Dieta chetogenica: usata per alcune patologie, oggi è per tutti e con veloci risultati

venerdì 18 gennaio 2019
Una strategia nutrizionale che riduce i carboidrati può far perdere il 10% del peso corporeo in 20 giorni: ne abbiamo parlato col medico nutrizionista Eugenio Gemello. 

La dieta chetogenica sta spopolando anche a Lecce: è un regime nutrizionale che riduce drasticamente il consumo dei carboidrati. L’obiettivo è quello di costringere l’organismo a produrre autonomamente glucosio utile per sopravvivere aumentando il consumo dei grassi che sono nel tessuto adiposo. Ha molti vantaggi, perché si perde peso velocemente, ma non la possono fare tutti: ha anche degli svantaggi, come la disidratazione e altro, e non tutti gli specialisti la consigliano. Oggi approfondiamo la tematica con un medico nutrizionista molto esperto nel campo, il dottor Eugenio Gemello. 

Intervista al dottor Eugenio Gemello

È scoppiata la nuova tendenza della dieta chetogenica: in cosa consiste? Funziona veramente?
“La dieta chetogenica, in realtà, esiste da molti anni. L’abbiamo trattata nella medicina per vari scopi, anche per trattare l’epilessia, per preparare i pazienti a interventi di chirurgia bariatrica (trattamento chirurgico di pazienti affetti da obesità ndr), perché ha una grande potenzialità, oltre che nel ridurre il peso, anche nel ridurre la steatosi epatica. È utile per ridurre i livelli di glicemia, quindi anche per i pazienti con intolleranza glucidica o chi ha un diabete di tipo 2, i quali possono essere coadiuvati con questa strategia nutrizionale. Questa dieta funziona veramente e tutti gli studi hanno dimostrato che agisce più velocemente rispetto alle altre diete”. 

Forse bisogna spiegare che non basta eliminare a prescindere i carboidrati: il ‘fai da te’ è rischioso? 
“È assolutamente da evitare il ‘fai da te’, perché la dieta chetogenica è una terapia medico/nutrizionale che, se fatta con le giuste dosi e con gli integratori (questi ultimi necessari all’organismo perché non si assumono carboidrati e nemmeno frutta, ma solo 50 grammi di verdure al giorno), come vitamine minerali alcalinizzanti, tutto sotto controllo e sorveglianza medica”. 

Quindi la situazione dev’essere monitorata, passo dopo passo, dal medico nutrizionista?
“Certamente, in maniera costante! Tra l’altro bisogna fare delle analisi ematochimiche del paziente e, sicuramente, va fatta un’accurata anamnesi, perché un paziente diabetico che prende dell’insulina non potrà mai fare questo tipo di dieta. Il medico ha l’obbligo di monitorare, durante tutto il corso della terapia, il paziente. Inoltre, la dieta viene adattata sul tipo di paziente con tutta una serie di alimenti speciali che vengono forniti dall’industria farmaceutica. 

In quanto tempo possiamo ottenere buoni risultati seguendo questa dieta e quanto si perde in un mese? 
“Il tempo è un fattore molto importante di questa dieta, perché la distingue dalle altre. È veloce nell’esercitare un’azione di lipolisi (processo metabolico che prevede la scissione dei trigliceridi permettendo la liberazione di acidi grassi liberi e glicerolo ndr), quindi ci fa perdere massa grassa in breve tempo. Si può perdere peso in pochi giorni. Un ciclo completo dura 20 giorni, ma ci possono essere cicli più brevi di 15 giorni. In 20 giorni si può perdere anche il 10 per cento del peso corporeo, se viene seguita con attenzione tutta la strategia alimentare. Un paziente di 100 chili può arrivare a 90 chili in 20 giorni”. 

Il fisico non rischia di stressarsi? Si evita la pelle appesa? 
“Il fisico non rischia di stressarsi, anzi si può fare anche attività fisica a livello agonistico: gli studi dimostrano che la prestazione si riduce in maniera quasi insignificante o resta addirittura invariata. L’unico stress è a livello psicologico, perché i carboidrati danno una forte dipendenza, soprattutto gli zuccheri semplici: chi è abituato a consumarne tanti nei primi giorni ha una vera e propria astinenza. Gli unici fattori stressogeni, dunque, sono a livello psicologico. La pelle appesa è un rischio di ogni dimagrimento: chiaramente più chili si perdono più il rischio aumenta. Se un paziente che pesa 200 chili ne deve perdere 100, è chiaro che rimarrà la pelle appesa: in questo caso il problema si può risolvere con un intervento chirurgico. Per chi non ha un peso tipico dell’obesità il problema non si pone”. 

Cosa bisogna mangiare nella dieta chetogenica: ci faccia l’esempio di una giornata tipo. Cosa bisogna evitare? 
La giornata tipo può iniziare con lo yogurt greco, uno o due uova; possiamo fare degli spuntini con delle barrette proteiche e della frutta secca. Poi, i due pasti principali richiedono una grande quantità di verdure, insalata e ortaggi. Anche qui la quantità varia a seconda del peso e alla tipologia dell’ortaggio da consumare. Si possono mangiare anche alcuni quantitativi di carne, pesce, formaggi magri e uova, che vanno calibrati in base al peso del paziente e all’attività fisica che svolge. Bisogna unire l’assunzione di integratori proteici, solitamente a base di sieroproteine del latte con cui vengono fatti anche degli ottimi frullati che vanno a integrare pranzo e cena, a seconda delle esigenze del paziente. In più, oggi, ci sono dei veri e propri pasti pronti proteici, che hanno un sapore molto simile ai pasti normali: pane e pasta proteici e altro. L’industria alimentare ci mette a disposizione molti strumenti per rendere più efficace questa dieta”. 

Se si sgarra un giorno salta tutto? 
“Non salta tutto, ma ci vogliono tre giorni per attivare il processo di chetogenesi, quindi, se lo sgarro è a base di carboidrati, perdiamo tre giorni e ci vorrà lo stesso tempo per rientrare in chetosi”. 

Come trovare le motivazioni per fare una buona dieta? 
“L’elemento motivazionale è preponderante per questa dieta come in qualunque altra dieta. Medico nutrizionista e personal trainer devono essere ottimi motivatori e anche un po’ psicologi per spingere il paziente a eliminare il sovrappeso”. 

Gaetano Gorgoni

 

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