Gomito del tennista e del golfista: i consigli dell'ortopedico su come affrontare queste patologie

sabato 12 gennaio 2019

Le infiammazioni della zona del gomito, che riguardano gli sportivi o i musicisti, colpiscono anche tanti lavoratori e casalinghe e spesso sono invalidanti: con il dottor Stasi abbiamo approfondito i motivi che scatenano questi problemi, come intervenire e quando operarsi.

Epicondilite ed epitrocleite sono due iatture non solo per gli sportivi, ma anche per lavoratori e casalinghe: nel primo caso si parla di “gomito del tennista” e a infiammarsi è l’epicondilo (una piccola parte dell’articolazione del gomito che, se trascurata, diventa invalidante), nel secondo caso si parla di “gomito del golfista” e si tratta dell’infiammazione di una serie di muscoli e tendini che originano dall’epitroclea del gomito. Si tratta di due problemi che, quando non vengono curati tempestivamente, possono diventare un problema destinato a danneggiare seriamente la qualità della vita per il dolore che scatenano e per le difficoltà nel compiere azioni ricorrenti nella quotidianità. Rigidità articolare, formicolio e dolore sono i sintomi che segnalano l’infiammazione. È esposto a questi problemi soprattutto chi lavora nell’edilizia e usa i martelli pneumatici, ma anche le casalinghe: ecco perché un’attenta sorveglianza medica, come previsto dalle norme sulla sicurezza del lavoro, è indispensabile. Riposo, ghiaccio, farmaci e terapia con onde d’urto possono essere i primi rimedi, ma poi bisogna intervenire con tutta una serie di terapie molto più incisive (infiltrazioni e altri interventi nei casi più gravi). Ne abbiamo parlato con lo specialista ortopedico, dottor Alessandro Stasi.

INTERVISTA AL DOTTOR ALESSANDRO STASI, MEDICO ORTOPEDICO

Oggi risponderà alle nostre domande Alessandro Stasi, medico ospedaliero del Vito Fazzi di Lecce, specializzato in ortopedia, che vanta già tre anni di sala operatoria nonostante le sua giovane età, di recente entrato a far parte anche della squadra del Poliambulatorio di Maria Luisa e Ruggiero Calabrese di Cavallino.

Dottore, l’epicondilite (gomito del tennista) può diventare un problema invalidante? In cosa consiste? 

“L’epicondilite è l’infiammazione dolorosa dell’inserzione tendinea dei muscoli estensori del polso e della mano che s’inseriscono sul condilo laterale dell’omero, a livello dell’articolazione del gomito. In certi casi limitano fortemente le normali attività quotidiane, basti pensare che il solo gesto di stringere la mano o sollevare una busta della spesa può provocare un dolore vivo coinvolgente il gomito l’avambraccio e la mano. Colpisce indistintamente uomini e donne nella fascia d’età tra i 30 e i 50 anni, sportivi e lavoratori manuali”.

Il gomito del golfista è lo stesso tipo d’infiammazione? 

“Il gomito del golfista, invece, è definito in termini medici epitrocleite e rappresenta uno stato infiammatorio contrario e opposto all’epicondilite, infatti va ad interessare i muscoli flessori dell'avambraccio e della mano”. 

Perché si infiammano queste articolazioni, cosa sbagliano gli sportivi o comunque chi fa lavori che portano a questi problemi? Quali sono i fattori di rischio? 

“Lo Stato infiammatorio è causato da un sovraccarico funzionale ovvero un utilizzo eccessivo e continuativo del gomito e del polso, dovuto a schemi motori errati che coinvolgono queste articolazioni specialmente in estensione, provocando questa patologia che rientra nelle sindromi definite da overuse”.

Quali sono i sintomi che ci dovrebbero spingere a rivolgerci a un ortopedico?

