Inquinamento acustico e botti di Capodanno danneggiano l'udito: i consigli per proteggerci

lunedì 31 dicembre 2018
Oltre allo stress dei continui rumori della città, i botti di Capodanno non fanno altro che aumentare un insostenibile inquinamento acustico, che negli anni (a volte anche subito) causa un’inevitabile diminuzione dell’udito: i consigli per tenere lontani i guai.

Ci risiamo, come ogni anno, soprattutto in alcuni paesi del Salento si continuano a sentire botti dalla mattina alla sera. Spesso si tratta di botti illegali, anche molto forti. A parte i danni agli arti che si rischiano, c’è un problema molto più subdolo che si fa strada: il nostro udito è destinato a diminuire sempre di più a causa di questo insostenibile inquinamento acustico.
L’Agenzia Europea per l’Ambiente ci ha spiegato che un europeo su quattro subisce problemi di questo tipo rilevati nel tempo. Le citta dei paesi industrializzati sono colme di rumori: clacson, sirene, chiasso, cantieri stradali, il rombare di motori e tanto altro. È un continuo frastuono che interiorizziamo stressandoci, ma anche ledendo il nostro apparato uditivo. La legge sulla sicurezza del lavoro del 2008 fa molta attenzione all’inquinamento ambientale, obbligando il datore di lavoro a monitorare la situazione e a mettere in pratica ogni cautela possibile per evitare di stressare il sistema uditivo di chi presta la propria opera nell’azienda.
Ma i cittadini vengono tutelati davvero dall’inquinamento acustico delle città? Le leggi ci sono: alcune volte vengono applicate altre no. Eppure, basta anche un solo rumore sopra la soglia di tolleranza per danneggiare il nostro udito. A volte, invece, tanti “piccoli” rumori nel tempo creano danni enormi. Si pensi a quei lavoratori che sono tutto il giorno su un muletto: raramente vengono considerati a rischio otolesivo, in quanto questi motori quasi mai superano gli 85 dB, e molte volte nemmeno gli 80 dB. Però questi lavori si fanno per molti anni e i danni uditivi si sommano sempre: esattamente come avviene per chi vive le città troppo rumorose.

TRAUMA ACUSTICO ACUTO (TAA): QUELLO CHE SI RISCHIA CON I BOTTI

Il problema è che oltre al subdolo inquinamento acustico, che agisce negli anni, anche una forte esplosione, se subita in maniera ravvicinata può portare a conseguenze molto serie: sono tanti i casi di trauma acustico acuto (TAA) scatenati dai botti. Un suono acuto, è una rapidissima successione di onde di compressione e di rarefazione dell'aria, che colpiscono l'apparato uditivo. La prima struttura colpita è la membrana timpanica. È possibile, se la visita avviene dopo poche ore dall'esposizione, un arrossamento della membrana. Se il trauma acustico è stato molto violento, si può verificare una perforazione della membrana.
Questo tipo di trauma è provocato da rumori a elevata intensità sull'apparato uditivo, cioè rumori superiori a 85 dB. Ovviamente oltre all'intensità si deve tenere in considerazione la durata delL'esposizione. “Ambienti con rumorosità di poco superiore agli 85 dB possono provocare ipoacusia solo dopo anni di esposizione; in questi casi si parla di Trauma Acustico Cronico (TAC) – spiega il dottor Carlo Govoni, specialista in otorinolaringoiatra e chirurgia cervico-facciale, sul suo blog - La durata dell'esposizione è importante per tutti i tipi di rumore, ma più si aumenta l'intensità, per esempio per rumori di 140-160 dB è sufficiente un tempo molto breve, come quello di un'esplosione, per determinare un danno uditivo; questo è il Trauma Acustico Acuto (TAA). Altro elemento importante nel determinare questo tipo di danno è l'otosensibilità del soggetto. 
Nei libri di audiologia si parla molto di trauma acustico cronico e molto meno di trauma acustico acuto. Se leggiamo diversi testi avremo l'impressione che si tratti di entità nosologiche diverse. Nulla di più falso. La malattia è una sola, il trauma acustico è il danno all'apparato uditivo determinato dal rumore. È evidente che se il rumore sarà non eccessivo (es. 80-85-90 dB) impiegherà degli anni per danneggiare l'udito di una persona. Se il rumore è un’esplosione terribile o uno scoppio (es. 160 dB) possono bastare pochi secondi per danneggiare irrimediabilmente la capacità sensoriale acustica di un uomo. Questi sono due esempi estremi. Siamo abituati a definire il primo come trauma acustico cronico e il secondo come trauma acustico acuto (TAA).  Nella realtà la causa è il rumore, quindi la malattia è la stessa. Cambia solo l'intensità sonora”.

COME DIFENDERSI ED EVITARE DANNI

I danni per la salute non sono da sottovalutare e non riguardano solo l’udito: stress, disturbi del sonno, ipertensione, problemi gastrici, cardiaci, malumore e malessere generale. Particolare attenzione meritano i bambini, il cui apprendimento, specie nei primi anni di vita, può essere compromesso proprio dal rumore, come evidenzia un recente studio condotto dall’Università del Wisconsin-Madison e pubblicato su Child Development. I ricercatori hanno scoperto che in un ambiente silenzioso i bambini apprendono di più. Istituzioni e famiglie devono iniziare a prendere sul serio il problema: esistono le leggi per limitare i decibel eccessivi. L’ambiente può essere migliorato con barriere sonore, interventi della polizia che impediscano il traffico eccessivo, rumori e schiamazzi. In casa si possono montare infissi con sistema di isolamento acustico ad hoc, si può puntare su pareti, pavimenti e soffitti con materiali fonoassorbenti o, molto più semplicemente, limitare i rumori di fondo dati da tv, elettrodomestici e radio. Può aiutare tantissimo anche l’eliminazione della suoneria dal telefonino e azzerare il volume delle notifiche delle varie app che si affastellano sui nostri smartphone e ci ipnotizzano tutto il giorno. Insomma, basta qualche piccolo gesto per fare del bene al nostro udito.

Gaetano Gorgoni
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