In sala operatoria con il dottor Spampinato per combattere contro il tumore di Klatskin

sabato 2 febbraio 2019
Siamo entrati nella sala operatoria del Vito Fazzi di Lecce per vedere all’opera il direttore di Chirurgia, Marcello Spampinato (e la sua equipe) fuoriclasse della chirurgia epato-bilio-pancreatica: oggi vi raccontiamo la lotta contro un tumore insidioso e difficile da scovare in tempo. 

È silenzioso quando comincia a devastare le vie biliari: nessun sintomo, è questo il grande dramma del tumore di Klatskin. Un Moloch proditorio e complicato come il tumore al pancreas, anche se con un po’ di fortuna, una volta operati, si può vivere per più di un decennio. Si tratta di un colangiocarcinoma, cioè un tumore maligno delle vie biliari, che attacca la parte in cui confluiscono i dotti epatici destro e sinistro della bile. La comunità scientifica conobbe questo male grazie a un medico statunitense, il dottor Gerald Klatskin, che lo segnalo nel 1965. Non è un tumore raro: a Lecce diversi pazienti vengono operati a causa di questo male. Il direttore Marcello Spampinato ci spiega che al Vito Fazzi c’è una buona casistica di questi tumori trattati. Grazie al placet della direzione sanitaria Asl di Lecce siamo entrati nuovamente in sala operatoria per seguire dal vivo questo intervento: abbiamo anche fotografato dei macchinari all’avanguardia e talmente nuovi che sembrano non essere mai stati utilizzati. Tecnologie di nuova generazione per fare l’ecografia intraoperatoria e confermare l’operabilità, un dissettore a ultrasuoni epatico all’avanguardia e un coagulatore del parenchima epatico: tutto pronto per cominciare con macchinari di ottimo livello. L’operazione per rimuovere il tumore di Klatskin dura circa 6 ore: quando entriamo in sala operatoria sono le 9:30, ma l’intervento andrà avanti fino al primo pomeriggio sotto la guida del “super-chirurgo” Spampinato coadiuvato da una equipe di anestesisti dedicati alla chirurgia epatica. Gli interventi per neoplasie a fegato e pancreas al Fazzi sono in aumento: presto saranno superati i cento interventi all’anno. 

UN TUMORE SILENZIOSO CHE SI MANIFESTA QUANDO È TARDI

Quando questo tumore maligno cresce, determina un’ostruzione delle vie biliari: a questo punto possono manifestarsi alcuni campanelli d’allarme come l’ittero (colorazione giallastra di cute e sclere), il dolore, le feci poco colorate e cretacee e le urine di colore scuro. Altri segni clinici comuni in caso di ostruzione biliare sono il prurito, ingrossamento del fegato, febbre e perdita di peso. Il problema è che in molti casi non si manifesta alcun sintomo e il tumore spesso viene scoperto per caso. 

INTERVISTA AL DIRETTORE DI CHIRURGIA  DEL “V. FAZZI” MARCELLO SPAMPINATO 

Dottore, l’intervento di oggi è raro o di routine qui al Fazzi? 

“È un’operazione di routine per il chirurgo epatobiliare, non è un intervento particolare. Interveniamo spesso sui tumori che colpiscono le vie biliari. Si tratta di neoplasie aggressive che richiedono l’asportazione delle vie biliari. Il tumore di Klatskin si localizza dove la via biliare del fegato di destra si unisce a quella di sinistra, purtroppo per toglierlo è necessario asportare gran parte del fegato e ricostruire le vie biliari”.

Il tumore di Klatskin non è una neoplasia rara, vero?

“Non è una forma rara di tumore: sono tumori che vediamo frequentemente e a Lecce ne abbiamo operati diversi”. 

Qual è l’età media dei pazienti colpiti da questa neoplasia? 

“Generalmente dai 50 anni in su. Sono tumori che colpiscono spesso in questa fascia d’età”. 

La diagnosi tempestiva è molto difficile, vero? 

