Lo sfogo del presidente dell'Ordine De Giorgi: "Presunta malasanità, medici unici capri espiatori"

sabato 2 febbraio 2019
 

“La fragilità del sistema sanitario non può essere scaricata solo sui medici, facile capro espiatorio sacrificale, ma in realtà unico e ultimo baluardo del diritto alla salute”. Il presidente dell'Ordine dei Medici Donato De Giorgi prende spunto da un recente fatto di cronaca – la morte di un paziente cardiopatico ricoverato nel reparto di Oculistica del Fazzi- per avviare una serie di considerazioni sul ruolo del medico ospedaliero e le numerose responsabilità e pressioni a cui è sottoposto giornalmente.

“Vi è la convinzione diffusa che varcare la soglia di un Pronto Soccorso assicuri l'immortalità. Ciò purtroppo non è vero! Se oggi nelle case non si nasce e non si muore, tali eventi tuttavia fanno parte del ciclo biologico, per cui come non fa notizia che si nasca in ospedale, non deve fare di per sé notizia che in ospedale si muoia, al termine di un ciclo di cura.

Vi è la convinzione che responsabili di ogni malfunzionamento (reale o presunto) del sistema sanità siano i medici (dalle complicanze di un processo morboso alle extralocazioni, attraversando le liste d'attesa, la carenza di posti letto, il rinvio “senza speranza” per i pazienti che attendono trattamenti in elezione, sempre in commistione/competizione con l'urgenza). Nel caso specifico infatti gli unici indagati sono i medici, mai gli amministratori, né – per fatti simili – i decisori politici. E' così che i Medici si trovano a dover correre tra un reparto ed un altro (a volte molto distanti) e sempre più spesso a frequentare negli intervalli i corridoi dei tribunali, impantanandosi in affanno nella medicina difensiva.

Alcuni studi legali, poco interessati ai principi della deontologia forense e compagnie assicurative con uniche finalità mercantili, hanno finanziato spot pubblicitari che incitano a denunce facili e gratuite (ma non per la collettività) contro i medici: stanno già incassando con gli interessi quanto investito. E' del 28 gennaio di quest'anno però la sentenza che condanna l'incauto denunciante ad un risarcimento di circa 90.000 euro a favore del medico, ingiustamente accusato.

Mentre esiste il termine “malasanità, non esiste il termine “malainformazione”, per definire alcuni atteggiamenti (peraltro molto limitati) che si allontanano (anche solo nei toni o nei titoli) da una professionalità di servizio, per una narrazione che ha il solo risultato di scavare un solco sempre più profondo nella fiducia incrinata tra medici e cittadini.

Non chiediamo mai impunità per i nostri comportamenti quando non adeguati o non professionalmente o eticamente corretti. Siamo pronti (e lo facciamo quasi quotidianamente) a sanzionarli, perchè i nostri anticorpi ci consentano l'autorevolezza necessaria.

Il caso specifico induce alcune osservazioni cruciali sul problema delle extralocazioni. Condanniamo senza riserve tale pratica, in quanto premessa ad elevato rischio clinico per gli operatori e soprattutto per i pazienti. E' scientificamente dimostrato che le percentuali maggiori di eventi avversi ed “eventi sentinella” (situazioni cioè che devono essere prese in seria considerazione per prevenire i maggiori danni futuri) avvengono per i pazienti extralocati (ospitati cioè nei reparti non di competenza, per saturazione di questi ultimi). Anche quando tutto “fila liscio” spessissimo la qualità percepita dell'assistenza è decisamente peggiore da parte di pazienti e parenti, ingenerando sospetti e senso di “abbandono” se non di trascuratezza, malsopportazione, intempestività nelle cure, discriminazione, nonostante i Medici si affannano tra un reparto e l'altro, impartendo disposizioni a personale assistenziale diverso dal team. Il reparto che ospita si trova poi – oltre a queste problematiche – ad essere penalizzato se realizza un efficiente turnover di malati dovendo rinunciare a dare risposte a molti pazienti in attesa; penalizzati particolarmente i reparti chirurgici che si trovano a dover affrontare anche la promiscuità di pazienti portatori spesso di patologie infettive.

Tuttavia nella situazione di emergenza influenzale” la Regione e le ASL hanno impartito la disposizione che i pazienti di pertinenza internistica siano dislocati (extralocati) nei reparti chirurgici in percentuali del 20%.

Affrontare un'emergenza vuol dire anche mettere in campo risorse eccezionali, non solo stressare un sistema, già vicino al collasso in situazioni “normali”. Così la “emergenza influenzale” è la rappresentazione ciclica e quasi rituale della fragilità del sistema stesso: la realtà fa improvvisamente diventare vane parole come vaccinazioni, deospedalizzazione, corretto utilizzo del P.S., informazione al cittadino, ruolo dei medici di Medicina Generale e anche quanto avevamo proposto: un utilizzo “emergente e integrato” con i MMG e guardia medica dei presidi territoriali (Nardò, Campi S., Poggiardo, Gagliano, ecc). Ma di una cosa siamo certi: questa fragilità non può essere scaricata sempre e solo (come in questo caso) sui medici, facile capro espiatorio sacrificale, ma in realtà unico (e ultimo) baluardo del diritto alla salute”.

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