Col freddo allarme bronchioliti anche nel Salento: i consigli degli esperti del "Bambino Gesù" e del "Fazzi"

sabato 5 gennaio 2019

L’infiammazione dei bronchioli, i più piccoli passaggi d’aria dei polmoni, che genera tosse, mancanza di respiro e difficoltà di alimentazione, incombe nella stagione più fredda: ecco cosa bisogna sapere e cosa fare per ridurre il rischio di contrarre la malattia.

Se si vuol ridurre il rischio di contrarre la bronchiolite, un’infezione delle vie respiratorie che colpisce i più piccoli e torna a presentarsi puntuale nella stagione fredda, bastano delle piccole accortezze, ma molto importanti per evitare guai. Cominciamo col dire che bisogna assolutamente evitare il contatto con adulti o fratellini più grandi raffreddati, lavarsi le mani ogni volta che si prende in braccio un neonato o un lattante, non fumare in casa.

“In un solo mese – dallo scorso dicembre ai primi del nuovo anno – sono stati già quasi 300 gli accessi all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con una diagnosi di bronchiolite – spiegano gli esperti del noto Ospedale Pediatrico - Ma prima di ricorrere alle cure del pronto soccorso - spiegano gli specialisti - è necessario farsi consigliare dal proprio pediatra”.

Ogni anno anche nel reparto di Neonatologia del Vito Fazzi di Lecce viene riscontrata questa malattia in alcuni piccoli pazienti, come ci spiega il dottor Adriano Bove al telefono in mattinata. Nel Salento come nel Lazio la raccomandazione è sempre la stessa: attuare comportamenti igienici che tutelino i più piccoli e, se ricorrono alcuni sintomi, rivolgersi subito al pediatra.

“Anche a Lecce, ogni anno, nel periodo più freddo, che nel Salento arriva più tardi, tra gennaio e febbraio, riscontriamo diversi casi di bronchiolite: il problema è quando la contrae un neonato. A volte, se il bambino è più grande, si guarisce senza interventi particolari. Quando i bambini sono più piccoli, è necessario evitare la disidratazione e intervenire nel caso ci siano difficoltà respiratorie. Proprio in quest’ultimo caso è necessaria l’ospedalizzazione” – puntualizza il dottor Adriano Bove, operativo nell’efficientissimo reparto di Neonatologia del Vito Fazzi di Lecce.

“La bronchiolite – spiega il dott. Renato Cutrera, responsabile di Broncopneumologia al Bambino Gesù – è una patologia virale che colpisce i bambini sotto i due anni. Sono molti i virus coinvolti, ma il principale si chiama virus respiratorio sinciziale. E’ un virus particolarmente attivo nell’emisfero nord – quindi anche in Italia – nel periodo invernale, con un picco che può variare tra dicembre e febbraio. L’infezione colpisce la maggior parte dei bambini e diventa, quindi, endemica. A tre anni tutti i bambini o quasi tutti sono già positivi agli anticorpi contro questo virus”.

COSA FARE IN CASO DI SINTOMI DA RAFFREDDAMENTO DEI PIÙ PICCOLI

Se il piccolo tossisce o ha delle difficoltà respiratorie, è necessario evitare le “automedicazioni”: tutti i genitori devono ricordarsi di non aver mai preso una laurea in medicina con specializzazione in pediatria. Quindi, è bene fare una chiamata al proprio pediatra e cercare di ascoltare i suoi consigli. Nella maggior parte dei casi il raffreddore e le bronchioliti passano curando i piccoli pazienti a casa: basta non prendere freddo e mettere in pratica delle “accortezze igieniche” come il lavaggio delle mani quando è necessario (prima di mangiare, prima del contatto con i piccoli e in altre occasioni).

“Come suggerisce il nome, il virus provoca un’ostruzione dei bronchi più piccoli dovuta al catarro. Il bambino va aiutato a liberare le prime vie aeree con dei lavaggi nasali. Spesso, inoltre, non riesce ad alimentarsi bene e va sostenuto nella nutrizione frazionando i pasti e aumentandone la frequenza mentre si diminuisce la quantità – puntualizzano gli esperti del Bambino Gesù -È consigliabile incentivare il più possibile l’allattamento al seno dei bambini perché il latte materno contiene fattori protettivi per questa patologia. Per cercare di ridurre il rischio di contagio per i bambini più piccoli è bene che non stiano a contatto diretto con altre persone raffreddate in famiglia e ricordarsi di lavare bene le mani prima di toccarli per evitare il passaggio del virus.

