“Semplicemente corro”, nuovo workshop artistico del Parco senza Confini

martedì 15 gennaio 2019
La scadenza per presentare domanda di partecipazione è il 20 gennaio. 

“Semplicemente corro”, attiva la call per il nuovo workshop del Parco senza Confini. Il workshop è rivolto ad un minimo di 9 partecipanti under 35 e si svolgerà presso il Palazzo De Donno, sede dell’Ecomuseo della pietra di Cursi dal 24 al 26 gennaio a cura dell’associazione partner Nextab, con l’artista Giovanni Gaggia.

C’è tempo fino al 20 gennaio per fare richiesta di iscrizione. Si tratta di tre giornate fra loro interdipendenti che vedranno dapprima la conoscenza dei passaggi fondamentali del linguaggio performativo nella storia dell'arte che hanno portato alla performance dell'oggi. In particolare, si analizzeranno le differenze tra la performance degli anni ‘70, quando il corpo era usato, violato e si faceva carico di problematiche sociali e politiche, e quelle di oggi che si fanno di nuovo carico di questioni politiche. Successivamente gli artisti toccheranno una sfera più intima: ogni partecipante dovrà portare un oggetto che ritiene abbia segnato in modo importante la propria esistenza, che sia legato al senso del viaggio, fisico o spirituale e verrà invitato a condividerne con gli altri la personale valenza simbolica ed affettiva. Infine, l'ultimo momento riguarderà l'azione dal vivo ed il rapporto diretto con il pubblico, ovvero l'altro da sé.


«Il Cursor – scrive Giovanni Gaggia -, rappresenta colui che porta una lettera nello stemma del paese, questa è una immagine che appartiene alla memoria di tutti. Il mio intervento a Cursi nasce qualche mese fa quando, invitato a partecipare da Gianfranco Basso ad una residenza sul tema del ricamo, decido di lavorare sull'assenza, sull'effimero totale. Fili immaginari, che non costruiscono nulla di tangibile, allo stesso modo delle nuvole, fili che si compongono e si disfano velocemente. Parole a distanza, uomini e donne che hanno dialogato sulla base di una mia domanda: "Quale è stato l’avvenimento più importante della tua vita che ti ha spinto a fare la valigia?". Non una volontà concreta, ma una necessità di dibattito e confronto per generare una sorta di movimento sotterraneo volto a creare soltanto quesiti. Siamo nella terra della Taranta, il movimento è nel seno del tarantismo, una parte è dedicata proprio alla corsa. Per questa ragione ho deciso la mia restituzione di una residenza basata proprio sull'assenza, ad evincere la volontà di far fare un passo indietro, di far arretrare, retrocedere il mio ego, per una trama di lettere collettiva. Semplicemente corro. Una tre giorni dedicata all'agire con la gente: dalla formazione alla consapevolezza per giungere ad una azione”.

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