norma. I sintomi sono facilmente riconoscibili, se vengono osservati da un docente esperto. Il disrafico può manifestare il suo problema in diversi modi: uno dei campanelli d’allarme più frequenti è rappresentato dall’impugnatura scorretta della penna, ma anche da un estremo disordine del quaderno. L’impugnatura corretta dovrebbe essere tra il pollice e l’indice, a una distanza di un centimetro dalla punta dello strumento, ma il disgrafico ha spesso una serie di altre prese: appoggio sul quarto dito, oppure una presa che non appoggia su pollice e indice.

C’è anche chi appoggia la penna tra il pollice e il mignolo. Questa presa scorretta crea grande tensione del polso, avambraccio e spalla, che affatica tantissimo l’alunno: è un ulteriore problema che rallenta il lavoro del disgrafico e spesso lo fa rimanere indietro rispetto agli altri. «Tendenzialmente un disrafico ha anche una postura molto scorretta – spiega Enrica Edantippe, logopedista – Spesso si piega molto vicino al foglio o mette la testa a lato, fino a poggiarla sul banco per riuscire a vedere meglio che cosa sta scrivendo. A volte, invece, si fa ruotare tutto il busto facendo ruotare il quaderno, sempre per cercare di vedere bene quello che si scrive».

Poi, c’è la questione della grafia: il disgrafico commette delle vistose imprecisioni nella copia delle figure geometriche, ha una scarsa gestione dello spazio del foglio su cui scrive, tende a salire o scendere rispetto al rigo, ha un tratto troppo marcato o troppo leggero e spesso non rispetta la grandezza delle lettere. Ma questi sono solo alcuni dei sintomi della disgrafia.

«Fondamentalmente il disgrafico non ha una scrittura fluente in cui non c’è bisogno di staccare la penna per fare le cose correttamente – spiega la logopedista su “Genitori Channel” – Il disgrafico o continua col tratto, ma calcando molto perché ha bisogno di un grande impegno per mantenere questa continuità, oppure fa le lettere staccate tra loro. Quindi, sul foglio si noteranno degli agganci tra i grafemi scorretti».

LA DIAGNOSI DELLA DISGRAFIA: SOLO DOPO LA FINE DEL SECONDO ANNO DI SCUOLA PRIMARIA

Nelle scuole i docenti non dovrebbero fare la diagnosi affidandosi solo alle proprie conoscenze: in questo campo si dovrebbe lavorare in squadra. La diagnosi di disgrafia possono farla gli psicologi (o neuropsichiatri) specializzati in materia affiancati da un logopedista e può essere fatta solo dopo il secondo anno di scuola primaria. Bisogna fare dei test di scrittura specifici. C’è bisogno degli esperti per capire se si tratti davvero di questo specifico disturbo, oppure se vi siano altri disturbi associati. Tra l’altro una valutazione complessiva del ragazzo, di fronte a determinati sintomi, a prescindere dal riscontro del disturbo, può essere utile ad avere un quadro chiaro e a capire quali siano le effettive difficoltà dell’alunno. È fondamentale una corretta diagnosi, anche per offrire i vantaggi degli strumenti compensativi allo studente che soffre di disgrafia: la legge 170 del 2010, ad esempio, dopo una diagnosi puntuale e certificata da esperti in materia, permette un allungamento dei tempo nelle verifiche scritte e l’uso del computer.

COME AIUTARE IL DISGRAFICO A NON RESTARE INDIETRO

Il disrafico è un bambino con un’intelligenza nella norma: ha solo un disturbo che a scuola dev’essere affrontato nel modo giusto. Certo, è necessario un intervento specialistico, la scuola non può fare tutto da sola: esistono tanti centri, sparsi per l’Italia, specializzati in DSA. Bisogna intervenire sulla motricità globale e sulle attività percettive, quindi, le capacità e la preparazione degli esperti contano tantissimo. Il recupero della disgrafia dev’essere portato avanti da operatori qualificati, in stretta collaborazione con la scuola. Tra l’altro, il progetto terapeutico dev’essere personalizzato, perché ogni paziente è diverso dall’altro: devono essere studiate le caratteristiche psicologiche del soggetto, potenzialità e difficoltà riscontrate. L’intervento può essere incisivo solo se l’operatore è bravo a creare una relazione positiva col disgrafico: il bambino dovrà essere informato e coinvolto nella formulazione degli obiettivi e nel monitoraggio dei progressi.


GLI STRUMENTI DI INTERVENTO

Il disgrafico deve utilizzare penne che non lasciano sbavature, perché tende a passare sopra a ciò che scrive con la mano: lo strumento migliore è la classica penna a inchiostro non cancellabile. I gommini sagomati su penne e matite possono aiutare a ottenere una giusta presa e a scrivere meglio. Esistono delle penne già sagomante che migliorano la prensione. Un altro strumento molto utile è il leggio da banco, che permette al disgrafico di assumere una postura più corretta appoggiando bene l’avambraccio. Il disgrafico fa tutte le lettere che hanno un cerchio in senso orario: questo fa perdere più tempo perché si va più veloci scrivendo in senso antiorario (la direzione della scrittura in questo modo è sempre in avanti). Il disgrafico fa lavorare il braccio ed è molto lento nella scrittura: questo lo fa restare indietro rispetto al resto della classe nei temi e nel dettato. Ecco perché la disrafia rientra a pieno titolo nei disturbi specifici dell’apprendimento. Nelle scuole, per non fare restare indietro gli alunni, oggi si possono offrire dei computer a chi ha questo disturbo. Ma, comunque, è necessario allenare il bambino a superare il disturbo: bisogna evitare di dare il pc da subito. Inoltre, il disgrafico ha diritto che gli sia concesso più tempo per scrivere rispetto agli altri. Tra le cose da evitare ci sono le esercitazioni consistenti nel ripetere la scrittura per troppo tempo: questo potrebbe avere un “effetto di rigetto” nel bambino. È bene allenarsi a superare il disturbo, ma senza eccessi e nel rispetto delle esigenze del disgrafico. L’allenamento attraverso il gioco è l’ideale: ecco perché è necessario affidarsi a esperti specializzati in DSA.

 

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