Polizia Penitenziaria al collasso, proclamato stato di agitazione: "Subito tavolo col Prefetto"

mercoledì 30 gennaio 2019
Carenza di personale e turni massacranti mettono a rischio la sicurezza all'interno della Casa Circondariale.  

La polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Borgo San Nicola è in stato di agitazione. I sindacati Fns-Cisl, Fp-Cgil, Sappe, Sinappe, Uil-Pa e Uspp hanno chiesto un incontro urgente al prefetto Maria Teresa Cucinotta per discutere delle difficili condizioni di lavoro del personale che si protraggono ormai da molto tempo.

I sindacati tornano a chiedere l’apertura di un tavolo di confronto con il rappresentante territoriale del Governo, con il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria (Prap) e con il Direttore della Casa circondariale leccese. “Turni massacranti ben oltre le ore previste dal contratto, servizio al di sotto degli standard di sicurezza al Nucleo traduzioni e piantonamenti, equipaggiamento e mezzi a disposizione del personale obsoleti, organizzazione del lavoro da rivedere – si legge nella nota congiunta - a Lecce, in particolare, la carenza di organico è ormai conclamata ed ha ricadute sulla sicurezza tanto dei lavoratori quanto dei detenuti, oltreché per l’intera comunità, in termini di controllo e di sicurezza interna ed esterna alla Casa Circondariale. Basti pensare che all’interno delle sezioni detentive, per i turni serali e notturni, un poliziotto è costretto a badare a due sezioni anziché una. O che spesso viene soppresso il servizio lavanderia per i detenuti, con tutte le conseguenze igienico-sanitarie del caso. O ancora che il personale deve ancora fruire delle ferie maturate nel 2017. Per non dire del Nucleo traduzioni e piantonamenti ormai al collasso: non si riescono a garantire ai detenuti nemmeno le visite programmate nei vari ambulatori o ospedali della provincia. Il riposo previsto per il lavoratore dopo il notturno è ormai un miraggio. Gli uffici amministrativi vengono chiusi per impiegare il personale nelle scorte: pertanto ci sono agenti che a fine servizio sono costretti a continuare il lavoro per garantire le minime incombenze utili al regolare servizio del giorno successivo. Il personale, con un’anzianità media di servizio molto alta, è ormai al collasso”.

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