Interruzione volontaria di gravidanza, trend in diminuzione: in calo nel 2017

martedì 22 gennaio 2019
Dopo l’anticipazione dei mesi scorsi, finalmente sono stati pubblicati ieri sul sito del Ministero della Salute i dati completi sull’ interruzione volontaria di gravidanza. Si tratta dei numeri definitivi per tutto il 2017 e sono stati trasmessi al Parlamento, come avviene ogni anno, il 18 gennaio 2019. Perrone: “Si fanno meno figli e meno interruzioni”

Sono 80.733 le interruzioni volontarie di gravidanza per tutto il 2017: è la conferma di un fenomeno in diminuzione. Naturalmente in questi dati non possono rientrare gli aborti illegali, che vengono praticati in situazioni socio-culturali di grande degrado. Nel 2017 si è praticato meno l’aborto rispetto all’anno precedente (-4.9% rispetto al dato del 2016 e -65.6% rispetto al 1982, anno in cui si è osservato il più alto numero di IVG in Italia pari a 234.801 casi). Dal 1983 in poi gli aborti in Italia sono in calo. Liguria, Umbria, Abruzzo e Bolzano guidano la classifica delle minori interruzioni. A Trento, invece, si registra un lieve aumento. “Tutti gli indicatori confermano il trend in diminuzione: il tasso di abortività (N. IVG rispetto a 1000 donne di 15-49 anni residenti in Italia), che rappresenta l'indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza del ricorso all'IVG, è risultato pari a 6.2 per 1000 nel 2017, con un decremento del 3.3% rispetto al 2016 e con una riduzione del 63.6% rispetto al 1982.

Il dato italiano rimane tra i valori più bassi a livello internazionale – spiega il documento ministeriale - Il rapporto di abortività (N. IVG rispetto a 1000 nati vivi) nel 2017 è risultato pari a 177.1 per 1000 nati vivi (o 17.7 per 100 nati vivi), con una riduzione del 2.9% rispetto al 2016 e del 53.4% rispetto al 1982. E' da considerare che in questi ultimi anni anche i nati della popolazione presente sul territorio nazionale sono diminuiti di 9643 unità”.

Ed è proprio su questo dato che pone l’accento il direttore di Ostetricia e Ginecologia del Vito Fazzi di Lecce, Antonio Perrone: “Nel mio reparto ci sono ben 5 persone che si dedicano all’interruzione di gravidanza: siamo una bella squadra, fatta di operatori esperti e preparati. Questo reparto, però, fa soprattutto nascere 2000 bambini all’anno: siamo i secondi in Puglia per numero di nascite. È chiaro, però, che si fanno sempre meno figli anche in questa provincia rispetto al passato. C’è meno disponibilità e predisposizione da parte delle famiglie per tutta una serie di problemi”.

Nelle prime sette settimane di gravidanza sono tantissime le interruzioni farmacologiche, che impediscono di arrivare alla traumatica operazione chirurgica di interruzione. Si fa molta più prevenzione oggi, inoltre la cosiddetta “pillola del giorno dopo” è conosciuta da tutti e nei casi dubbi risolve il problema a monte.

L’interpretazione dei dati e le riflessioni del dottor Antonio Perrone, responsabile reparto Ostetricia e Ginecologia del Fazzi di Lecce

“La gente non fa più figli perché ha altro a cui pensare: è un problema socio-politico ed etico enorme – riflette il dottor Perrone – A parte la situazione dei giovani sempre più precari esistono tutta una serie di problemi che non sono stati risolti. Ci sono tanti fattori che hanno portato a una bassa natalità in Italia: bisogna studiarli con attenzione. Chiaramente, siccome si fanno meno figli, diminuiscono anche le interruzioni volontarie di gravidanza: le coppie sono molto più attente. Esiste anche un aumento della contraccezione.  Abbiamo grandi numeri in questo reparto per le nascite, ma ci occupiamo anche di tante inevitabili interruzioni: le due cose sono collegate”.
“Sulla riduzione delle IVG molto probabilmente ha inciso anche l’aumento dell’uso della contraccezione d’emergenza – ipotizzano i redattori del documento ministeriale - Levonorgestrel (Norlevo) - pillola del giorno dopo e Ulipistral acetato (ellaOne) - pillola dei 5 giorni dopo, che non hanno più l’obbligo di prescrizione
medica per le maggiorenni, e quindi richiedono una maggiore informazione alle donne per evitarne un uso inappropriato".

