Terapia genica contro mali incurabili: ecco come un gene buono sostituisce quello malato

mercoledì 23 gennaio 2019
Inserire dei geni buoni in una cellula malata facendoli trasportare da virus svuotati dal potenziale infettivo per raggiungere la meta: oggi si può guarire così anche da gravissime malattie, ecco perché il genetista Luigi Naldini, uno dei pionieri italiani della terapia genica, potrebbe vincere il Nobel.

La terapia genica permette di trasferire uno o più geni sani in una cellula malata con lo scopo di curare una patologia causata dai mutamenti di uno o più geni (che quando esiste una determinata patologia possono essere difettosi o assenti). Negli anni ’80 la biologia molecolare e l’ingegneria geni hanno fatto il grande passo. Ma i primi studi sull’utilizzo dei geni per la cura delle malattie risalgono agli anni ’70: il primo articolo su questa terapia risale al ’72, pubblicato su Science, intitolato “Terapia genica per malattie genetiche umane?” e firmato da due importanti scienziati (Friedmann e Roblin).

Furono identificate diverse alterazioni geniche in diverse patologie e la possibilità, grazie agli studi sul DNA, di modificare microorganismi (ad esempio batteri e funghi) per poter ricavare delle molecole d’interesse. Oggi si individuano i geni responsabili della malattia genetica e si agisce sostituendoli: per farlo si utilizza come vettore un virus reso inattivo, svuotato del suo corredo genetico. In altre parole, il DNA viene corretto con un meccanismo piuttosto complesso che permette di rimpiazzare le sequenze difettose.

Una volta prelevato il gene sano e inserito là dove c’è un mal funzionamento, la cellula comincerà a sintetizzare le proteine necessarie consentendo un corretto funzionamento metabolico. La terapia genica ha continuato a fare passi in avanti fino ai giorni nostri, oggi si usa contro tumori e HIV. I primi successi arrivarono negli anni ’90 con la cura di una bambina malata di “immunodeficienza combinata grave”. Certo, c’è da dire che per molte patologie la terapia è ancora in fase sperimentale, anche se ogni giorno si fanno nuovo progressi grazie alla ricerca.

LA LOTTA ALLE MALATTIE RARE DEL “SAN RAFFAELE” CON LA TERAPIA GENICA: I SUCCESSI E I PROGRESSI

La Fondazione Telethon ha permesso di investire molte risorse nella ricerca delle cure contro alcune malattie genetiche rare: ci sono buone speranze. Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto San Raffaele Telethon di Milano, guidati da Angela Gritti, ha dimostrato l’efficacia della terapia genica intracerebrale per bloccare il danno neurologico causato da alcune gravi malattie come quella di Krabbe (leucodistrofia), in cui si verifica la mutazione del gene GALC. Il sistema nervoso viene colpito a causa dell’accumulo di sostanze tossiche nelle cellule che formano la mielina, la guaina che riveste come nastro isolante le cellule nervose.

L’équipe guidata dalla dottoressa Gritti è intervenuta per correggere parte delle cellule nervose malate fornendo loro una versione funzionante del gene GALC tramite un vettore lentivirale (una versione modificata del virus HIV) iniettato direttamente nel cervello. In altre parole, si raggiunge il bersaglio attraverso un virus modificato e s’inserisce un gene sano che possa ripristinare il buon funzionamento delle cellule.

La proteina ripulisce le cellule dagli accumuli tossici e viene trasportata nel tessuto nervoso a beneficio delle altre cellule malate. L’esperimento è andato a buon fine sui topi malati e sicuramente potrà funzionare sull’uomo, anche nel caso di leucodistrofia metacromatica. L’iniezione del vettore è sicura e consente di regolarizzare il gene difettoso. L’infusione di geni funzionanti direttamente nel cervello potrebbe dare grandi speranze a tanti pazienti: oggi la terapia per la leucodistrofia metacromatica, invece, prevede il prelievo delle cellule staminali dal midollo osseo, la correzione in laboratorio e la successiva reinfusione nel paziente.

LA RIVOLUZIONE NELLA BETA TALASSEMIA

La terapia genica potrebbe rivoluzionare la beta talassemia, una malattia ereditaria del sangue diffusa nell’area mediterranea che nei casi più gravi impone ai pazienti continue trasfusioni. Al San Raffaele è stata dimostrata l’efficacia di questa terapia. I ricercatori hanno prelevato cellule staminali emopoietiche e all’interno di queste è stata inserita una copia funzionante del gene della beta-globina attraverso un virus della stessa famiglia dell’HIV, svuotato del suo potenziale infettivo e trasformato in mezzo di trasporto per il gene corretto (vettore lentivirale in termini medici). Le cellule modificate vengono trasferite direttamente nel midollo osseo del paziente in modo da favorirne l’attecchimento. Il risultato è straordinario: dopo un anno di trattamento, alcuni pazienti non necessitano più di trasfusione, mentre altri hanno una necessità molto inferiore di ottenere nuovo sangue.

NALDINI, PIONIERE ITALIANO DELLA TERAPIA GENICA VERSO IL NOBEL: VINCE IL PREMIO JEANTET

Oggi l’Ansa dà una bellissima notizia: il genetista Luigi Naldini, 60enne pioniere della terapia genica, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica di Milano ha vinto il prestigiosissimo Premio Louis-Jeantet, promosso dall’omonima Fondazione svizzera che viene assegnato ai più grandi ricercatori medici del mondo ogni anno. Si tratta di una medaglia al valore che spesso apre la strada al Nobel. È un riconoscimento che attribuisce nuove risorse per la ricerca. Il professore Naldini ha studiato per tutta la vita la possibilità che alcuni virus, come quello dell’Aids, si trasformassero in innocui “bus” per il trasporto dei geni sani nelle cellule malate per sostituire quelli malati che scatenano varie patologie. Sono stati fatti passi da gigante nella terapia genica e oggi al San Raffaele si curano persino alcuni tumori. È una notizia che apre scenari nuovi ed entusiasmanti nel campo della medicina.

Gaetano Gorgoni

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