Il DNA racconta tutta la nostra storia, l'esperta: "In aumento i test di paternità"

martedì 5 febbraio 2019

Secondo la dottoressa Giacoma Mongelli cresce la richiesta di test di paternità: “L’esame è certo al 100% e ormai costa poco”. Ecco tutti i segreti del DNA. 

Il nostro profilo genetico è unico e irripetibile (a meno che non si tratti di gemelli monozigoti): il DNA, come le impronte digitali, è la nostra più profonda identità. L’acido desossiribonucleico (che viene abbreviato nella sigla “DNA”, appartenente alla categoria degli acidi nucleici) è il patrimonio genetico di molti organismi viventi. Un nucleotide è l’unità molecolare di un acido nucleico che si ottiene unendo tre elementi: gruppo fosfato, pentoso (zucchero a 5 atomi di carbonio) e una base azotata. Il DNA è la sede dei geni e proprio in questi ultimi c’è scritto il nostro destino biologico. Si stima che nel genoma umano siano presenti circa 50.000 geni. Il DNA è l’insieme dei geni presenti nei cromosomi delle cellule dell’organismo e presiede alla conservazione, trasmissione ed espressione dei caratteri ereditari. Il DNA è composto di quattro basi chimiche: adenina (A), tinina (T), guanina (G) e citosina (C). La sequenza di queste lettere, nelle sue infinite combinazioni, determina com’è fatto ogni organismo vivente e qual è la sua predisposizione ad alcune malattie. Il DNA ci può dire se ci ammaleremo o se un giorno diventeremo calvi, ma ci può dire anche, nei casi dubbi, a quale padre o madre appartiene un figlio. 

IL TEST DI PATERNITÀ 

Non sono casi rari quelli di bambini nati da rapporti fuori dal matrimonio e cresciuti inconsapevolmente (a volte anche consapevolmente) dal coniuge tradito. Alcuni di questi casi balzano agli onori delle cronache, perché ormai non ci sono più censure e l’informazione penetra anche dentro piccoli casi di vita quotidiana che un tempo erano confinati nei bar. Ad aprile del 2016 i giornali si occuparono di un padre che dopo la nascita del figlio, per la rabbia, aveva messo a soqquadro un ospedale del Sud Salento: il suo terzo figlio era nato nero (da genitori bianchi per generazioni). Entrata in sala parto la donna aveva partorito il suo terzo figlio, un bellissimo bambino vivace e sano, ma di colore. 

Il neo papà iniziò quindi a dare in escandescenze, gridando la sua rabbia all’indirizzo della moglie. Dovettero intervenire medici e infermieri per calmarlo. Poi, però, superato lo shock iniziale, l'uomo riconobbe il bambino. Almeno fino a quando gli esami del DNA non fecero luce sulla paternità. Non sappiamo come sia finita la storia, perché la privacy non consente di svelare il risultato, a meno che non lo sveli l’interessato. Quello che ci preme registrare è che i test di paternità sono in aumento: si tratta di esami sicuri, sempre meno costosi e affidabili al cento per cento. Ne abbiamo discusso con un’esperta, la dottoressa Giacoma Mongelli, responsabile di un laboratorio medico leccese che utilizza tutta la tecnologia all’avanguardia anche per svolgere esami legali molto complessi.


INTERVISTA ALLA DOTTORESSA GIACOMA MONGELLI, SPECIALISTA DI GENETICA FORENSE 

Quante certezze può dare un esame del DNA? 
“Al 100 per cento: dipende anche, naturalmente, dai kit che vengono utilizzati, da come viene affrontata la problematica, se si tratta di un accertamento diretto o indiretto. Ci sono varie situazioni da affrontare con diverse opzioni”. 

Come funziona l’accertamento di paternità? 
“Devono presentarsi gli interessati in studio, dare il consenso all’esecuzione del test. Se si tratta di minori, i genitori devono dare a loro volta il consenso a eseguire il prelievo di un campione biologico su minore. Una volta portata a termine questa parte burocratica, si esegue il prelievo di un campione di saliva, che è il metodo meno invasivo. Dopodiché i campioni vengono sottoposti al test in modo da tracciare il profilo polimorfico del DNA: poi si passa all’analisi comparativa”. 

Basta la saliva e il risultato è incontestabile? 
“Certo. Bisogna solo ricordare che, se parliamo di minori, non basta il consenso di un solo genitore: devono firmare tutt’e due”. 

Le capita spesso di fare esami del DNA per verificare la paternità? 
“I casi sono aumentati negli ultimi anni: la richiesta è aumentata perché probabilmente è aumentata l’informazione. Di conseguenza chi ha un problema di questo tipo ricorre all’accertamento del DNA, che è inconfutabile. È come se fosse una carta d’identità biologica. Il DNA è un profilo polimorfico. Cioè vengono tipizzate delle regioni ipervariabili (che variano da soggetto a soggetto ndr) del DNA: con tutti questi dati si costruisce un profilo polimorfico del DNA autosomico”. 

Le analisi che svolgete sono preziose anche per la Procura di Lecce, spesso collaborate con i giudici: ormai le nuove tecniche possono dare anche  certezza nell’individuazione degli autori di un reato. Come si fa nel caso di cronaca recente in cui non si riesce a condannare uno dei due gemelli che delinque, proprio perché sono identici?
“Questo è l’unico caso in cui due persone hanno lo stesso profilo: accade nei gemelli monozigoti. Hanno lo stesso patrimonio genetico ed è indistinguibile”. 

Quindi bisogna per forza prendere il colpevole in flagranza di reato?
“Sì, a meno che uno dei due non presenti delle mutazioni: in questo caso si potrebbero distinguere”. 

Il nostro DNA può mutare, vero? 
“Sicuramente va incontro a cambiamenti, altrimenti non si spiegherebbe l’evoluzione della specie. Si può verificare un mutamento nella fase del concepimento. Si può verificare anche per cause esterne, come l’inquinamento. Per questo si va incontro a tumori e altre patologie”. 

Quanto costa l’esame del DNA? 
“Per un profilo noi chiediamo 350 euro più iva (intorno ai 440 euro a campione), ma solo perché lo eseguiamo noi in studio, altrimenti costerebbe di più. Ci sono laboratori che portano gli esami all’esterno per farli analizzare”. 


Gaetano Gorgoni

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