Ristoceutica, curarsi mangiando: l’orzo combatte lo stress

giovedì 24 gennaio 2019
La ricerca nasce grazie alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Vincenzo Lionetti è uno dei pionieri della scienza che studia la coniugazione nutrizione-farmaceutica: ecco cosa bisogna sapere. 

Ci sono tanti modi per farsi del bene, uno su tutti è scegliere il cibo giusto, ad esempio orzo beta o grani antichi. Le nuove scoperte della ricerca hanno dato vita alla ristoceutica. Si tratta della scienza che studia la coniugazione nutrizione-farmaceutica. Il neologismo che unisce nutrizione e farmaceutica nasce da ricerche svolte al Trancrilab (Laboratorio di Medicina Critica Traslazionale) dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna, coordinato da Vincenzo Lionetti. In altre parole, si utilizzano le recenti scoperte nel campo della biotecnologia per creare un pasto funzionale, cioè unendo diversi alimenti funzionali, simbiotici, che incidono sullo stato di salute dell’uomo grazie al loro contenuto di composti biologicamente attivi.

L’idea è quella di rivoluzionare i menu inserendo elementi necessari alla cura di una determinata patologia o capaci di prevenire una malattia con cui esiste una certa familiarità. Per esempio, alcuni cereali favoriscono meno i processi di malattia in atto fino ad arrestarli. Magiare bene aiuta a far funzionare meglio cuore e cervello, oltre che a prevenire tantissime patologie. La pasta e il pane sono un toccasana se vengono prodotti con cereali antichi: in alcuni casi sono addirittura da prescrivere per combattere diversi disturbi. 

La pasta, in particolare, è un alimento a basso indice glicemico, a basso costo e molto versatile, e non solo nella dieta mediterranea. Secondo gli esperti, infatti, la pasta è uno tra i migliori veicoli di elementi epigeneticamente attivi, ovvero capaci di favorire l'espressione di geni protettivi, come il beta-glucano idrosolubile contenuto nell'orzo, che è il primo cereale coltivato dall'uomo. 

Ristoceutica e medicina di precisione 
Quello che mangiamo modifica la nostra componente genetica, ecco perché bisogna mettere nel piatto il cibo giusto, quello in grado di riequilibrare il nostro organismo spesso in sofferenza per stress, aria malsana e nutrizione ricca di grassi. I fattori alla base delle malattie cardiovascolari sono lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica: una buona alimentazione permette di tenere sotto controllo la situazione. Il meccanismo della ristoceutica imita quello che avviene nella medicina di precisione: si studia l’organismo del singolo individuo per capire di quale tipo di alimentazione abbia bisogno. Non vanno più bene le cure buone per tutti: è un approccio terapeutico ormai superato. Il DNA, del resto, è unico, bisogna adattare il menu al proprio organismo per migliorare la propria salute e invecchiare il più tardi possibile. Gli esperti suggeriscono una dieta dove si eviti l’abuso di carne e si utilizzi cibo capace di dare input positivi all’epigenoma, quell’interruttore che accende o spegne i geni in base alle sollecitazioni dell’ambiente esterno. Come abbiamo già scritto quando ci siamo occupati di epigenetica col professor Piscitelli, l’ambiente esterno e diversi agenti sono in grado di modificare il nostro DNA: inevitabilmente anche quello che mangiamo ha questa funzione. Come già ricordato, l’aria che respiriamo e i cibi che introduciamo nel nostro corpo determinano mutazioni importanti. Sono modifiche epigenetiche per esempio la metilazione del DNA (l’aggiunta di gruppi metilici alle basi di citosina) o il trasferimento di un gruppo acetile sugli istoni (proteine che legano il DNA). Bisogna inoltre gestire bene l’interazione tra nutrizione e farmaci, quando si cura una determinata patologia: la parola d’ordine è personalizzare menu e medicinali, dopo un attento studio su quello specifico organismo. 

Dall’orzo all’olio extravergine: medicine naturali contro stress e infiammazioni
L’orzo è il cereale più antico consumato dall’uomo: lo si utilizzava già nel 4000 a.C. Costa poco e contiene una molecola importante: il beta-glucano idrosolubile (una fibra), che è in grado di modulare l’espressione genica di una cellula. È come se questa molecola avesse una funzione di protezione della cellula: dunque si tratta di un prezioso alleato per la salute che permette di resistere allo stress e alle condizioni ambientali che interferiscono con la salute. L’orzo difende dalla radice del diabete, dall’insulinoresistenza, ma ci aiuta anche quando mangiamo male: “è come un’armatura - spiega il dottor Lionetti - che ci protegge dallo stress e da una dieta ricca di grassi”. “È importante assumere almeno il 3% di beta-glucano idrosolubile per combattere lo stress, secondo i nostri studi, puntualizza il professore della Scuola Normale Sant’Anna di Pisa - Possiamo incidere sui nostri geni con la terapia genica, ma sull’ambiente e sulle nostre scelte il discorso è diverso: entra in gioco l’epigenetica e noi possiamo ottenere grandi risultati usando l’orzo. Se fumo, mangio molti grassi o non faccio sport, sono scelte individuali nocive: il beta-glucano idrosolubile può aiutarmi anche in questi casi a limitare i danni”. Una ricerca pubblicata sul “Nature” ha ribadito l’importanza del nutrirsi bene per prevenire la sclerosi multipla. Insomma, ricordiamoci d’ora in poi di mettere sempre a tavola orzo e olio extravergine di oliva (quest’ultimo, avendo proprietà antinfiammatorie, è stato inserito dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti nella lista delle medicine: l’alto contenuto di acido oleico inibisce l’enzima DNA metiltrasferasi). 

Gaetano Gorgoni

 

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