Melanoma Unit, in sala operatoria con il direttore di Chirurgia Plastica Vincenzo Albanese

mercoledì 16 gennaio 2019

Il melanoma si può sconfiggere con una buona prevenzione. Nel reparto di Chirurgia plastica del Fazzi si eseguono diversi interventi ogni giorno. Siamo entrati in sala operatoria per raccontarvi tutto. 

Il melanoma è una delle forme meno diffuse (5%), ma più pericolose dei tumori della pelle. È un male che può insorgere in diverse zone del corpo. Il  70 per cento dei casi insorge su nevo (neo) preesistente, il restante su cute integra. Il melanoma cutaneo rappresenta il 9 per cento dei tumori giovanili negli uomini e il 7 per cento nelle donne. La pelle, che è l'organo più esteso del corpo, è composta da tre strati: l'epidermide, il derma e il tessuto sottocutaneo o grasso. I melanociti hanno il compito di produrre melanina, un pigmento che protegge dai raggi solari. Normalmente i melanociti fanno sviluppare i nei. Quando ci si espone incautamente alla luce ultravioletta (raggi solari, lampade e lettini), che arriva fino a noi sotto forma di raggi UVA e UVB, si corre un rischio alto, perché può essere danneggiato il DNA delle cellule della pelle e innescarsi la trasformazione tumorale. Altri fattori di rischio possono essere insufficienza del sistema immunitario, lesioni e malattie ereditarie. Abbiamo già detto che sono cinque gli elementi da tenere sotto controllo quando si osserva l’evoluzione di un neo nel tempo: asimmetria, bordi, colore, dimensioni ed evoluzione. 

INTERVISTA AL DR. VINCENZO ALBANESE, DIRETTORE UNITÀ OPERATIVA COMPLESSA DI CHIRURGIA PLASTICA RICOSTRUTTIVA DELL’OSPEDALE “VITO FAZZI” DI LECCE 

Decine di pazienti ogni giorno si rivolgono all’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell'Ospedale "V. Fazzi" di Lecce. Esiste una rete del melanoma ben strutturata in cui si passa dal dermatologo alla struttura ospedaliera, dove una serie di figure professionali prendono in carico il paziente. Prima dell’asportazione del neo il chirurgo plastico visita il paziente: se viene confermata la diagnosi del dermatologo, si avvia la fase delle analisi preoperatorie (glicemia, azotemia, transaminasi, cretinina, coagulazione del sangue e altro). Il dottor Albanese ogni mattina si divide tra la sala operatoria, lo studio e il reparto. Il Melanoma UNIT leccese è un centro con una casistica alta dove si fa studio, intervento e prevenzione. 

Dottore, possiamo dire che Lecce ha una rete di prevenzione del melanoma completa ed efficiente? 

“Certamente, la nostra è una unità di studio, prevenzione e trattamento del melanoma, che nasce grazie al professor Brienza, che ha diretto questa unità fino al 2017, da cui ho ereditato la direzione e il coordinamento del ‘Melanoma Unit’ (nata nel 2012). Nel 2018 abbiamo stadiato 160 melanomi, che significa che li abbiamo osservati e trattati in maniera non aggressiva”. 

A Lecce la casistica è alta...

"Esatto. Grazie all’ ‘Unità del Melanoma’, a cui partecipano diverse specialità, noi riusciamo a effettuare anche un’ottima prevenzione. Questo è il fine che vogliamo raggiungere, prevenire il tumore. I risultati sono buoni, anche se il lavoro diventa sempre più complesso”.

Le utenze sono tante e il lavoro è multidisciplinare, vero?

“Certo. Le utenze aumentano sempre di più. Noi siamo l’unica Melanoma Unit a direzione Chirurgia Plastica: il coordinamento è del chirurgo plastico, che credo sia la cosa più logica. Esiste una rete che parte dal dermatologo, cioè dal primo osservatore di lesioni cutanee e di sospetti melanomi. Le figure in campo sono molte: chirurgo plastico, anatomopatologo, il radiologo, il medico che si occupa di medicina nucleare, nelle fasi più avanzate (per individuazione e ricerca del linfonodo sentinella) e, in ultima battuta, l’oncologo”.

