Bambini e dispositivi digitali, gli esperti: “Sì, ma con prudenza. Leggere fiabe sviluppa il linguaggio”

giovedì 17 gennaio 2019
In ogni fase della crescita di un bambino il gioco è fondamentale: il contatto con mamma e papà, le letture e la fantasia sono strumenti irrinunciabili. Gli esperti del Bambino Gesù ci spiegano le regole da seguire per una crescita sana aiutata dal gioco. Nessuna stigmatizzazione per i dispositivi digitali, ma usiamoli con cautela. 

Lo svago è un modo per conoscere il mondo attraverso il corpo, i sensi e l’intelletto fin dalla nascita. “Giocare è una cosa seria”- sintetizzano gli esperti del Bambino Gesù, che nel giornale “A scuola di salute”, diretto dal prof. Alberto G. Ugazio, dettano tutte le regole da seguire per uno sviluppo psico-fisico regolare del bambino. “Con l’attività ludica il cervello del bambino si evolve e accresce la propria complessità. Per questo è necessario proporre il gioco giusto all’età giusta. A cominciare dalla vicinanza con il corpo di mamma e papà, prima palestra per l’allenamento dei sensi del piccolo; puntando molto sulla lettura, fondamentale per il processo di crescita e con un dosaggio oculato di tablet e videogiochi”.

L’evoluzione del gioco nelle varie fasce d’età
Un bambino appena nato ha bisogno del contatto con i genitori. Il gioco si struttura attraverso un contatto fisico. Questa forma di relazione favorisce la regolazione delle funzioni vitali, la riduzione dello stress, la comunicazione istintuale con mamma e papà, lo sviluppo cognitivo e le capacità motorie. Dopo i primi mesi di vita, infatti, gli adulti possono diventare la palestra su cui far giocare il bambino. Arrampicandosi, spingendosi e rotolandosi sul corpo del genitore apprenderà progressivamente nuove capacità di movimento come la posizione seduta, il gattonamento, il porsi in piedi da solo. 

“Dopo i 4-6 mesi i giochi possono essere dedicati anche allo stimolo della sensorialità- spiegano gli esperti dell’ospedale pediatrico della Santa Sede - In questo periodo gli oggetti della vita quotidiana sono i più interessanti. Il bambino tocca, osserva, annusa, ascolta, assaggia. Attraverso la manipolazione e il contatto impara a conoscere se stesso e il mondo che lo circonda.

Inutile adirarsi se in questa fase e anche dopo i due anni di vita il bambino tocca tutto, butta a terra oggetti e rompe le cose: questo è un periodo di scoperta del mondo importantissimo.

Il piccolo viene attirato da ogni oggetto e la casa deve essere modificata sulla base della sua presenza: dunque via dalla sua vista e dalla sua portata oggetti pericolosi e cose che non può toccare.

La parte più interessante del gioco, i questa fase, è scoprire, toccare e raggiungere tutto quello che è nell’ambiente circostante. Tra i giochi da fare col bambino c’è il cosiddetto “cesto dei tesori”: gli esperti suggeriscono di prendere un contenitore grande e di riempirlo di oggetti della quotidianità domestica (evitando quelli pericolosi, ma utilizzando materiali e colori diversi). Un cesto con un pennello per il trucco, una bottiglietta riempita di lenticchie e ben chiusa, una spazzola e tanti altri oggetti rappresenteranno un grande momento di scoperta e svago per il piccolo.

Bisogna fare solo attenzione agli oggetti troppo piccoli che il bambino può anche inalare. Una volta che è stata fatta la scoperta di questi oggetti, se ne possono aggiungere degli altri, magari colorati e che emettano dei suoni.

“Dai 2 anni di vita il gioco si trasforma e i bambini cominciano a ‘fare finta di’: è il gioco simbolico, esperienza fondamentale per lo sviluppo cognitivo, sociale ed affettivo. Il bambino esplora il mondo della fantasia, si confronta con un numero infinito di situazioni, avventure, sfide e, in questo modo, allarga il suo campo di azione. Il gioco simbolico si sviluppa partendo dal gioco imitativo: tra i 12 e i 18 mesi i bambini iniziano ad imitare piccole azioni che vedono intorno a loro (cullare, dare da mangiare, dormire, bere).

Dai 2 anni passano al cosiddetto gioco parallelo: spesso in presenza di altri bambini ma senza una reale collaborazione, cominciano a creare piccole storie. 

Dai 3 anni in poi le trame del gioco diventano sempre più lunghe e complesse.

I bambini amano travestirsi e diventare i protagonisti delle loro storie, oppure iniziano a utilizzare pupazzi o personaggi per metterle in scena. In questo periodo giocano a lungo da soli o con altri bambini, creando delle vere relazioni”.

In questa fase il gioco è uno strumento di comunicazione e di scambio affettivo con i genitori. Il piccolo entra in contatto con le proprie emozioni e le proprie risorse. È proprio in questa fase che si cominciano a creare piccole storie: fare finta di cucinare, telefonare, pulire con la scopa (è la fase in cui si sviluppa il linguaggio). Con il passare del tempo le trame delle storie inventate diventano più lunghe e complesse.  

La lettura, motore per la crescita
Tutti i genitori dovrebbero capire l’importanza di abituare i propri figli all’ascolto e alla lettura. “La lettura riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei bambini in ogni epoca dell’infanzia – puntualizzano gli esperti del Bambino Gesù - Il neonato è attratto dal ritmo della voce del genitore e la musicalità di una storia letta ad alta voce è capace di incantare anche i più piccoli, fin dalla nascita. Accoccolarsi insieme e leggere rafforza molto il legame tra genitori e figli. Inoltre, un bambino abituato quotidianamente all’ascolto di letture, svilupperà più facilmente il linguaggio, sarà più curioso, avrà voglia di imparare a leggere e avrà migliori tempi di attenzione perché abituato ad ascoltare”.