È molto importante, inoltre, evitare accuratamente il fumo in casa perché il fumo passivo è uno dei fattori più importanti di aggravamento della patologia”.

Abbiamo già ricordato in altre occasioni, all’interno di questa rubrica sanitaria, che chi fuma impregna anche gli oggetti e inevitabilmente fa respirare aria insana ai propri piccoli.

QUANDO BISOGNA RICHIEDERE LE CURE OSPEDALIERE

In casi particolari il pediatra può disporre l’invio in ospedale. In bambini molto piccoli o che già presentano patologie di base come cardiopatie congenite, sindromi genetiche, prematurità, c’è infatti il rischio di gravi difficoltà respiratorie che richiedano il ricovero. La bronchiolite, soprattutto da virus respiratorio sinciziale, è la prima causa di ospedalizzazione del bambino sotto l’anno di vita.

È opportuno rivolgersi direttamente al pronto soccorso solo nel caso in cui il bambino presenti una difficoltà respiratoria molto grave o addirittura abbia assunto un colorito cianotico delle dita delle mani o intorno alle labbra.

Nel periodo tra il 1° dicembre 2018 e il 3 gennaio del nuovo anno, il Bambino Gesù ha registrato 279 accessi per bronchioliti, circa il 40% del numero di accessi registrato complessivamente nella passata stagione (tra il 1°dicembre 2017 e il 31 marzo 2018) ma non si è ancora raggiunto il picco.

Il numero di accessi a dicembre 2017 era stato di 252, il numero più alto della stagione, sceso poi a 241 a gennaio 2018 e dimezzatosi a febbraio e marzo (rispettivamente 127 e 108 accessi).

Il dott. Antonino Reale, responsabile di Pediatria dell’emergenza del Bambino Gesù, segnala che al 67,7% dei casi di dicembre 2018 è stato assegnato il codice giallo e all'1% il codice rosso. Nel dicembre 2017 la percentuale di codici gialli era stata di 77,8% sul totale degli accessi.

Nel dicembre appena trascorso sono stati ricoverati il 51% dei bambini (1 su 2) e tra questi 20 bambini in sub-intensiva neonatale e terapia Intensiva neonatale e 11 nelle Terapie Intensive. La percentuale dei ricoveri era stata più alta nella scorsa stagione: 56,7% a dicembre 2017; 59,3% a gennaio e marzo 2018 e addirittura 60,6% a febbraio.

Anche quest'anno, nella maggior parte dei casi vi è stata coinfezione (VRS, adenovirus, bocavirus...) mentre il virus influenzale è stato ancora poco riscontrato.

LA BRONCHIOLITE PUÒ COLPIRE ANCHE GLI ADULTI? IN QUALI CONDIZIONI È PIÙ FACILE AMMALARSI?

La bronchiolite è un tipo di malattia che colpisce anche gli adulti? Non è così per il dottor Bove: “È una malattia tipica dei bambini: quando il virus si trasmette agli adulti diventa un’altra cosa. In questi casi non possiamo parlare di bronchiolite. Questo tipo di malattia colpisce duro soprattutto nei primi mesi di vita: più il bambino è grande e più deboli sono i sintomi”.

Non si tratta di una vera e propria malattia stagionale, ma il clima freddo la favorisce. Nei paesi in via di sviluppo la bronchiolite è più diffusa probabilmente a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie (è più facile il contagio). Del resto, si tratta di una malattia che si trasmette per via aerea (saliva e secrezioni nasali), come se fosse un raffreddore. Il tempo di incubazione del microorganismo è di circa 4 giorni. Oltre al fumo, che può aggravare le condizioni della malattia e anche porre le basi per contrarla, ci sono altri fattori di rischio capaci di aprire la strada alle bronchioliti: malattie polmonari, malattie cardiache e prematurità nel parto. Il dottore Bove, però, sfata la fake news che riguardano l’allattamento artificiale: “Non allattare dal seno non espone a bronchioliti. Bisogna spiegare che l’allattamento artificiale non significa scatenare la bronchiolite: dobbiamo dare informazioni scientifiche ai genitori. Sono dei virus a scatenare questa malattia”.

Gaetano Gorgoni

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