“Quello che spinge il paziente a rivolgersi allo specialista è essenzialmente il dolore, che può essere molto forte ed in certi casi si irradia dal gomito superiormente alla spalla o inferiormente all'avambraccio nella sua interezza fino ad arrivare alle dita della mano: questo pone l'epicondilite in diagnosi differenziale con patologie articolari della spalla e sindromi da compressione delle radici nervose come la cosiddetta cervicale. Il dolore è descritto come un morso al gomito che impedisce al paziente di estendere l'avambraccio e dorsiflettere la mano: questo comporta nell’atleta una riduzione delle sue prestazioni e nel paziente comune impedisce il normale svolgimento delle attività quotidiane e lavorative”.

Quando questi problemi diventano cronici? 

“La cronicizzazione dipende molte volte dal fatto che il paziente non riesce a modificare la biomeccanica del movimento causante lo stato patologico e questa incapacità comporta un circolo vizioso di auto alimentazione dell'infiammazione che quindi porta ad uno stato flogistico cronico”.

Come s’interviene? Serve la fisioterapia?

“Il primo approccio terapeutico deve essenzialmente mirare a ridurre la componente algica, quindi si utilizzeranno come primo step farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) per via orale e locale e crioterapia. Spesso accade però che l’infiammazione cronica alteri il normale substrato vascolo-nutritizio tendineo già povero di suo, e questo si traduce in un esiguo afflusso di farmaco nella sede del danno che si traduce in una mancata risoluzione sintomatologica. A questo punto il secondo step è l’infiltrazione locale di cortisonico, che permette a di agire direttamente all’origine anatomica del problema, e cioè sull’area peritendinea condilare laterale. Ultimamente è possibile utilizzare per le infiltrazioni concentrato piastrinico autologo che ha un effetto sia analgesico sia rigenerativo sul tendine. La fisioterapia è molto utile ma non deve mai iniziare in fase acuta, ossia quando il dolore è molto forte per non peggiorare la sintomatologia. Essa consta principalmente di esercizi atti a rinforzare ed allungare la muscolatura insieme a terapie fisiche quali le onde d’urto, la tecar ed il laser”.

Come si previene l’epicondilite?

“La vera cura per l’epicondilite è la sua prevenzione, quindi individuare con il medico e il fisioterapista quello schema motorio anomalo che innesca la sintomatologia, per modificarlo, vicariarlo o eliminarlo. Relativamente utili sono le ortesi (tutori) che detendono l’inserzione tendinea per “mettere a riposo” la parte danneggiata e permettere i processi di riparazione. Personalmente io utilizzo anche polsiere armate che limitano i movimenti di estensione del polso specialmente in pazienti che per esigenze lavorative devono necessariamente continuare a sollecitare i muscoli estensori del polso e delle dita”.

Ci sono casi in cui è necessario operare? Quali tipi di operazioni possono essere utili per questo problema?

“I candidati all’intervento chirurgico sono tutti quei pazienti che pur avendo tentato tutte le strade terapeutiche incruente non hanno ottenuto il risultato risolutivo sperato. Esistono varie tipologie di intervento chirurgico che vanno da quelle a cielo aperto (e quindi con una incisione di 5 cm al livello del epicondilo) a quelle mini invasive, fino all'artroscopia. Tutte queste tecniche sono finalizzate in primis, a rimuovere il tessuto patologico tendineo degenerato e a ravvivare il letto osseo inserzionale provato dall'infiammazione cronica, con una tecnica detta cruentazione, ossia il sanguinamento indotto dalla decorticazione ossea o da micro perforazioni atte a creare un substrato vivo, che attraverso i nutrienti e i fattori di crescita ematici garantiscono l’integrazione osteo-tendinea e la guarigione”.

Gaetano Gorgoni

Altri articoli di "Salute Sette"
Salute Sette
25/03/2019
I microtraumi possono scatenare tutta una serie di problemi ...
Salute Sette
23/03/2019
Oggi parliamo  tecnica di plastica dell’ernia ...
Salute Sette
22/03/2019
È un batterio di forma sferica che può provocare tutta una serie di ...
Salute Sette
21/03/2019
Si parla troppo poco dell’allontanamento dei due ...
I microtraumi possono scatenare tutta una serie di problemi tra cui la tenosinovite stenosante, un problema che ...
clicca qui