Il suggerimento per i genitori è, dunque, di leggere molto insieme ai propri figli perché - come spiega la neuroscienziata Maryanne Wolf nell’intervista esclusiva per ‘A scuola di salute’ - questa attività è una delle basi più importanti per lo sviluppo del linguaggio orale e, successivamente, per l'apprendimento della lettura ed è significativamente più efficace rispetto alla visione di una storia animata su un dispositivo digitale o dell’ascolto di una versione audio.

Dispositivi digitali e videogiochi: sì, con prudenza. Ecco le regole da seguire
In molti si chiedono se i videogiochi abbiano un impatto negativo sullo sviluppo dei più piccoli: gli esperti del Bambino Gesù hanno provato a rispondere a questa domanda. La letteratura scientifica fornisce ancora dati contrastanti: secondo qualcuno l’eccesso di videogame induce a comportamenti aggressivi, ma non ci sono dei dati scientifici sufficienti per dimostrarlo, secondo l’Associazione Psicologi USA.

È certo, però, che troppe ore davanti a un videogioco stimolino la dipendenza. Gli esperti del noto ospedale pediatrico mettono in luce anche gli aspetti positivi: “Alcune ricerche scientifiche evidenziano che l’uso di videogame e soprattutto di giochi di azione, può migliorare le capacità di attenzione ed elaborazione visiva, la memoria di lavoro spaziale e visiva, con possibili benefici su particolari condizioni come la dislessia.

Inoltre, alcuni strumenti digitali possono essere utilizzati per espandere le abilità STEM dei bambini, ovvero quelle relative alle aree della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica. Contemporaneamente, gli studi confermano che un uso eccessivo di videogiochi o strumenti elettronici può indurre vere e proprie forme di dipendenza, con possibili comportamenti da ‘astinenza’ se il bambino ne viene privato.

Più in generale, l’impatto dei videogame sullo sviluppo cognitivo è influenzato anche dall’età del bambino, dalla quantità di tempo dedicato, dal contenuto del gioco e dal contesto sociale. Dunque, sebbene tali strumenti non debbano essere demonizzati, è consigliabile proporli con prudenza: non prima dei 6 anni di età, per non più di 30-60 minuti al giorno, e sempre sotto il controllo diretto dei genitori”.

Come scegliere i giochi
Dagli esperti del Bambino Gesù, qualche regola per essere sicuri di selezionare sempre il gioco migliore per i bambini. Innanzitutto, il gioco deve essere adatto all’età, non stereotipato e semplice. Durante l’attività ludica il bambino deve sentirsi capace e adeguato, altrimenti si troverà a sperimentare inutili frustrazioni. È superfluo, ad esempio, comprare una costruzione costosa e troppo complessa da montare se il piccolo non ha ancora l’età giusta.

La fantasia è il principale strumento di gioco per un bambino: giocattoli semplici e neutri (ad esempio un pupazzo di pezza) stimolano più di altri ad utilizzare la creatività e a mettere in scena liberamente idee, emozioni, desideri. Per esplorare i propri interessi e scoprire le proprie passioni, i bambini devono potersi confrontare liberamente con diversi materiali di gioco: è consigliabile, quindi, proporre giochi non necessariamente differenziati in base al sesso (ad esempio soldatini, pistole, supereroi per i maschietti; trucco, gioielli e bambole per le bambine). Questa distinzione, infatti, oltre a trasmettere un’idea rigida di cosa è adatto a un maschio e cosa a una femmina, può anche condizionare o limitare la naturale inclinazione per un certo tipo di studi o per la futura professione.

Il valore del gioco in ospedale
Quando un bambino è costretto a confrontarsi con un trauma, come la comparsa di una malattia, il gioco diventa parte integrante della terapia. A maggior ragione in caso di ricovero in ospedale, periodo in cui diventa essenziale incoraggiare i piccolo paziente a mantenere vivo un rapporto con la propria immaginazione e a proiettare nelle storie e nei disegni le sue fantasie, le sue paure e i suoi bisogni.

Quando un evento è eccessivo, cioè va oltre la capacità del soggetto di fronteggiarlo, il cervello non riesce a digerire e ad elaborare l’accaduto. Inoltre, l’area del cervello deputata alle funzioni del linguaggio appare bloccata, limitando la capacità di raccontare l’esperienza. In questi casi le attività ludiche ed espressive hanno un ruolo specifico nella prevenzione e nel trattamento dello stress e del trauma legato all’ospedalizzazione. Nei bambini, la capacità di ripresa è innata. Il ruolo degli adulti è quindi quello di svolgere la "funzione cerotto", ovvero di protezione e sostegno, mettendoli in condizione di poter accedere alla risorsa del gioco.

Le ludoteche del Bambino Gesù nelle sedi di Roma-Gianicolo, Palidoro e Santa Marinella, sono a disposizione di tutti i bambini e gli adolescenti ricoverati nei diversi reparti, assistiti in day hospital e in ambulatorio, così come dei fratellini e dei loro genitori. Gli educatori ludici propongono attività differenziate per fasce d'età e per contenuti. Inoltre,aiutano il bambino a rilassarsi e divertirsi, ma anche a esprimere stati d'animo, a elaborare le emozioni negative, le ansie e le preoccupazioni legate all'ospedalizzazione, facilitando così la collaborazione del paziente alle cure e i genitori a mantenersi attivi nell'ambito dell'esperienza del ricovero.

Gaetano Gorgoni

 

 

 

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