“È difficile scoprirlo in fase precoce: normalmente si diagnostica quando il paziente diventa itterico. Prima di quel momento sono tumori asintomatici”. 

Si conoscono le cause? 

“Come tutti i tumori, le cause sono genetiche e ambientali, ma dipendono anche da quello che si mangia e dallo stile di vita”. 

Quindi, l’unica vera forma di prevenzione per il tumore di Klatskin è un sano stile di vita: mangiare bene, fare sport e vivere in un ambiente salubre? Non ci sono esami da fare dopo una certa età per prevenirlo? 

“Non esiste una forma di screening per prevenzione come nel cancro della mammella o del colon. Talvolta però si scopre questa neoplasia incidentalmente, quando si fanno esami diagnostici per altri motivi. È un tumore che matura silenziosamente come quello del pancreas: è una fortuna quando si trova prima che si manifestino i sintomi”. 

Come interviene il chirurgo? 

“Sono interventi complessi, perché richiedono l’asportazione della via biliare, inoltre viene eliminata una grossa quota di fegato. In genere viene eliminata la parte destra o quella sinistra di quest’organo. Poi, è necessario fare la ricostruzione delle vie biliari e, alcune volte, bisogna fare anche delle ricostruzioni vascolari, perché il tumore tende a infiltrare sia i vasi arteriosi che venosi che affluiscono alla parte di fegato che deve restare dopo l’operazione”. 

Tecnologia e personale sono sufficienti in questo reparto? 

“Direi di sì! Abbiamo avuto il giusto supporto da parte della direzione strategica e delle altre Unità Operative: anestesisti/rianimatori e radiologi interventisti in primis, per affrontare in tutta serenità questi interventi e far sì che i pazienti non debbano migrare”. 

Anche la casistica è soddisfacente? 

“Abbiamo un buon Know-how: per il tumore di Klatskin come per il pancreas abbiamo raggiunto gli standard dei grossi centri epato-biliari”. 

Lei prima ha citato il tumore al pancreas, che al Fazzi rimuovete spesso. Sappiamo che dopo questo tipo di operazione l’aspettativa di vita si riduce considerevolmente. Nel caso del tumore di Klatskin quanto si può vivere in media?

“Sono malattie molto diverse. Trattiamo tanti casi di tumore al pancreas: siamo uno dei centri che ne fa di più in Puglia (circa 40 operazioni dal primo luglio 2018 ad oggi!). Nel caso del tumore al pancreas non ci sono ancora cure veramente incisive oltre all’intervento chirurgico, che serve solo ad allungare la vita del paziente senza curare il male definitivamente. Nonostante le terapie e la chemio, la sopravvivenza è sempre intorno ai 3 o 4 anni massimo. Invece, nel caso del tumore di Klatskin, se viene scoperto in tempo, con una chirurgia radicale la sopravvivenza è molto più alta: nella mia carriera ho operato e seguo pazienti vivi anche dopo 10 anni. Si può vivere anche molti anni di più. Dipende tanto dallo stadio della malattia nel momento in cui si viene operati. È fondamentale anche la qualità della chirurgia, che è molto aggressiva per questo tipo di tumori”.

Quante ore ci vogliono? 

“L’intervento dura dalle 6 alle 7 ore”. 

Quali sono i rischi?

“I rischi sono importanti perché il paziente viene sottoposto alla decurtazione di una grossa quota di fegato. Il rischio più grave è l’insufficienza epatica post-operatoria: in altre parole, il fegato rimasto rischia di non essere sufficiente al fabbisogno del corpo della persona. E questa è una cosa che bisogna valutare”.

Si verifica spesso la recidiva? 

“A volte. Ma con una chirurgia fatta in maniera radicale ed in centri dedicati si può anche guarire”. 

Grazie. Questa è una buona notizia per chiudere il pezzo: si può guarire e vivere molto oltre i dieci anni.

Gaetano Gorgoni
 
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