Chi fa ricorso all’ivg? Soprattutto donne tra i 25 e i 34 anni

Gli aborti sono diminuiti in tutte le fasce d’età, soprattutto tra le giovanissime: resta alto il ricorso all’IVG nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni. Per quanto riguarda la distribuzione percentuale, nel 2017 il 46.7% delle donne italiane che hanno abortito era in possesso di licenza media superiore, mentre il 45.5% delle straniere aveva la licenza media. Il 46.9% delle italiane risultava occupata (in diminuzione rispetto al 2016, quando le occupate erano il 47.4 %), mentre per le straniere la percentuale delle occupate è del 37.0%.

Per le italiane la percentuale delle nubili (59.4%) è in aumento e superiore a quella delle coniugate (34.3%), mentre nelle straniere le percentuali sono molto più simili (46.5% le coniugate, 48.1% le nubili). Il 44.0% delle donne italiane che ha eseguito una IVG non aveva figli.

Dopo un aumento importante nel tempo, le IVG fra le straniere si sono stabilizzate e negli ultimi anni cominciano a mostrare una tendenza alla diminuzione: sono il 30.3% di tutte le IVG nel 2017 valore simile a quello del 2016 (30.0%). È in diminuzione anche il loro tasso di abortività (15.5 per 1000 nel 2016 rispetto a 15.7 per 1000 nel 2015 e 17.2 per 1000 nel 2014), permanendo comunque una popolazione a maggior rischio di abortire rispetto alle italiane: per tutte le classi di età le straniere hanno tassi di abortività più elevati delle italiane di 2-3 volte Tra le minorenni, il tasso di abortività per il 2017 è risultato essere pari a 2.7 per 1000, valore inferiore a quello del 2016, confermando un trend in diminuzione a partire dal 2004 (3.7 nel 2014, 4.4 nel 2012), con livelli più elevati nell’Italia centrale. I 2?288 interventi effettuati da minorenni sono pari al 2.8% di tutte le IVG (erano il 3.0 % nel 2016). Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale.

Come vengono raccolti i dati delle ivg

I dati vengono raccolti grazie al Sistema di Sorveglianza Epidemiologica delle Interruzioni Volontaria di Gravidanza (IVG), che è attivo in Italia dal 1980 e vede impegnati l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il Ministero della Salute, l’Istat, le Regioni e le due Province Autonome. Il monitoraggio avviene a partire dai modelli D12 dell’Istat che devono essere compilati per ciascuna IVG nella struttura in cui è stato effettuato l’intervento, poi raccolti e trasmessi dalle Regioni.

In tutti questi anni, il Sistema di Sorveglianza ha permesso di seguire l’evoluzione dell’aborto volontario, fornire i dati e la relativa analisi per la presente relazione annuale al Parlamento, dare risposte a quesiti specifici ed indicazioni per ricerche di approfondimento. Le conoscenze acquisite hanno consentito l’elaborazione di strategie e modelli operativi per la prevenzione e la promozione della salute e per il miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dei servizi coinvolti nell’esecuzione delle procedure relative all’intervento e valutare l’efficacia dei programmi di prevenzione realizzati.

Dal 2018, però, le modalità di acquisizione dei dati sono variate: l’Istat ha messo in piedi un’unica piattaforma web che raccoglie informazioni e attività. Regioni, Asl e strutture caricano i dati e aggiornano le informazioni anagrafiche sui pazienti. A breve il nuovo sistema entrerà in funzione a pieno regime.

I dati dell’obiezione di coscienza

La ministra Giulia Grillo spiega che anche per quanto riguarda l’obiezione di coscienza la situazione è sotto controllo: “Pur rilevando una percentuale di obiezione tra i ginecologi pari al 68.4%, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, sia su base regionale che considerando le singole strutture, anche in presenza di casi che si discostano dalla media, non si evidenziano particolari criticità nei servizi di IVG.
I decrementi osservati nei tassi di abortività sembrano indicare che tutti gli sforzi fatti in questi anni, specie dai consultori familiari, per aiutare a prevenire le gravidanze indesiderate ed il ricorso all’IVG stiano dando i loro frutti, anche nella popolazione immigrata. Sarà quindi indispensabile rafforzare e potenziare questi servizi di prossimità che grazie all’esperienza nel contesto socio-sanitario e alle competenze multidisciplinari dell’equipe professionale riescono a identificare i determinanti di natura sociale e a sostenere la donna e/o la coppia nella scelta consapevole, nella eventuale riconsiderazione delle motivazioni alla base della sua scelta, aiutarla nel percorso IVG ed a evitare future gravidanze indesiderate ed il ricorso all’IVG”.

Gaetano Gorgoni

 

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