Pipì a letto dopo i 5 anni: come e quando affrontare il problema

giovedì 10 gennaio 2019

La pipì a letto anche dopo i 5 anni è un problema dovuto al mancato controllo degli sfinteri: il fenomeno spesso è sottovalutato dalla famiglia, ma le cause possono essere psicologiche o fisiche. 

Quando il bambino continua a bagnare il letto dopo una certa età, bisogna cercare di approfondire il problema col proprio pediatra. In casi simili ci può essere un problema psicologico o fisico sottostante, a questi guai si aggiungono i disagi del sonno interrotto e dei continui lavaggi di biancheria. Quella che dagli addetti ai lavori viene definita enuresi è la perdita di urina involontaria durante il sonno: una condizione frequente tra i bambini che dev’essere trattata. 

Gli esperti del Bambino Gesù ci informano che “circa il 5-10% dei bambini di 7 anni bagna regolarmente il letto e il problema può persistere fino all'adolescenza e talora addirittura l'età adulta”. Nella maggior parte dei casi, all’età di 5 anni, i bambini smettono di fare pipì a letto. L’enuresi può essere primitiva, quando non si controllano ancora gli sfinteri o secondaria (regressiva): circa il 90% dei bambini ha un problema di tipo primario. 

L'enuresi secondaria viene diagnostica tra i 5 e gli 8 anni: per avere la certezza che si tratta di questo problema gli episodi devono avvenire almeno due volte la settimana per tre mesi di fila.

 Potrebbe essere necessario (quando lo ritiene utile il pediatra) ricorrere a esami di urodinamica non invasivi nei casi di enuresi che si associano a gravi sintomi vescicali durante il giorno e che non scompaiono con la terapia di base comportamentale ed educazionale (uroterapia): consistono in una semplice osservazione della minzione in un vasetto (uroflussimetria), nella misurazione con ecografia del residuo, cioè di eventuale urina rimasta in vescica dopo la minzione, e in alcuni casi, in una ecografia della vescica e dei reni.

CAUSE E SINTOMI 

Se il rilascio d’urina avviene solo durante il sonno il problema è mono-sintomatico. In questo caso il disturbo può essere associato a eccessiva produzione di urina durante la notte e/o ad un difetto di risveglio, ma non ci sono altri deficit fisici.

Invece, quando sono presenti sintomi vescicali durante il giorno si parla di enuresi non-monosintomatica. “Ci possono essere altri problemi, soprattutto legati alla vescica, che vanno trattati prima di affrontare l'enuresi notturna - spiegano gli esperti del Bambino Gesù - Un problema vescicale può dipendere da una incompleta o ritardata maturazione della vescica, che riesce a riempirsi meno di quanto ci si deve aspettare per l'età. Tra i sintomi vescicali diurni: andare in bagno troppo di frequente, o troppe poche volte, o con grande urgenza; fare pipì di volume molto basso, bagnare le mutandine o addirittura bagnare gli indumenti.

L'enuresi è chiamata secondaria quando non è presente da sempre, ma compare in un secondo tempo, dopo almeno un anno in cui non si è mai bagnato il letto. In questi casi va presa in seria considerazione una causa fisica o una sindrome psicologica, per cui vanno indagati altri sintomi in tal senso”. 

TRATTAMENTO 

Non bisogna sottovalutare l’enuresi mai dopo una certa età: l’intervento tempestivo evita tanti problemi collaterali. Il bambino dev’essere sostenuto e incoraggiato: può essere necessario anche il trattamento comportamentale. Bisogna promuovere le buone abitudini di bere al mattino, evitare bevande gassate e caffeina il pomeriggio e mantenere regolare lo svuotamento intestinale. Secondo gli esperti, è necessario puntare sull’allarme notturno e sui farmaci, se il problema è un eccesso di urina (desmopressina, derivato sintetico della vasopressina che non ha alcun effetto sulla pressione e sulla circolazione del sangue). Nel caso di problemi vescicali ci troviamo di fronte a enuresi “non-monosintomatica": questi pazienti possono essere associati con il farmaco antidiuretico e farmaci diversi se la vescica si comporta come se fosse più piccola o con eccessivo stimolo anche a basso riempimento (vescica iperattiva). “Se possibile, si può ricorrere a sedute di fisioterapia per la vescica (uroterapia) allo scopo di insegnare come si controllano gli stimoli e come si rilassano i muscoli per una minzione completa” - puntualizzano gli esperti del Bambino Gesù.

Gaetano Gorgoni

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