Hlh, trapianto riuscito al Bambino Gesù per il bimbo trasferito da Londra

venerdì 25 gennaio 2019
La storia del bambino nato a Londra da genitori italiani, di cui vi avevamo parlato in un precedente servizio, affetto dalla malattia rara dei globuli bianchi ha avuto un lieto fine. Ieri pomeriggio nell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù si è tenuta la conferenza stampa con il professor Franco Locatelli, la ministra Grillo e il papà del piccolo salvato. 

Ha rischiato di morire, ma è andata bene: il bambino di 20 mesi è salvo grazie al trapianto di cellule del sangue del padre. Non si riusciva a trovare un donatore di midollo compatibile in tutta l’Inghilterra: la storia, diventata “virale”, grazie alla lettera del padre diffusa sui social, ha commosso tutto il mondo. Ma il problema lo hanno risolto gli scienziati dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, prelevando le cellule emopoietiche del papà, manipolandole e poi trapiantandole nel piccolo. Una scommessa vinta. Alex ora sarà monitorato per qualche mese: se tutto andrà bene nelle visite di controllo e non saranno riscontrate infezioni, potremo considerarlo guarito. 

"Il piccolo paziente affetto da Linfoistiocitosi Emofagocitica (HLH), trasferito a fine novembre al Bambino Gesù di Roma dall'Ospedale Great Ormond Street di Londra, e sottoposto il 20 dicembre a trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore, è in dimissione dall’Ospedale in buone condizioni di salute" comunicano ufficialmente i medici. "Quando esplode questa malattia un gruppo di globuli bianchi che hanno il compito di difendere l’organismo contro gli agenti estranei proliferano in maniera disordinata causando gravissimi problemi all’organismo. Tra l’altro se non si interviene subito, ricorrendo al trapianto, il paziente è spacciato. La febbre tormenta chi è ha questa malattia e la milza si gonfia. I pazienti affetti da HLH con un difetto genetico sottostante hanno una sola strada da percorrere: il sistema immunitario deficitario dev’essere sostituito da uno sano con il trapianto di cellule staminali ematopoietiche". 

La salvezza del piccolo grazie a un’eccellenza italiana

Nel caso del bambino ricoverato in Inghilterra le cellule del padre, manipolate e infuse nel bambino di 20 mesi, a distanza di 1 mese dal trapianto hanno perfettamente attecchito, ripopolando adeguatamente il sistema emopoietico e immunitario del paziente. Nell’arco delle 4 settimane successive al trapianto non si sono registrate complicanze, né sul piano infettivo, né sul piano del rigetto, il problema principale per situazioni di questo tipo.

Alla luce di queste evidenze, il percorso trapiantologico può dirsi concluso positivamente. La somministrazione del farmaco salva-vita (emapalumab), che teneva sotto controllo la malattia regolando le reazioni del sistema immunitario, è stata sospesa la scorsa settimana. Il bambino, in buone e stabili condizioni di salute, lascerà l’Ospedale nelle prossime ore. Si apre ora una nuova fase, che come in tutti questi casi prevede visite di controllo in DH con frequenza inizialmente settimanale e poi, via, via, sempre più distanziata.

"Siamo soddisfatti del percorso trapiantologico del bambino, che al momento è stato perfetto" commenta Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica "Nelle prossime settimane andrà monitorato accuratamente il completamento del processo di ricostituzione immunologica, così come il persistere di un attecchimento completo delle cellule paterne. I rischi ai quali i pazienti di questo tipo possono andare incontro dopo la dimissione sono principalmente legati allo sviluppo di complicanze infettive. Per questa ragione il bambino verrà strettamente controllato con periodiche visite presso il nostro reparto di DH; doverosamente premessa questa nota di cautela, non possiamo che essere, allo stato attuale, felici per l’evoluzione di questa vicenda così complessa".

Sanità e solidarietà, due grandi risorse italiane

"L’Italia ha grandissime risorse riconosciute, come quelle in campo sanitario" ha spiegato ai giornalisti accorsi nella conferenza stampa di ieri pomeriggio la ministra Giulia Grillo "Alcune meno conosciute come la solidarietà e la capacità di rispondere alla chiamata altruistica che viene dagli altri cittadini".

"Abbiamo avuto il sostegno di tutti gli italiani, ma anche di tante persone all’estero - spiega il padre del piccolo Alex" In tanti hanno pregato per noi". La donazione del midollo diventa un tema centrale dopo questa storia a lieto fine: crescono i donatori, ma è necessario far crescere la consapevolezza che con questo gesto si possono salvare tantissimi bambini affetti da malattie del sangue. 


Gaetano Gorgoni 

 

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