I nei devono essere tenuti sempre sotto controllo? 

“Sempre. Bisogna fare periodicamente dei controlli dal dermatologo, che pratica l’osservazione in dermatoscopia per valutare la lesione cutanea. Se lo specialista riscontra determinate caratteristiche, indirizza il paziente in Chirurgia Plastica”. 

Come si fa a capire che siamo di fronte a un sospetto melanoma? 

“Le alterazioni morfologiche della lesione cutanea pigmentata sono un segnale, ma ci sono anche melanomi non pigmentati. È necessaria comunque una valutazione del dermatologo, che poi fa entrare in campo il chirurgo plastico”. 

Noi “profani” abusiamo del termine biopsia. Qual è l’esame che si fa dopo aver tolto un neo? 

“Non è un termine esatto. La biopsia è quella che facciamo quando stiamo escidendo una formazione, cioè quando asportiamo la neoformazione completamente (biopsia escissionale). La biopsia incisionale viene fatta su una porzione della lesione e serve per fare diagnosi. In realtà, quando si rimuove un nevo sospetto, si fa un esame istologico: tutte le formazioni asportate (nei, ma anche epiteliomi o carcinomi). Noi togliamo l’intera lesione, quindi, l’esame istologico ci dirà se siamo stati bravi a toglierla interamente o se bisogna intervenire ancora. Questo esame ci dice tutto sulle caratteristiche di quella lesione pigmentata, se era un melanoma oppure no, ma anche a quale tipologia appartiene e in che fase è (profondità, estensione e caratteristiche anatomopatologiche)”. 

La Melanoma Unit si occupa anche dello studio di questo tumore, vero?

“Noi abbiamo, grazie alle nostre data manager, studio, casistica e stadiazione ad altissimo livello”. 

Il data manager è una figura sconosciuta a molti...

“A Lecce, sempre per volontà del professor Brienza, che ha fatto nascere la Melanoma Unit, c’è la figura della data manager, che stiamo cercando di istituzionalizzare: per il momento è garantita grazie a borse di studio. Il data manager è una figura importante non solo perché raccoglie dati, ma anche perché coordina l’accesso del paziente presso la nostra unità e lo segue nelle varie tappe e negli stadi evolutivi della patologia, guidandolo e accompagnandolo passo dopo passo”. 

Quando intervenite per la rimozione dei nei, cercate di curare anche l’aspetto estetico? In fondo siete dei chirurghi estetici...

“Non è l’aspetto prioritario, visto che curiamo delle patologie, ma la nostra natura di chirurghi estetici non la dimentichiamo. Quindi, se possiamo migliorare l’estetica contemporaneamente, lo facciamo”. 

Togliere un neo è un’operazione veloce, come abbiamo visto in sala operatoria oggi: dopo 15 minuti si va via sulle proprie gambe. L’anestesia è locale...

“Intervento veloce, rapido e in anestesia locale, anche se è un intervento chirurgico a tutti gli effetti. Facciamo questi interventi in regime di day service: il paziente non si ricovera. Viene, si sottopone all’intervento e va via”. 

Quale consiglio si può dare per evitare il melanoma? 

“Evitare l’esposizione al sole nelle ore pericolose e traumatismi, grattandosi e ferendosi. È necessario evitare le ore in estate in cui il sole è più forte: in quelle fasce orarie nemmeno le creme protettive possono metterci al riparo dai guai. Il sole è la causa principale, ma anche le radiazioni fisiche e chimiche. Bisogna stare attenti al contatto della pelle con alcune sostanze chimiche”. 

I casi di melanoma si risolvono solo con la prevenzione? Ci sono speranze se il tumore è già abbondantemente esploso?

“Solo la prevenzione ci salva. Asportando il melanoma nella fase iniziale ci si mette al riparo. Quando viene diagnosticato dall’anatomopatologo un grado elevato di malignità, la situazione è molto più complicata: esiste una particolare terapia in questi casi che rallenta l’evoluzione e allunga la vita”.  

Gaetano Gorgoni

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