Idrocefalo normoteso, decadimento cognitivo confuso con Parkinson e Alzheimer: "Si può trattare solo chirurgicamente"

venerdì 14 dicembre 2018

Intervista al dottor Antonio Scollato, direttore responsabile del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale di Tricase.

L’idrocefalo normoteso è una patologia neurologica meno conosciuta, che colpisce nella maggior parte dei casi gli anziani: si tratta di un rigonfiamento patologico di uno o più ventricoli cerebrali. “È una delle poche forme di decadimento cognitivo di patologia neurovegetativa suscettibile di trattamento chirurgico. È una malattia descritta circa 60 anni fa per la prima volta, che ancora oggi resta sommersa: si conosce poco e qualcuno muore con una diagnosi di Alzheimer, quando invece si poteva intervenire per salvargli la vita - spiega il dottor Antonio Scollato, Direttore responsabile del reparto di Neurochirurgia dell'Ospedale Cardinale Giovanni Panico di Tricase - L’idrocefalo normoteso, al contrario del Parkinson e dell’Alzheimer è trattabile solo con la chirurgia”. Il problema esplode quando viene accumulata nei ventricoli cerebrali un’eccessiva quantità di liquido cefalorachidiano (fluido che permea e protegge il sistema nervoso centrale): in primis si determina un disequilibrio tra produzione e riassorbimento del fluido. Il guaio è che la diagnosi spesso non è facile, perché i sintomi sono troppo simili a quelli del morbo di Alzheimer: le funzioni cognitive cominciano a essere compromesse fino alla demenza, il passo di chi soffre di questa patologia è lento e strisciato. A volte i sintomi sono anche simili al Parkinson perché in tutt’e due i casi si verificano disturbi di deambulazione e demenza senile. Incontinenza urinaria e difficoltà nella deambulazione possono essere caratteristiche comuni a tante patologie: ecco perché non è consigliabile fare diagnosi basandosi sui sintomi. Le persone più colpite sono quelle che hanno superato la fascia d’età dei 65-70 anni. L’idrocefalo normoteso è una patologia invalidante, che danneggia le funzioni cerebrali progressivamente. I ventricoli cerebrali (cavità naturali del cervello che contengono liquido cefalorachidiano) aumentano di volume creando danni enormi. “Tutti produciamo mezzo litro di liquor al giorno, ma se non viene riassorbito in condizioni ottimali i ventricoli si dilatano creando lo schiacciamento delle strutture periventricolari (uno schiacciamento che può produrre ischemia progressiva)” - puntualizza il dottor Scollato, fondatore (CeTIN) Centro per il Trattamento dell'Idrocefalo Normoteso. Chi è colpito da questo problema ha difficoltà a camminare e a restare in equilibrio, disturbi cognitivi, demenza e disturbi urinari.

CAUSE DELL’IDROCEFALO NORMOTESO

Gli studi sull’idrocefalo normoteso stanno portando a nuove scoperte: oggi il trattamento è chirurgico, ma quello che non si riesce ancora a spiegare con certezza è la causa esatta che scatena questa patologia. "Il 50 per cento dei pazienti sono definiti ideopatici, senza causa nota - spiega il dottor Scollato - l’altro 50 per cento si pensa che possa esplodere in seguito a traumi cranici, complicanze dopo interventi chirurgici, emorragie cerebrali o meningiti". Ma la scienza ancora non ci dà certezze.

DIAGNOSI

La patologia può essere accettata solo con la puntura lombare (rachicentesi: test di sottrazione liquorale attraverso una puntura lombare), TAC e risonanza magnetica cerebrale con studi funzionali. Questi esami possono mettere in luce l’avvenuta dilatazione ventricolare e l’assenza di malattie neurodegenerative che provocano disturbi simili (si pensi al Parkinson, Alzheimer, tumori, infezioni e altro). Gli esami neuroradiologici sono l’arma più efficiente per verificare l’aumento del volume ventricolare. Il miglioramento delle funzioni cognitive, deambulatorie e della continenza dopo il drenaggio lombare esterno contribuisce a confermare la diagnosi di idrocefalo normoteso. La procedura serve a valutare un’eventuale risposta positiva al successivo impianto di uno shunt (un impianto che permette il passaggio del liquido).

L’INTERVENTO CHIRURGICO, UNICA CHANCE

L’idrocefalo normoteso è trattabile solo chirurgicamente: quando viene identificato in tempo, si può frenare il liquido cerebrospinale in eccesso dai ventricoli cerebrali. Anche in questo caso, come per tutte le gravi patologie, l’intervento precoce dà molte più chance. "L’unico trattamento disponibile e valido consiste nella derivazione ventricolo-peritoneale: drenaggio con interposta valvola regolabile che permette di derivare il liquor in eccesso dai ventricoli in direzione del peritoneo per via sottocutanea"- spiega il primario del Panico.

IL CONVEGNO A TRICASE

Abbiamo affrontato questo argomento perché anche nel Salento gli esperti si ritrovano per fare il punto sulle nuove scoperte per quanto riguarda il trattamento dell'idrocefalo normoteso. A Tricase, mercoledì 19 dicembre, presso la Sala del Trono di Palazzo Gallone si terrà un convegno organizzato dai Lions sul tema "Alzheimer? Parkinson? No, Idrocefalo normoteso".

Il dottor Scollato, nuovo direttore di neurochirurgia dell’Ospedale Card.Panico di Tricase, con notevole esperienza nella diagnosi dell'idrocefalo normoteso, autore di diverse pubblicazioni scientifiche di rilevanza internazionale sull'argomento, indicherà ai colleghi presenti, coadiuvato dagli eminenti colleghi, le linee guida da seguire nella diagnosi e trattamento di questa patologia che ancora oggi, a più di 60 anni dalla sua prima descrizione, rimane sommersa.

Gaetano Gorgoni

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