I consigli del dottor Napoli per dei reni sani e la lotta alla stenosi del giunto pielo-ureterale

sabato 29 dicembre 2018
Prenderci cura dei nostri reni significa prima di tutto scongiurare le infezioni alle vie urinarie, anche quelle ricorrenti come le cistiti. È importante bere un po’ di più ed evitare di utilizzare gli antibiotici anche quando non ce n’è bisogno, perché questo sviluppa alcuni ceppi batterici resistenti. Bisogna tenere pulito l’intestino, perché in alcuni casi la stipsi porta alle infezioni delle vie urinarie. Inoltre, è necessario non trattenere l’urina.

I reni sono due organi di colore rosso scuro che hanno il compito di filtrare il sangue producendo urina e garantendo l’equilibrio idrosalino del corpo umano: questi organi, insieme alle vie urinarie della vescica, sono parte dell’apparato urinario. Si tratta di organi escretori: filtrano 1700 litri di sangue al giorno: la loro è una funzione depurativa (regolano l’equilibrio idrico del corpo, quello acido base e la composizione elettrolitica del sangue). Oltre ai calcoli renali, che sono aggregazioni di sali minerali che si formano nel tratto urinario e che danno molto fastidio e dolore, esistono tutta una serie di patologie che esplodono in seguito a infezioni e cattiva alimentazione. Oggi ci occupiamo della stenosi del giunto pieloureterale, che nell’80 per cento dei casi è una malattia congenita: in questa occasione ci avvaliamo dell’esperienza del direttore dell’Unità Operativa Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Santa Caterina Novella di Galatina, il dottor Marcello Napoli, che darà dei consigli anche su come prenderci cura dei nostri reni.

STENOSI DEL GIUNTO PIELOURETERALE

Quando esplode la patologia chiamata “stenosi del giunto pielo-ureterale” l’urina non riesce a defluire correttamente dal rene all’uretere a causa di un’ostruzione del punto di passaggio tra il bacinetto renale (la parte che raccoglie l’urina) e l’uretere stesso. Si tratta di un problema congenito nell’80 per cento dei casi, che però può manifestarsi in età adulta, come ci ha spiegato il dottor Napoli. Bisogna considerare un 20 per cento di casi non congeniti: si tratta di situazioni in cui il restringimento del giunto è dovuto a cause esterne (anomalie dei vasi sanguigni o un’inserzione alta dell’uretere). Il restringimento del giunto che ostacola il deflusso di urina porta a un sovraccarico e, quindi, a una dilatazione nel bacinetto. Il problema colpisce maggiormente i pazienti maschi e spessissimo interessa il rene sinistro (solo nel 10 per cento dei casi entrambi i reni). Nei neonati la stenosi pieloureterale si manifesta con febbre alta e blocco della crescita, sangue nelle urine, vomito, diarrea e scarso appetito. In età più avanzata il sintomo è un dolore a livello addominale o lombare (quest’ultimo simile a una colica renale). A questi sintomi si aggiungono spesso quelli del sangue nelle urine, vomito, diarrea, nausea, infezioni alle vie urinarie, febbre e pielonefriti.

INTERVISTA AL DOTTOR MARCELLO NAPOLI, DIRETTORE UNITÀ OPERATIVA COMPLESSA DI NEFROLOGIA E DIALISI DELL’OSPEDALE SANTA CATERINA NOVELLA DI GALATINA

Dottore, la stenosi del giunto pieloureterale si affronta in maniera multidisciplinare nell’Asl leccese, vero?

“Assolutamente sì. Noi siamo i primi a diagnosticare la patologia, poi facciamo intervenire l’urologo e il chirurgo quando c’è da fare un trattamento chirurgico. Noi nefrologi siamo coinvolti nella fase iniziale, ma un urologo fa la diagnosi”.

Il problema della stenosi del giunto pieloureterale non è raro in questa provincia?

“La casistica c’è. Il più delle volte si tratta di una malattia congenita: qualche volta mi sono capitati anche pazienti con la stenosi del giunto pieloureterale acquisita in seguito a lesioni infiammatorie”.

Cosa avviene nel nostro organismo quando esplode questa patologia?

“Il rene è una specie d’imbuto che raccoglie l’urina e la convoglia attraverso un condotto (l’uretere) verso la vescica. Quest’imbuto, alcune volte, è strozzato all’origine, quindi si parla di sindrome del giunto pielo-ureterale: ‘pielo’, cioè pelvi, è l’imbuto di cui le parlavo, che si collega con l’uretere, che è il tessuto che convoglia l’urna verso la vescica. Nel percorso tra la pelvi e l’uretere, certe volte, ci può essere un restringimento provocato da un vaso anomalo in un’arteriaT che passa sopra al giunto e lo comprime impedendo il deflusso dell’urina. Tante volte c’è un’ostruzione vera e propria che si genera in seguito a un’infiammazione. Il processo infiammatorio e le malattie infettive possono scatenare questo problema a qualsiasi età”.

In genere in nefrologia si fa la diagnosi, vero? Di quali tecnologie vi avvalete?
“In genere facciamo la diagnosi, che fa anche l’urologo: si parte dall’ecografia, che vede il rene dilatato, perché l’urina non defluisce (resta bloccata su) e si dilata. Ma l’ecografia pone solo il sospetto, non fa una diagnosi certa, poi si fa la scintigrafia renale con test a lasix e l’UroTaC”.

Cosa possiamo fare per prevenire i problemi ai reni?

“Innanzitutto dobbiamo scongiurare le infezioni alle vie urinarie, anche quelle ricorrenti come le cistiti. È importante bere un po’di più ed evitare di utilizzare gli antibiotici, quando non ce n’è bisogno, perché questo sviluppa alcuni ceppi batterici resistenti. Inoltre è necessario scegliere bene il tipo di antibiotico e non prenderlo a casaccio: bisogna sempre capire qual è quello adeguato per un determinato tipo di problema e per un determinato organismo. Bisogna tenere pulito l’intestino, perché delle volte la stipsi porta alle infezioni delle vie urinarie. È necessario non trattenere l’urina: questo capita spesso le donne. La vescica dev’essere sempre svuotata”.

La stenosi del giunto pieloureterale può danneggiare irreversibilmente il rene?

“Sì, si può perdere il rene, se la malattia non viene diagnosticata in tempo. L’ipertensione che si crea sopra alla stenosi produce un danno in alcuni casi irreparabile”.

Nei casi in cui si perde un rene cosa succede?

“La stenosi, in genere, è monolaterale e si può vivere con un solo rene, se ne viene meno uno. Naturalmente, in questo caso, bisogna ridurre il carico proteico, perché l’unico rene rimasto lavora per due: è necessario non prendere peso e seguire una certa dieta per non affaticarlo”.

Quali sono le terapie? Come si guarisce? 
“In genere si fa l’ureteroplastica, ma ci sono tutta una serie di interventi possibili. Negli anziani si posizionano degli stent evitando l’intervento: questi ‘tubicini’ oltrepassano l’ostruzione. La cura è sempre personalizzata: dipende dal paziente”.

Gaetano Gorgoni

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